Don’t you know they’re talking about a revolution?

giovani in assemblea in un liceo tunisino - V for Vendetta!

Da diversi giorni sto pensando che le rivolte in Algeria, e soprattutto in Tunisia (e da oggi, forse anche in Egitto…) potrebbero venir paragonate a quelle dei paesi dell’est europeo, che tra la fine del 1989 e l’inizio del 1990 in modi più o meno incruenti rovesciarono i regimi da cui erano sgovernati, in un’area geografica – economica – politica omogenea.

(A dire il vero, di quel cambiamento epocale non sappiamo moltissimo: certo, “il comunismo è morto”, ma ad esempio, cosa sia successo in Romania prima dell’epilogo da piazzale Loreto toccato a Ceausescu e famiglia, o anche semplicemente come sia andato davvero il tentativo di colpo di stato a Mosca, finito col dito di Boris Eltsin puntato contro Gorbaciov in mondovisione, non è mai stato raccontato fino in fondo, che mi risulti.)

In ogni caso,le parole sono pietre e questa situazione, soprattutto in Tunisia, sempre di più si sta meritando il nome di rivoluzione. Loro gliel’hanno già dato, in realtà: la chiamano la rivoluzione di gelsomino. Ma da noi i media ovviamente non se ne sono accorti, hanno da pensare a quello là e alle sue zoccolette. E poi questi sono i vu-cumprà delle spiagge, mica le vittime di regimi disumani e sanguinari (comunismo – basta la parola). Non ci fai propaganda con questi – anzi rischi, perchè se salta fuori la connivenza tra ricchi e potenti d’itaglia e regime tunisino, è altra merda da spalare. Non mi sembra un caso, che i francesi siano zittissimi in questi giorni.

Intanto la repressione ha fatto almeno 50 morti, in Tunisia, e il presidente-a-vita Ben Alì (amicone di quello là, tra l’altro… immagino tramite il comune conoscente Bettino buonanima)  annaspa, prima dice che fermerà l’intervento della polizia, poi che azzererà il governo… e poi finisce, come è giusto per tutti quelli della sua risma, a scappare di notte sul suo jet privato – a cui la Francia, dopo avergli parato il culo fino a ieri, nega il permesso di sorvolo e atterraggio. Fortuna che ci pensa l’Itaglia di quello là, sincera amica di ogni cazzo di dittatore autocrate assassino, da Putin a Gheddafi, a concedere lo scalo a Cagliari sulla via dell’Arabia felix, dove in nome del petrolio i governi occidentali devono chiudere occhi orecchie bocche e nasi, e quindi nessuno si azzarderà a chieder conto a Ben Alì di quel che ha fatto finora.

Però, colpo di scena, la mobilitazione continua e la repressione anche: esercito contro polizia, comitati di autodifesa di quartiere, poliziotti che si trasformano in bodyguards dell’ex-potente di zona in fuga, o più prosaicamente in saccheggiatori a mano armata di supermarket ecc., aeroporti chiusi, e come dice un bel tweet che ho visto in questi giorni, tutto sta incredibilmente succedendo senza che nessun cliccattivista occidentale abbia lanciato petizioni online o cambiato l’immagine del suo profilo facebook 😀

Ovviamente non lo sappiamo cosa succederà, e non lo possiamo sapere. Però oltre al tifo, doveroso come sempre quando parte un movimento di liberazione, partono pensieri in libertà: la foto del giovane tunisino con la maschera di V for Vendetta vale più di centomila parole. E’ incredibile vedere un paese che si prende in mano e si rivolta, da solo, come un calzino – o almeno ci prova. E’ inconcepibile, no? Così tutti siamo abituati a pensare. Eppure sta succedendo, per l’ennesima volta, a uno sputo da qui. Non vi fa pensare?

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3 thoughts on “Don’t you know they’re talking about a revolution?

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