Vincenzina a sant’Ambrogio

Ieri ero a sant’Ambrogio, visite culturali a pasquetta coi parenti in una città piena di storia e di storie che si è dimenticata di avere.

Nella cripta, davanti allo scheletro coi paramenti dorati di Ambrogio (e insieme a lui, di Gervaso e Protasio) si accalcava una piccola folla. Un padre circa-quarantenne diceva ai figli che quello era il corpo del cardinale Schuster (l’avrà letto su internet…?), un po’ di vecchiette immancabili dicevano il rosario, e una signora in disparte si guardava intorno un po’ interdetta – e ad un certo punto si è presa ancora un po’ di coraggio ed è andata dritta dalla mia fidanzata a chiederle una cosa.

Con l’incancellabile accento pugliese dell’ immigrazione anni 60, un cappottino un po’ malmesso e gli occhi vispi, la signora cercava la camera ardente di Enzo Jannacci, nella cripta di sant’Ambrogio dove c’è lo scheletro coi paramenti dorati.

Prima di convincerla, abbiamo dovuto ripeterglielo due o tre volte, che i funerali, sì, sarebbero stati in quella chiesa, ma il giorno dopo – e che la camera ardente era al teatro Dal Verme. La sua reazione, sempre la stessa, con incrollabile convinzione, è stata: “ma l’ha detto la televisione”.

E adesso son qui a pensare a questa vincenzina, o come si chiamava, arrivata a Milano chissà da dove e chissà quando – a quali palazzoni o corti avrà abitato, davanti a quali fabbriche ormai demolite avrà aspettato qualcuno per così tanti giorni della sua vita, e quanto le avranno scaricato in testa, dall’ordinario razzismo dei milanesi col coeur in man a decenni di lavaggio del cervello per farle ripetere “l’ha detto la televisione”con quel tono, come una verità assoluta…

Un mondo che non c’è più, ti dicono… però è ancora qui tutto intorno a noi, quel romanzo popolare (e non criminale, niente affatto…) fatto di parlate strascinate, di accenti pesanti, di bocciofile e balere e trani – quel mondo di serie B come il Milan di quegli anni, con la fatica e la dignità e il coraggio di milioni di persone venduti, dimenticati, cancellati.
Un mondo che parla, che vota, che non capisce, che si ricorda e ci ricorda, se vogliamo stare ad ascoltarlo, di cosa è successo alla vita e alle relazioni tra le persone in questo posto e in questo tempo.

Con questo pensiero amaro, mi toccherà ricordare Enzo Jannacci.
E poi con le parole della signora pugliese:
“Va beh, intanto sono venuta qua e ho visto sant’Ambrogio – non l’avevo mai visto”.

Il santo patrono no, ma il cantante Enzo che raccontava la storia di vincenzina, quello era in giro a cercarlo per l’ultimo saluto.

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