Cara Milena Gabanelli

…e cara redazione di Report: famo a capirse, dai.

Nella puntata del 10 aprile avete mandato in onda un servizio sulla rete e i social networks, che ha causato moltissime discussioni. Tutte sono iniziate dandovi atto di essere il miglior programma di approfondimento giornalistico sui canali tv generalisti in itaglia. Verrebbe da dire, l’unico.

E’ proprio questo il punto: quei noiosi, saccenti, precisini dei blog e dei social networks (come me) da voi non se l’aspettavano.

Fosse stato un brunovespa qualunque, lo sai che da gente così ti puoi aspettare solo spremute di luoghi comuni, terrorismo mediatico e paura spacciata a piene mani. Ma Report, cazzo no.

Dateci un occhio al filmato, e ditemi se non vi fa un effetto… strano.

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Internet è nuda. Inna rubadub style.

Mentre vado a Roma in treno, all’ora che di solito passo inscatolato in coda in qualche periferia, non posso non compiacermi di starmene con il rubadub in cuffia, il mio netbook sul tavolino del frecciarossa, la signora di fianco che occhieggia ogni tanto all’interfaccia grafica inconsueta (è Unity, signora – Ubuntu Netbook remix. Ha presente? :D) e soprattutto con la connessione umts che lavora. A dire il vero c’è anche una rete aperta “Wifi Frecciarossa” ma non si esce. Sarà magari un wifi di bordo a pagamento per la prima classe? Va beh, andiamo bene anche con la chiavetta internet – anche se le coperture italiane fanno cagare, tutte: filo, fibra, umts… e wifi libero nei due o tre posti in tutta italia dove c’è.

Due file più avanti, il solito itagliano truzzo parla al telefono ad un volume che lo sento da qua, anche con le cuffie. Solo che, noblesse “FrecciaRossa” oblige,  si sta sforzando con uno stentato gergo informatico, di spiegare a qualcuno che le pagine facebook non si possono leggere se non si è registrati e non si entra. Avesse frequentato un’ora degli incontri che faccio coi ragazzini di seconda media a scuola, saprebbe che non è così – almeno non in automatico. Ma va beh.

Di fianco a me, la cinquantenne in total black con gonna e stivali da venticinquenne (quella che spia Unity…) non ha ancora mollato il cellulare e sembra stia facendo uno psychiatric help a qualche coetanea in crisi. Desperate housewives, live edition.

Alzo il volume, che Junior Byles canta l’originale di Curly locks. Ma non mi dispiacerebbe nemmeno la versione di Sinead O’Connors, mille anni dopo.

E leggo questo post di Manteblog. Molto, molto bene.
Andiamo a Roma, dai. Anche se nemmeno stavolta aveanzerò tempo per rivedermi il cenacolo ripulito. Ma c’è di peggio, non ti preoccupare.

Inna rubadub style.

Digital divide

Obama vince le elezioni via Facebook – qui in Italia sul “faccialibro” ci fanno le gag satiriche (quelli “di sinistra” tipo la Dandini ecc – che si sa, si autoproclamano quelli intelligenti) o le solite leggi censorie (quelli “di destra”… su cui cheparloaffà…). Ma non c’è problema, venti anni fa io viaggiavo a computer e games ed ero un disadattato preso parecchio per il culo, adesso la gente fa la fila per comprarsi l’ultimo gioco uscito o l’ultimo modello di console (e io nel frattempo mi sono anche un po’ annoiato… ormai gioco solo a RPG possibilmente di “universi” che amo, come StarWars).

Per lavoro sono andato in questi giorni nel cuore d’Itaglia, a Rieti.
Da Milano a Rieti ci vogliono almeno 6 ore di treno con vari cambi – altro che alta velocità e ponti sullo stretto e sticazzi, il cuore d’Itaglia è un posto (come tanti) che semplicemente non si può raggiungere.

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