Sarà dura.

O meglio a sarà dura, come dicono in val Susa da vent’anni: ci aspettano cazzi amarissimi, e se non sono (ancora) visibili a occhio nudo, tanto peggio per noi. E’ ora di prepararsi, temo.

Scontri ad Atene

I nostri indici di borsa, abituati a spostarsi di zerovirgola da anni e anni, da venerdi sono andati giù di botto. Dice, è la speculazione, baby. Inizia a toccare a noi, e quelli che ridevano alla sigla P.I.G.S. adesso hanno già smesso, e cercano di trovare un colpevole in frenetiche riunioni notturne, dove improvvisamente diventano “non più rimandabili” misure drastiche mai discusse pubblicamente. E’ colpa della speculazione. Anzi è colpa dei giudici che si avvicinano a Tremonti. Anzi di Tremonti che dando del cretino a Brunetta fa vacillare anche la sua propria poltrona. Anzi di Berlusconi e basta – che poi è vero, in generale.

Perchè è innegabile che per  vent’anni siamo stati governati da venditori di saponette con l’unica fissa di parare il culo del proprio capo e tenere il proprio al caldo, ad ogni costo, seppellendoci di merda, talmente tanto che non ci ricordiamo più nemmeno come sia fatto un paese normale.

Del resto non si è mai visto che in un paese normale, in momenti come questi, il primo ministro scompaia per preoccuparsi di risolvere il più italiano dei problemi, ossia… come farsi togliere una multa. Che poi nel suo caso sia roba da mezzo miliardo di euro, e che sia l’atteso effetto collaterale di una lunga storia processuale, è ancora meno normale.

Che poi non ce l’abbiamo mai avuto un paese normale, a parte nei titoli dei libri di D’alema. Perchè prima di questo ventennio, c’era stata la svalutazione-lampo di Amato, l’introduzione della flessibilità selvaggia da parte di Treu, e la “politica ben temperata” di Prodi: fase 1 e fase 2, se vi ricordate – noto a margine che in un’intervista all’Unità, sempre Prodi commenta la situazione di oggi in questo modo: Se non teniamo saldi i conti non possiamo neanche pensare alla crescita. Siamo sempre lì, fase 1 e fase 2. Ma la fase 2, quella dell’altra volta, la stiamo ancora aspettando, per colpa di Bertinotti, anzi di D’alema, anzi di Turigliatto, anzi degli alieni.

E insomma cosa succederà adesso?
Quello che è previsto da tempo.

Tremonti ha lasciato 40 miliardi di tagli da fare (leggetelo piano: quaranta-miliardi-di-tagli) in eredità al prossimo governo. Che con una certa probabilità non sarà più Pdl + Lega. L’Europa non vede l’ora, di poter parlare con qualcuno in itaglia che sappia anche solo minimamente qual’è l’argomento del discorso. Perchè c’è un conto da pagare, e il nano piazzista, tra sorrisoni e pacche sul culo alle cameriere, scapperà ad Aruba lasciando il bigliettino sul tavolo. Se non riescono a spedirlo in galera prima.

Quindi al prossimo governo tocca pagare il conto. E sarà parecchio salato, dopo tutti questi anni di stronzate tipo isola felice (cit.).

Mi domando se lo sanno, tutti quelli che fanno il tifo per il rinnovamento interno del PD, che se continua così vedremo Bersani & c. fare il lavoro dei loro colleghi socialisti in Grecia:  sono affidabili? Sono preparati? Sanno di cosa stiamo parlando? ok, allora tocca a loro pagare il conto e tappare il buco. È l’Europa, baby? Mica tanto, piuttosto è aver abdicato completamente il controllo dell’economia, ossia la politica, a favore delle agenzie di rating e dei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. E’ il neoliberismo, baby, piuttosto. Sempre lui.

[edit: Ma invece di dire finalmente, apertamente, quali sono le responsabilità dell’irresponsabile banda di cialtroni che ci governa da vent’anni, i media danno addosso alla sinistra (te pareva…) che è felice se l’itaglia va a fondo, perchè così affonda anche quello là, e insomma è colpa dei comunisti se all’estero pensano che siamo dei quaqquaraquà, a furia di parlare di zoccole e festini nelle ville ci fate fare brutta figura. Eccerto.

Ma il peggio è che Napolitano subito tira le briglie, prima dicendo che lo scarico dei tagli veri sul prossimo governo l’Europa lo vuole, e poi indicando a tutta l’opposizione la strada, che è “approvate sta manovra così com’è e non fate casino”. Ossia come al solito, gli stronzi hanno fatto casino, e adesso silenzio e il conto lo paghiamo noi.]

Mi domando chi è davvero consapevole di quello che ci chiederanno di ingoiare, e quanto i supporters del (doveroso, necessario, atteso…) cambiamento sospettano che toccherà a loro, far ingoiare il tutto all’itaglia.

E soprattutto mi domando quanto spetterà ingoiare a me,  quanto a quelli in barca a vela, quanto a quelli col suv comprato in contanti coi guadagni in nero, quanto a quelli con le ville (piene di libri d’epoca, per carità) nei paesini medioevali in Toscana, quanto a quelli che nei loro appartamenti di lusso mangiano cibo biologico e ragionano di decrescita felice, quanto a quelli che allevano il loro livore micragnoso ogni giorno coi titoli di libero e del giornale inventando continuamente nuovi sistemi per evadere le tasse…

Perchè forse è volgare, fare i conti in tasca. Ma se riuscissimo a guardarci in faccia e riconoscerci tra simili, tra noi, si potrebbe usare magari di nuovo una prospettiva di classe – senti che parole – che prima di diventare un’espressione vuota in bocca a imbecilli e chiacchieroni, aveva molto a che fare con questi discorsi. Forse è ora di disincrostare le parole e gli occhi dai rifiuti del tempo passato, dalle loro stanche categorie diventate strumenti di divide et impera, e provare a vedere cosa arriva all’orizzonte…?

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