la mia parola è: socialità

Non essendo potuto essere presente a Firenze, a ProssimaItalia (che è il nome vero della “convention dei rottamatori”…), anche se avrei molto voluto, provo a recuperare da qua. Nel barcamp (perchè questo è stato) di tre giorni organizzato dal mio consigliere regionale preferito, si sono susseguiti interventi di 5 minuti su parole chiave, mescolati a spezzoni di film e canzoni. Di film e canzoni questo blog parla da tanti anni, e gli interventi di 5 minuti su parole chiave… beh sembravano proprio, dallo streaming su Il Post, uno di quei tantissimi momenti di confronto vero nelle mille riunioni, assemblee, verifiche, tavoli di progettazione ecc che da quando ragiono mi sono auto-inflitto 🙂 in gruppi scout, collettivi, associazioni, fino al mio lavoro sociale, insomma tutto quello che di buono c’è stato e c’è in questo paese – stranamente (?) sempre ben distante dai partiti politici e dalla loro gestione organizzata del consenso… e del potere. Se c’è anche solo la possibilità che questa roba contagi un partito, senza che si faccia contagiare dalla sua burocrazia immobilista, beh per me è già un ottimo risultato. Restando dove sto, comunque mi fa piacere. Ecco i miei cinque minuti:

La mia parola è: socialità.

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io vi vedo ancora come allora…

L’avessi avuta in mente, quando serviva…

E’ una diversità dovuta a una questione genetica o una ragione di etica, non di politica o di musica, è la solita storia succube di una drammatica semplicità che la complica e tramuta in una realtà comica…quelli come me non dimenticano da dove vengono e se cadono poi si riprendono e riconoscono l’errore, pagando quello che c’hanno da pagare, aspettando il tempo per potersela sciallare, e quindi pago e resto all’occhio, risuonando i sentimenti a orecchio, guardo il tipo nello specchio, ed esce un uomo che non cresce o un bambino nato vecchio…

[…] Alla mia gente interessa il pane, non tanto la gloria, ora esclude in quanto é stata esclusa da quelli come te che ora invadono la nostra storia, viziati come l’aria, in una stanza chiusa. A noi non interessa un audience elitaria, l’intellettuale adolescente e la sua boria, vogliamo la vittoria. Perché per noi era tempo di bilanci familiari mai precisi, di crisi, di sogni uccisi quando vi guardavamo sfotterci coi vostri sorrisi, le mode da narcisi, vestiti e panni lisi – io vi vedo ancora come allora, tutti precisi e decisi a degustare il boom dei vostri giorni easy…

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