London calling

Inizia sempre come un flash di cronaca: scontri in qualche sobborgo per una qualche precedente violenza, spesso imputata alla polizia. Che ovviamente subito smentisce con dovizia di prove.

Poi si allarga, quartiere dopo quartiere. E cresce, da sassaiole a saccheggi, devastazioni, incendi, scontri di piazza, mentre le prove schiaccianti della polizia sulla propria innocenza di solito vengono smontate. Ma tanto chi era interessato, lo sapeva già da prima.

Poi partono i giudizi e  le condanne: la violenza non va bene, e i saccheggi poi sono addirittura immorali. Dimostrano che si tratta di “semplici criminali”, gentaglia, disperati senza obiettivi e senza strategie, che pensano solo a riempirsi zaini e carrelli di vestiti e tecnologia rubati.

E infatti è così. Sono sempre disperati, senza obiettivi e senza strategie. Lo sono sempre stati. Da quanto tempo?

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Sarà dura.

O meglio a sarà dura, come dicono in val Susa da vent’anni: ci aspettano cazzi amarissimi, e se non sono (ancora) visibili a occhio nudo, tanto peggio per noi. E’ ora di prepararsi, temo.

Scontri ad Atene

I nostri indici di borsa, abituati a spostarsi di zerovirgola da anni e anni, da venerdi sono andati giù di botto. Dice, è la speculazione, baby. Inizia a toccare a noi, e quelli che ridevano alla sigla P.I.G.S. adesso hanno già smesso, e cercano di trovare un colpevole in frenetiche riunioni notturne, dove improvvisamente diventano “non più rimandabili” misure drastiche mai discusse pubblicamente. E’ colpa della speculazione. Anzi è colpa dei giudici che si avvicinano a Tremonti. Anzi di Tremonti che dando del cretino a Brunetta fa vacillare anche la sua propria poltrona. Anzi di Berlusconi e basta – che poi è vero, in generale.

Perchè è innegabile che per  vent’anni siamo stati governati da venditori di saponette con l’unica fissa di parare il culo del proprio capo e tenere il proprio al caldo, ad ogni costo, seppellendoci di merda, talmente tanto che non ci ricordiamo più nemmeno come sia fatto un paese normale.

Del resto non si è mai visto che in un paese normale, in momenti come questi, il primo ministro scompaia per preoccuparsi di risolvere il più italiano dei problemi, ossia… come farsi togliere una multa. Che poi nel suo caso sia roba da mezzo miliardo di euro, e che sia l’atteso effetto collaterale di una lunga storia processuale, è ancora meno normale.

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la tragedia e la farsa… in piazza

La citazione è famosa, è la vecchia frase di Hegel per cui nella storia le cose si presentano due volte – chiosata da Marx: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa.

Poche settimane fa si dibatteva sugli scontri di piazza a Roma il 14 dicembre, chiedendosi quanto fossero stati scelti dai partecipanti, quanto imposti dalla forma stessa della manifestazione dove sono avvenuti, ossia “Il Grande Assedio” come dicevano i WuMing, quanto sovradeterminati dai soliti cattivissimi e inafferrabili membri del Black bloc.

Oggi fuori dalla villa di quello là ad Arcore, ossia a due passi da casa (tanto che ci sono andato in bici) il “popolo viola” (?) ha organizzato una manifestazione. Alle manifestazioni di questo tipo ci vai senza farti troppe domande, basta il fatto di essere “uno in più”… e poi giàssai dall’inizio che se ti dovessi mettere a vedere la “piattaforma” su cui è stata costruita la mobilitazione, staresti sempre a casa. E allora andiamo.

Aiuto.

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le carrozze e le auto.

Quando è stata introdotta l’automobile, chi portava in giro la gente in carrozza all’inizio l’ha snobbata. Poi, più probabilmente, l’ha criticata: per il rumore, la puzza, la scomodità… e poi lo sappiamo come è finita: in carrozza non ci va più nessuno (tranne qualche patetico, al matrimonio o dintorni…) e le auto rovinano il mondo, per quanto sono diffuse. Tanto che sarà ora di inventarsi un modo per uscirne vivi.

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quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova…

(come in tanti sanno, per quante volte l’ho ripetuto, io a Genova nel 2001 non c’ero. Bloccato a letto tre giorni prima dei cortei da un paio di vertebre che han deciso proprio in quel momento di andare a farsi un giro, dopo aver fatto di tutto per sostenere l’organizzazione, autofinanziare i viaggi ecc – ho passato giorni e notti attaccato a web e radio, a piangere sotto antidolorifici. Tanto per giustizia, eh.)

Cresce il dibattito, sulla valutazione degli scontri di Roma del 14. A botta calda ho detto la mia, e forse a freddo sarebbe un po’ da aggiustare, ma lasciamo perdere.

Oggi Saviano su Repubblica.it scrive una lettera ai manifestanti. Un po’ Pasolini a Valle Giulia, un po’ predicatore, mi colpisce soprattutto un pensiero, che mi è venuto subito leggendola: questi ragazzi, per la maggior parte, son venuti dopo.

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Il problema non è la caduta. Ma l’atterraggio.

Diciamo subito una cosa dopo i fatti di Roma oggi pomeriggio: gli scontri, la strada “militare” se volete, sono un’opzione. Farà impressione dirlo, e non è una strada che mi interessi, ma da sempre è stata una strada: anzi, la più facile e la più battuta. Però più che per altre strade, serve sapere dove si sta andando. Perchè ci si fa del male, a fare gli scontri, si perde sostegno da alcune parti e lo si guadagna forse da altre, ci si ferisce, si finisce fermati o arrestati, poi si innesca la solita spirale repressiva che colpisce a caso tutti gli altri, eccetera eccetera. Insomma proprio tutto già visto. Eppure siamo sempre qua. Siamo sempre a Münster come è raccontata in Q, o più semplicemente a Genova dopo aver raccolto Carlo Giuliani dall’asfalto. Non si riesce proprio, a immaginarsi un altro film? Da quell’asfalto, dicevamo, dobbiamo ripartire. Ma non restarci inchiodati, a cercar di pareggiare il conto, a cantare una canzone che ha 40 anni e li dimostra tutti, dicevamo. Anche stavolta qualcosa di nuovo già si poteva vedere, ma invece poi non si esce dalla ruota del criceto. It’s a rat race, per essere fedeli al nostro titolo, e tirare in mezzo una canzone.

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Riforma della scuola / 2

Mentre ero in Belgio per lavoro, dai feed di Repubblica.it arrivavano foto e immagini del corteo di piazza Navona a Roma contro la riforma Gelmini, e degli scontri coi fascisti. C’era pure il direttore, il famoso (così lo stanno definendo in questi giorni) estremista-terrorista-bolscevico Curzio Maltese, a vedere coi suoi occhi la ricomparsa dei fascisti all’attacco di un corteo…

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