La tua ricetta per la scuola del futuro

Abolire il valore legale del titolo di studio, far ripartire i concorsi e superare il sistema delle graduatorie. Licenziare gli insegnanti che lavorano consapevolmente male e pagare il doppio gli altri. L’insegnante è il mestiere più importante che ci sia. Non possiamo affidarci al fatto che chi lo faccia bene sia un santo, una persona ricca di famiglia o un pazzo. C’è bisogno di una rivalutazione sistemica del ruolo di chi insegna. E questo passa, inutile negarlo, anche dal loro stipendio. Riforma degli Istituti Tecnici e Professionali in modo che non vengano considerate più scuole di serie B. A questo aggiungo open data e trasparenza su ogni attività, digitalizzazione, sperimentazioni di e-learning e dinamiche di formazione permanente per tutti fino alla pensione. E infine: noi studenti dobbiamo studiare molto di più. E non necessariamente sui libri. C’è poco da fare, in questo mondo crudele si compete sul prezzo o sul know-how. E noi sulla prima carta non possiamo davvero più puntare.

Marco De Rossi, 22 anni – fondatore di oilProject 
(intervista su CheFuturo!)

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iBooks, eBooks, textBooks… e gli insegnanti?

Come prevedibile, l’entrata di Apple nel mercato dei libri di testo e più in generale dei contenuti educational, presentata nel suo evento al Guggenheim della settimana scorsa, ha ri-scatenato il dibattito mai sopito, su come dovrebbe essere la scuola di domani – o meglio di oggi, per i cittadini di domani.

Oddio, forse scatenato è una parola grossa per l’itaglia, che è un paese dove ci sono ancora a piede libero professori di scuola superiore che rivendicano con orgoglio che “io il computer non lo so nemmeno accendere“, e poi si domandano com’è che le loro classi di 17enni non seguono più le loro lezioni (uguali a quelle di venti anni fa) come i 17enni di venti anni fa.

Però tanti nomi “grossi” ne stanno discutendo, e allora anche io, che non sono nessuno, direi la mia.

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iThink Different

A me non piacciono mai i santini – nè tantomeno la caccia alle streghe. Quindi dico la mia sulla morte di Steve Jobs, inserendola in una serie di riflessioni e discorsi che sto facendo nelle ultime settimane; per la precisione dall’uscita di questo post dei soliti WuMing sul loro blog Giap, che vi invito a leggere.

Già il fatto di partire da qui, dovrebbe aiutare a far piazza pulita da miti e mitologie facili: Steve Jobs era Apple e Apple è una delle megacorporation che si spartiscono il mondo  – una zaibatsu, mi suggerisce il lettore di fantascienza che ho in testa. E nelle storie che piacciono a me, le zaibatsu non stanno mai dalla parte dei buoni.

Eppure non si riesce, a mettere Steve Jobs tra i cattivi. Di questo vorrei parlare, perchè sarà meglio capire bene come funziona questo meccanismo. E se permettete, la prendo un po’ alla lontana. Se vi annoiate, pazienza. C’è piena la rete, di elogi sperticati tutti uguali, di discorsi di Stanford e di biografie copiate qua e là.

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Cara Milena Gabanelli

…e cara redazione di Report: famo a capirse, dai.

Nella puntata del 10 aprile avete mandato in onda un servizio sulla rete e i social networks, che ha causato moltissime discussioni. Tutte sono iniziate dandovi atto di essere il miglior programma di approfondimento giornalistico sui canali tv generalisti in itaglia. Verrebbe da dire, l’unico.

E’ proprio questo il punto: quei noiosi, saccenti, precisini dei blog e dei social networks (come me) da voi non se l’aspettavano.

Fosse stato un brunovespa qualunque, lo sai che da gente così ti puoi aspettare solo spremute di luoghi comuni, terrorismo mediatico e paura spacciata a piene mani. Ma Report, cazzo no.

Dateci un occhio al filmato, e ditemi se non vi fa un effetto… strano.

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youtube è come la tv? perchè questi proprio non han mai visto altro…

Su Engadget.com, uno dei siti importanti a livello mondiale come osservatorio delle novità hardware e software, e degli annessi e connessi influssi sulla vita delle persone, esce un articolo sull’ultima bella invenzione della nostra AGCOM, passata ovviamente sotto silenzio sui grandi media in questo bel Paese, che “regolamenta” le webradio e le webtv, e già che c’è ovviamente sparge a piene mani inspiegabili vincoli, limiti e quelli che qualcuno chiamerebbe “lacci e lacciuoli” contro la rete… viene da chiedersi come è possibile che questi legislatori siano così ignoranti in materia: mai usato youTube almeno una volta per pubblicare qualcosa? Ecco, appunto: il sospetto che viene subito dopo è che non ci sono, ci fanno
Traduco qua (velocemente e male, ma tant’è…) il post, che mi sembra significativo – spero che la traduzione riporti correttamente il pensiero degli autori di Engadget, ma in ogni caso invito tutti ad andarsi a leggere l’originale e anche tutti i commenti, che dicono molto chiaramente cosa pensa il mondo di noi. Altro che paese d’o’ sole, quarta potenza mondiale, e tutte le puttanate che vi bevete ogni giorno dalla tv. Per l’ennesima volta, che vergogna:

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le carrozze e le auto.

Quando è stata introdotta l’automobile, chi portava in giro la gente in carrozza all’inizio l’ha snobbata. Poi, più probabilmente, l’ha criticata: per il rumore, la puzza, la scomodità… e poi lo sappiamo come è finita: in carrozza non ci va più nessuno (tranne qualche patetico, al matrimonio o dintorni…) e le auto rovinano il mondo, per quanto sono diffuse. Tanto che sarà ora di inventarsi un modo per uscirne vivi.

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la mia parola è: socialità

Non essendo potuto essere presente a Firenze, a ProssimaItalia (che è il nome vero della “convention dei rottamatori”…), anche se avrei molto voluto, provo a recuperare da qua. Nel barcamp (perchè questo è stato) di tre giorni organizzato dal mio consigliere regionale preferito, si sono susseguiti interventi di 5 minuti su parole chiave, mescolati a spezzoni di film e canzoni. Di film e canzoni questo blog parla da tanti anni, e gli interventi di 5 minuti su parole chiave… beh sembravano proprio, dallo streaming su Il Post, uno di quei tantissimi momenti di confronto vero nelle mille riunioni, assemblee, verifiche, tavoli di progettazione ecc che da quando ragiono mi sono auto-inflitto 🙂 in gruppi scout, collettivi, associazioni, fino al mio lavoro sociale, insomma tutto quello che di buono c’è stato e c’è in questo paese – stranamente (?) sempre ben distante dai partiti politici e dalla loro gestione organizzata del consenso… e del potere. Se c’è anche solo la possibilità che questa roba contagi un partito, senza che si faccia contagiare dalla sua burocrazia immobilista, beh per me è già un ottimo risultato. Restando dove sto, comunque mi fa piacere. Ecco i miei cinque minuti:

La mia parola è: socialità.

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un formicolio globale da cui non prescindere?

Da diversi giorni mi giro in testa questa domanda: come si fa a non prescindere dall’incredibile, ricchissimo, formidabile contributo di conoscenza, di ragionamento, di approfondimento che oggi è  quella zona di espressione (niente affatto virtuale, perchè popolata di persone vivissime!) che viene chiamata blogosfera?

E però dall’altra parte, molto concretamente… come si fa a starle dietro?

Stavo leggendo su GIAP dei sempre ottimi WuMing questo post sugli scontri prima della partita Italia – Serbia. Il post, ma soprattutto i commenti, a parte i soliti esibizionisti e mitomani da web, mi hanno lasciato a bocca aperta riga dopo riga, per la profondità delle questioni che venivano toccate e  affrontate, per le argomentazioni, per la capacità di analisi. Quando pensi che la rete sia diventata solo facebook, un giro su un blog così è aria di montagna, garantito.

Ma ad un certo punto mi ha preso una vertigine: ho pensato che questo era un dibattito suscitato da un post in un blog. E qui i numeri vanno moltiplicati per un numero di zeri da spavento.

Cosa c’è, lì sotto? Cosa dice tutta questa gente? Quanti passaggi imprescindibili, quante elaborazioni luminose vengono fatte lì  dentro – sia chiaro, in mezzo a un mare di cazzate e di chiacchiere come rumore di fondo?

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Poi non dite che non sapevate cosa regalarmi…

Nel caso vi avanzino un po’ di soldi, potete fare qualcosa di buono e di utile: spenderli per me. Vi garantisco altissimi livelli di soddisfazione (mia… ma poi quindi anche vostra, di riflesso!), un uso intelligente e innovativo, e probabilmente la scoperta di modalità di interazione uomo-macchina che pochi di voi hanno in mente finora.

Certo potreste essere banali (e sarebbe una banalità che accetto benissimo, eh…) e regalarmi un semplice iPhone 4g o un già più stuzzicante iPad. Invece vi dico subito che la iTV di cui tanti parleranno domani, mi interessa gran poco.

Stando sui telefoni, mi accontenterei anche di un ben più economico Wildfire o se proprio insistete di un Hero. Poi qualcuno mi chiedeva se devo cambiare computer: anche no, ma nel caso, non lo farò per nessuna macchina che non sia almeno un iMac 27″. (…”perchè, ci sono anche computer meglio di quello?” Si, c’è il Mac Pro ad esempio…). Portatile nuovo? vabeh, un Macbook Pro in effetti non guasterebbe, ma non so decidermi se 15″ o 17″…

In realtà comunque è sulle tablet che sono più in dubbio: sarà che nessuna di queste è ancora uscita, ma sarà più interessante OptimusPad con le sue sparate (siamo meglio dell’iPad…), o GalaxyPad che arriva nel finesettimana, o l’Interpad che strizza l’occhio agli hacker proponendosi come piattaforma ottimale per l’emulatore di PSX sotto Android, o ancora la ViewPad che fa anche il telefono ma è accusata di essere un modello indiano rimarchiato, oppure addirittura il prossimo prodotto di Hannspree con video fullHD, o magari il Folio100 di Toshiba? In ogni caso, mi sa che potrei proprio cercarmi un sdk per Android e inventarmi qualcosa per alzare due soldi…

Voi intanto concentratevi, e poi non ditemi che non sapevate cosa regalarmi 😉