…ancora, sempre Genova.

Tra poco arriva un altro anniversario.

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Lo spartiacque.

Prima c’era stato il gran concerto di Manu Chao in piazza Duomo a Milano (mai più niente di simile in quella piazza fino ai giorni di Pisapia, che io mi ricordi…), e prima ancora decine di giornate di preparazione, di autofinanziamento, di organizzazione – tutti andavano a Genova. Tutti quelli che sentivo vicino, tutti quelli con cui mi era capitato fino a quel momento di fare anche brevi pezzi di strada: dai centri sociali agli oratori, dagli scout alle associazioni del consumo critico, dagli insegnanti ai collettivi scolastici, tutti andavano a Genova.

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QUORUM

Ieri sera, dopo venti anni, mi sono trovato a cena coi miei compagni di liceo  (stesso ristorante, stesso giorno: 12 giugno 1991/2011). Dato che questi eventi vanno celebrati, ho preparato un regalo per tutti: una raccolta di “documenti storici”, tra cui il video della cena di 20 anni fa.

Che si apre con una richiesta di dichiarazioni a un mio compagno, oggi direttore d’orchestra di livello internazionale (ieri ci ha chiamato da Londra per salutarci…). E lui ghignando e guardando in camera, dice: “beh, con la schiacciante vittoria dei SI’…”.

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Il problema non è la caduta. Ma l’atterraggio.

Diciamo subito una cosa dopo i fatti di Roma oggi pomeriggio: gli scontri, la strada “militare” se volete, sono un’opzione. Farà impressione dirlo, e non è una strada che mi interessi, ma da sempre è stata una strada: anzi, la più facile e la più battuta. Però più che per altre strade, serve sapere dove si sta andando. Perchè ci si fa del male, a fare gli scontri, si perde sostegno da alcune parti e lo si guadagna forse da altre, ci si ferisce, si finisce fermati o arrestati, poi si innesca la solita spirale repressiva che colpisce a caso tutti gli altri, eccetera eccetera. Insomma proprio tutto già visto. Eppure siamo sempre qua. Siamo sempre a Münster come è raccontata in Q, o più semplicemente a Genova dopo aver raccolto Carlo Giuliani dall’asfalto. Non si riesce proprio, a immaginarsi un altro film? Da quell’asfalto, dicevamo, dobbiamo ripartire. Ma non restarci inchiodati, a cercar di pareggiare il conto, a cantare una canzone che ha 40 anni e li dimostra tutti, dicevamo. Anche stavolta qualcosa di nuovo già si poteva vedere, ma invece poi non si esce dalla ruota del criceto. It’s a rat race, per essere fedeli al nostro titolo, e tirare in mezzo una canzone.

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Non siam scappati più.

La polizia martella teste di studenti su e giù per l’Italia. Le università sono in fermento, le aule e i rettorati vengono occupati. I migranti salgono sulle gru e sulle ciminiere. La lezione degli operai in lotta (che da mesi hanno preso a salire sui tetti delle loro fabbriche) ancora una volta fa scuola. Ricercatori e studenti universitari salgono sul tetto delle facoltà.

Che anno è? 😀

Di colpo, grattando un po’ più a fondo nella vergogna dell’itaglia di questi anni, ecco a voi la conflittualità.
Non era mai scomparsa, non è mai smessa. Solo veniva scopata sotto al tappeto, nascosta dai telegiornali.

Ancora non l’hanno capito, che c’è la Rete: Adesso state più attenti – perchè ogni cosa è scritta.

Magari è un’aria che dura il tempo di una nevicata – oppure mette radici e resta nella storia, come tante altre fiammate nate per caso nei tempi passati?
Tutti quelli che ancora tifano rivolta sanno la risposta.

Quello che colpisce me, è che solo davanti alla pratica si possono mettere in ordine le teorie. E allora mi ci metto.

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a volte apri gli occhi e vedi come vivi

Sì, naturalmente è la canzone dei Casino Royale, l’ennesima, a dire tutto quel che ho in testa oggi: Canzoni incastrate nei denti, è scritto lì sopra mica per niente.

A parte che è roba del 1995, che fa quindici anni tondi e non ci puoi credere. A parte che però suona come se fosse uscita ieri mattina. A parte che da quando è uscita, sono 15 anni che me la canto e me la ricanto e ogni volta ci tiro fuori qualche pezzo da scrivere sui muri.

A parte tutto c’è quella frase lì, che stamattina lampeggia nel titolo.

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The day after

Il giorno dopo la sentenza sulla “macelleria messicana” alla scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001, io non ho cambiato idea. Anzi sono più convinto di prima. Non mi potevo aspettare altro.

E mi chiedo perchè il presidente del Tribunale invece prima firma la sentenza, e poi sente il bisogno di dichiarare pubblicamente che, insomma, si è fatto quel che si è potuto. Che le prove eran quelle. Che con quelle prove si potevano condannare quelli lì, e basta.

Non dice che comunque le pene sono state ridotte, scontate, diminuite in maniera assurda (alcuni di quei reati prevedono fino a 12 anni, e ne hanno dati 2 o 3…) – e soprattutto non dice il motivo, perchè non si può dire…

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Il fatto non sussiste.

Pensate con calma alla spedizione punitiva alla scuola Diaz di Genova nel 2001: decine di persone innocenti assalite di sopresa e massacrate di botte – decine di ossa,  gambe, braccia, costole rotte – denti spezzati e saltati – pensate ai vostri – traumi cranici ed emorragie interne – ferite alla testa – tracce indelebili a livello psicologico – immaginatevi, a 20 anni, dentro una situazione così – false prove fabbricate ad arte per giustificare l’irruzione a posteriori – un falso accoltellamento inscenato per lo stesso motivo – deportazioni durate per ore e ore senza alcuna giustificazione o appiglio legale – urla e cori fascisti da parte dei “tutori dell’ordine” del nostro paese…

Non è successo niente. Il fatto non sussiste.
Ed era così ovvio, che sarebbe finita così.

Come dice la canzone? Il potere assolve sempre il potere.
Oppure meglio: non siamo mai stati così coglioni / da non sapere che non esistono poteri buoni.

Nella solita, stantìa ripetizione della cultura vera di questo paese di vecchi, fascisti e rincretiniti, i capi sono tutti assolti, perchè sono i capi – e i loro sottoposti, condannati a pene ridicole per poter almeno dire che comunque qualcuno ha pagato; intanto non si faranno nemmeno un giorno di galera.

Cosa credevate?
Davvero pensavate che qualcuno avrebbe pagato?

E per cosa?

Scurdàmmuce o’ passato…

Con puntuale ritardo, giusto quell’ora e mezza per NON finire nemmeno nei tg della sera, i coraggiosi giudici di Genova ci hanno letto il dispositivo della sentenza che chiude il primo grado del processo sulle violenze ai fermati del G8 di Genova 2001, deportati nella caserma di Bolzaneto.

Adesso ditemi che è colpa dell’omertà che permea i corpi di polizia italiani (ma non era roba da mafiosi?), che è colpa del reato di tortura che in Italia non esiste (e però la tortura sì…), che è colpa dei depistaggi operati dagli stessi corpi di polizia (ma non servivano per assicurare giustizia e verità?); ditemi che la magistratura ha fatto tutto quel che poteva, che questo è già un risultato, anche se nessuno si farà un giorno di prigione e se due terzi degli imputati sono stati assolti e un terzo condannato alla metà di quanto richiesto. Perchè, davvero qualcuno si aspettava qualcosa di diverso?

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