Banditi della Acqui in alto il cuore…

Io ce n’avrei di cose da scrivere…
Tutto un ragionamento sui modi di parlare al microfono, con tanto di tassonomia dettagliatissima; tutto un pensiero sullo sradicamento e il valore dei dialetti e l’uso reazionario fatto dai leghisti di queste cose, in assenza di altri usi più costruttivi; tutto un dico e non dico sul libro che forse prima o poi inizio davvero a scrivere; tutto un pensiero sugli anni che ho e sui figli che non ho; e un sacco, veramente, un sacco di altre cose.

E invece mi tocca ancora parlare di fascismo e merda simile.

Mica un giorno a caso; oggi, l’8 settembre, il giorno esemplare di come funzioni da sempre il potere in questo paese: il re e il governo che scappano a mettere il culo al caldo in braccio agli americani abbandonando ai cazzi suoi un popolo e uno stato, i fascisti che si attaccano con ogni mezzo al carro nazista inventandosi la loro repubblichina in riva al lago (mai riconosciuta ufficialmente da nessuno, tra l’altro…) pur di non perdere il potere, e tutti gli altri che di colpo hanno la possibilità di fare una scelta: chi torna a casa, chi va in montagna, chi a rischio della sua vita (per esempio perchè è sotto le armi, magari all’estero, magari fianco a fianco con i nazisti alleati fino al giorno prima…) manda affanculo il regime e finalmente si sente libero.

Come i soldati e gli ufficiali della divisione Acqui: soldati della forza di occupazione italiana a Cefalonia, nelle isole greche Ionie, non un gruppo di comunisti alla macchia: votano, decidono di non consegnare le armi ai nazisti (fosse anche solo per onore militaresco, un valore lontanissimo da me…) e ne pagano le conseguenze in prima persona, dato che dopo una resistenza disperata contro i nazisti vengono quasi tutti fucilati.

[Il monumento ai caduti della Acqui a Cefalonia]

Il ministro della difesa del mio paese, quello da cui uomini come quelli di Cefalonia avrebbero preso ordini, oggi – proprio oggi – non ce l’ha proprio fatta a non ricordare anche gli altri, quelli come il battaglione Nembo della Rsi.

Che è un gruppo di paracadutisti di cui una parte decise consapevolmente di combattere al fianco dei nazisti e contro gli alleati, a partire dallo sbarco di Anzio. Che è una delle unità militari italo-tedesche che si arresero per ultime (maggio 1945, se non sbaglio) agli alleati. Puro nazi-fascismo repubblichino. Pura merda, rimescolata dalla fogna della storia.

Veramente, avete rotto i coglioni. ADESSO BASTA.

i vestiti nuovi dell’imperatore

Si sa che i giornalisti in Italia sono una categoria ad alto tasso di smidollati.

Hanno la loro bella casta, su cui ovviamente non scrivono libri di successo (mai sputare nel piatto in cui si mangia), i loro begli inciuci col potere (tutto intero, il baraccone dei poltronissimi con tutte le sue sfumature), ogni tanto qualche martire da spolverare ed elogiare, e poi via di nuovo tutti ad auto-censurare e censurarsi, perchè insomma tengono famiglia.

Poi capita che un settimanale scriva delle cose che, per dire, si possono spesso leggere senza alcun problema sul feed della BBC (per dirne una, eh…): ad esempio, che è indecente schedare i rom con le impronte digitali in un paese che tanto fanfarona di libertà; o che invece di giocare ai soldatini, il governo di questo paese potrebbe più utilmente occuparsi delle due prime cause di morte dei suoi  cittadini: incidenti stradali e infortuni sul lavoro (come dice il recente rapporto Censis); o che magari il nostro augusto premier potrebbe smetterla di insultare la magistratura e di lavorare per schivarne le (fin troppo acute?) attenzioni, e dedicarsi al bene della comunità; o che insomma in questo paese ci sia una puzza di fascismo latente che ci fa quantomeno preoccupare.

Oddio, ma che scrivono questi?

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Da un’altra parte

Ieri sera mi son trovato in mezzo a un sacco di gente che non vedevo da tempo. Come dice il film, gente in quell’età in cui non sai se metter su famiglia o perderti per il mondo… – e chiacchierare sul terrazzo con gli amici è un ottimo modo per differire la scelta.

Io che come sempre finisco a fare l’anziano tra i giovinastri, per una volta non mi sono sentito nemmeno troppo a disagio. Pance, carrozzine, lavoro più o meno precario e più o meno “interessante”… la so già tutta, questa storia – da un bel po’.

Atmosfera tranquilla e rilassata di chi si riconosce negli altri. Uno stava a New York fino alla settimana scorsa, quell’altro lavora coi fondi europei, appena tornato da Malaga e andrà presto in Belgio, l’altro ha la fidanzata a Parigi, l’altra programma di iscriversi a una cosa in Germania e gli altri partono tra poco per la Francia, mentre altri ancora sono appena tornati dall’Islanda…

Non so se digrignare i denti schiumando e gridando che siamo diventati un branco di fighetti fottuti, o pacatamente sorridere accettando che le cose cambiano e questo non è jet-set, ma solo la dimensione normale di cittadini adulti e attivi dell’Unione europea, dentro al mondo globalizzato, che guardano l’Itaglia e la vedono per quel che è, un cazzo di paesone provinciale, ignorante e veeeecchio, prima che nell’età, nello spirito e nel cervello – dove cambiamento, novità, sperimentazione, sono parole bandite da non so più nemmeno quanti anni.
(Oddio, in ogni caso certe mosse da fighetti milanesi radical-chic sono innegabili, ci sono state – e rivoltano lo stomaco).

Ad ogni modo ogni tanto è bello rallentare e chiacchierare – ed è così raro che quasi non me lo ricordavo; non sembrava nemmeno di essere in Itaglia, con questa atmosfera rilassata senza essere casinista e caciarona, aggressiva e volgare a tutti i costi. Sembrano le cose che mi racconta Riccardo della Spagna, sempre il solito mio chiodo, una socialità normale, diffusa, gratuita e spontanea.

Eppure ci ha pensato il vicino, a ricordarci dove eravamo, quando a mezzanotte e mezza ci ha cortesemente, ma fermamente e ripetutamente invitati ad andarcene “affanculo da un’altra parte, dai”.

Mi viene sempre la stessa battuta, la stessa di “supergiovane”… ovviamente è molto più di una frasetta buttata lì, quando Abatantuono recitando il “matusa” dice, chi sei tu che disturbi la MIA pubblica quiete?

Si, andarsene affanculo da un’altra parte, è decisamente un’opzione.