Expo 2015 e #noexpo

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Ieri alla Villa Reale di Monza, ossia praticamente sotto casa, si sono riuniti il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio dei ministri, il presidente (o governatore, così è contento) della Regione Lombardia e uno stuolo di altri politici, insieme ad alti ufficiali di polizia – carabinieri – guardia di finanza, e pure qualche alto prelato, per l’ennesimo grande “evento” legato a Expo 2015. Il tutto ha portato la solita militarizzazione della città, coi soliti blocchi del traffico, ingorghi eccetera, e nessun coinvolgimento delle persone che in questa città abitano, in quel che stava succedendo: insomma a guardarla con una prospettiva da film in costume, i nobili hanno fatto il loro gran ballo nella villa del re, e il popolaccio è stato tenuto ben fuori dai cancelli. Del resto, come diceva qualcuno in piazza, l’ultima volta che un capo di stato italiano è venuto da queste parti, l’hanno portato via a piedi in avanti e bucherellato di pallottole… quindi in questura erano tutti molto preoccupati 😀

A parte gli scherzi, fatemi dire come la penso a riguardo.

Credo che le Expo siano roba del 1800, infatti il loro lascito più famoso è la torre Eiffel; nel tempo della rete e del mondo globalizzato e interconnesso, non credo serva assolutamente a niente dichiarare che una certa città sarà il posto da visitare in un certo momento per avere il polso di quel che sta succedendo nel pianeta. Ma detto questo, non sono pregiudizialmente contrario a questi eventi, se si riesce ad usare i soldi per fare (anche) qualcosa di utile, nonostante sia chiaro a tutti quali sono gli interessi e gli appetiti che queste cose richiamano.

Sono capitato a Lisbona un anno prima dell’Expo 98, e ho visto un parco in costruzione, tante nuove linee di trasporti pubblici, un nuovo gigantesco acquario (il tema erano gli oceani), e la città vecchia e il porto ricostruiti. Nel 2006 sono passato per Saragozza (mentre attraversavo tutta la Spagna per andare a prendere un aereo… va beh lasciamo perdere) e sono arrivato nella nuova stazione ferroviaria, costruita per Expo 2008, già funzionante e quasi completamente terminata. Insomma ho visto anche Expo recenti lasciare qualcosa ai loro territori – anche se poi magari sono state ugualmente contestate, in questi loro territori, e io non lo so, eh.

Onestamente però a Milano adesso io vedo la solita insopportabile situazione “all’italiana”.

Ossia: abbiamo preso un impegno internazionale serio; sono passati sei anni e non è stato fatto niente se non distribuire poltrone (e stipendi connessi…) ai soliti politici trombati e amici-degli-amici; i cantieri che dovrebbero costruire i padiglioni sono fermi (e mancano circa 600 giorni all’inaugurazione…); gli unici miglioramenti alla vita quotidiana dei territori che sopporteranno l’impatto dell’evento (ossia servizi, trasporti ecc. che poi possano rimanere) sono finora l’allungamento della metro 1 fino a Rho, già ampiamente previsto, e le fermate della metro 5, che collegano Milano con… un incrocio di viale Fulvio Testi, fermandosi ben distanti, ad esempio, da quella stessa Villa Reale di Monza dove si è svolto l’evento di ieri. Adesso qualcuno ha guardato il calendario, si è finalmente svegliato e si è reso conto che rischiamo la ennesima figura di merda planetaria, e che stavolta sarebbe grossa davvero e non ce la possiamo più permettere: e quindi vai col grande evento anni 50, dove tutti parlano a spron battuto di grande occasione per lo sviluppo e l’occupazione, rilancio della nazione ed esagerazioni del genere.

Qual è l’argomento dell’Expo 2015? Lo sanno in pochi, e di certo nessuno dei politici di primissimo piano intervenuti ieri lo ha citato nemmeno lontanamente. Non se lo ricordavano?  Nutrire il pianeta: a due anni dall’evento, non vedo interventi, servizi, progetti per fare anche solo un passo verso una maggiore promozione, un supporto, un sostegno a cose come produzioni a chilometro zero, agricoltura sostenibile, lotta agli OGM eccetera eccetera. O meglio, sono tutte cose che ci sono e stanno crescendo: ma lo fanno venendo ignorate da Expo 2015, non grazie a lei. Questa è la cosa che trovo più incredibile, in questa vicenda da operetta italiana. I politicanti del gran ballo di corte vedono solo un mondo fatto di capannoni e palazzoni, e nemmeno su un evento che parla esplicitamente di tutt’altro riescono a farsi venire un’idea (anche solo un pochettino…) diversa.

Il presidente della Regione Lombardia dichiara che Expo 2015 dovrà essere “mafia free”: sono già numerosi i casi di imprese appaltanti escluse dalla magistratura perchè scoperte in collusione con le mafie, ma le richieste di gente come Riccardo Luna, di rendere tutto assolutamente trasparente tramite un approccio open-data, sono state lasciate cadere nel vuoto tanto che già l’anno scorso Luna ha comunicato la sua volontà di lasciare il ruolo di responsabile del Tavolo innovazione dell’organizzazione di Expo. Poi non ho capito se l’abbia fatto o no, onestamente. Intanto più il tempo stringe, più le mafie si fregano le mani: arriveremo ad un punto in cui saremo così tanto in ritardo, da dover lavorare in deroga a tutto il derogabile, e questo è il loro sogno – anzi a pensar male, uno direbbe che è il loro piano, e sta avendo un incredibile successo.

Il progetto delle costruzioni a Rho è cambiato diverse volte, in questo momento leggo su wikipedia che la versione ufficiale prevede la costruzione di tre padiglioni, e che poi due saranno smantellati. Resto interdetto, costruire per smantellare è un modo pazzesco di buttare soldi che si potrebbero usare meglio… anche solo facendo come a Torino, dove il villaggio olimpico delle Olimpiadi invernali è diventato poi un insieme di case da affittare o vendere senza costruirne di nuove. Non si poteva pensare a una cosa simile?

La città di Milano, che ufficialmente ha ottenuto la nomina ad ospitare l’Expo 2015, non era presente ieri all’evento in Villa Reale: ossia Pisapia non ha parlato. Mi sembra un silenzio pesantissimo. In compenso dal capo dello Stato in giù, tutti stanno mettendo le mani su e in Expo 2015, e l’unica cosa che Pisapia chiede a tutti da due anni, ossia allentare il patto di stabilità e permettere alla città di Milano di spendere soldi come vorrebbe e potrebbe su questa vicende, non ha nessuno spazio in questo dibattito. Poi su quali sarebbero gli interventi che Milano vuol fare o dovrebbe fare, ferve un altro dibattito, ma visto che non ci sono i soldi, è accademia – quindi lasciamo perdere.

Diciamo che dopo i giochetti di Formigoni su chi dovesse veramente comandare nella gestione di Expo, Pisapia è rimasto con un pugno di mosche in mano e ora sembra si stia cominciando a posizionare in modo da poter poi eventualmente defilarsi se il  temibile e possibile fiasco di tutta l’operazione dovesse avverarsi. Pazzesco, per il sindaco della città che ospita l’evento…

In tutto questo, è stato divertente ieri nella giornata NoExpo a Monza, giocare a guardie e ladri in bicicletta per un pomeriggio, vedere come sempre la stampa locale raccontare una sua versione marziana di quello che è successo, ritrovare un sacco di pratiche e di parole che sento vicine, oltre a risentire i soliti prediconi che non riescono a dire quel che pensano, sbagliano parole d’ordine, riescono sempre a non essere chiari. Va beh, peccato: anche su questo, ho fatto la tara.

Ma mi resta una domanda pesantissima: come si fa a correre così allegramente verso l’ennesima figura di merda planetaria all’italiana, senza almeno farsi due domande su quel che sta succedendo, e invece star lì a guardare il ballo di corte e ripetersi in loop che va tutto bene madama la marchesa?

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