Dagli all’editore!

Mi ha colpito, veder riaprire fuori tempo massimo la questione se poter o meno mantenenere la propria integrità morale scrivendo per la Mondadori di proprietà di quello là, sotto la guida di sua figlia  (che ha recentemente preso carta e penna per ringraziarlo della legge ad aziendam). Lo ha fatto il teologo (e curatore delle pubblicazioni a tema religioso e teologico di Mondadori)  Vito Mancuso, che oggi torna ancora sull’argomento. Lo avevo liquidato con due righe su facebook, che dicevano più o meno, Ma per chi credevi di lavorare, per il Dalai Lama? – ma dalla piega che han preso le cose direi che sono stato affrettato e superficiale.

Risvegliata e riattizzata dalla legge ad aziendam, pare che una folta schiera di militanti integerrimi si sia messa ad organizzare… una campagna di boicottaggio a Mondadori, da una parte, e di pressione sugli autori Mondadori per farli uscire (con le mani in alto… :D) dall’altra. Sarà che ahimè comincio ad avere qualche anno, ma di campagne simili volte a colpire gli interessi di quello là ne ho viste ormai molte (da quella contro  la Standa a non mi ricordo più quali altri obiettivi…) e il risultato ce lo abbiamo tutti sotto gli occhi. In ogni caso secondo me stavolta è peggio.

Col fervore di chi ha qualcosa da dimostrare (o da far dimostrare ad altri…), a quanto pare alcuni zelantissimi cittadini hanno scritto a numerosi autori “di sinistra” chiedendo in sostanza di licenziarsi. E devono averlo fatto anche con una certa insistenza, perchè gli autori hanno risposto subito, geometrica potenza della rete.

La risposta, peraltro già respinta al mittente con infamia dai boicottatori di cui sopra (al grido, suppergiù, di puttana puttana l’hai fatto per la grana…) è più o meno la stessa per molti autori che leggo e che stimo – e che dicono, di mollare non se ne parla, e questo non può non farmi pensare. Per dire, nel solito vortice di intrico pazzesco di interessi  Mondadori controlla cosette da niente come Einaudi, quindi la chiamata in correità ai colleghi autori (che lo stesso Mancuso fa fin dal suo primo intervento) si allarga a coprire circa il 50% delle mie librerie di casa 😉

Come dicevo è partito il dibattito, ed è partito in grande stile. Riprenderei subito alcuni concetti, ponendo anche io ai boicottatori un paio di questioni che, da sole, potrebbero spegnere questo dibattito se affrontate con la necessaria serietà:

1. in questo paese sprofondato nell’ignoranza più merdosa d’europa, quali effetti pensate che potrebbe avere un boicottaggio serrato contro editori che pubblicano il 50% (esagero? di poco…) della roba che val la pena di leggere, e contro gran parte degli autori che la scrivono? Intendo, oltre a zittire anche quel poco che andrebbe ascoltato in itaglia…

2. avete presente la faccenda della pagliuzza e della trave? Perchè c’avrei proprio una irrefrenabile voglia di venire a vedere se davvero nella vostra vita siete riusciti ad evitare ogni pur piccola contaminazione dal male, compresa s’intende quella che passa dalle sue squadre di calcio, dai suoi canali tv, dalle sue riviste di gossip e via così… o se vi divertite a bruciare sul rogo gli eretici e poi a casa vostra fate il cazzo che vi pare a voi.

Se non vi dispiace, invece non vorrei nemmeno toccare la questione del non macchiarsi della complicità morale in un “reato”: è una accusa imbecille perchè la responsabilità penale, o in questo caso la vergogna per la legge ad aziendam,  è personale (a parte alcuni curiosi teoremi dimostrati nelle aule dei tribunali italiani, e su cui più di uno studioso dovrebbe scrivere dei tomi…) – quindi appunto non parliamone che è meglio: da queste parti la legge continua ad essere qualcosa che per qualcuno è più uguale, quindi non credo che andremmo molto d’accordo. Inoltre bisogna proprio essere delle anime belle (o come scrive Travaglio in coda al suo intervento su Passera, dei teologi ritardatari…) per accorgersi solo ora, che per l’appunto il proprietario di Mondadori non è il Dalai Lama.

Una parentesi di poche righe che invece vorrei aprire riguarda proprio il come mai, il proprietario di Mondadori sia quello là che poi ha dato il giocattolino in mano a sua figlia: forse avrete sentito parlare del lodo Mondadori, una delle storie più incredibilmente esemplificative di cosa sia il conflitto di interessi, e magari vi ricordate di aver visto in tv nel secolo scorso il teste Omega Stefania Ariosto, dalle cui testimonianze è uscito un processo che con alterne ed incredibili vicende, viziate a loro volta dalle varie leggi ad-personam, è per ora arrivato a questi esiti, nel 2007 in Cassazione: condanna agli avvocati di Fininvest Acampora, Pacifico e Cesare Previti (conoscete? …era un ministro?! mavah?!?) ad un anno e 6 mesi per corruzione del giudice Metta (del collegio che decise di ribaltare l’attribuzione della proprietà Mondadori, togliendola a Debenedetti e mettendola nelle mani di Fininvest), e condanna dello stesso giudice (poi diventato con la figlia avvocato dello studio Previti…) a due anni e 9 mesi. In questa vicenda Berlusconi è stato prosciolto nel 2003 per prescrizione del reato, quindi non ci è dato sapere se sarebbe stato colpevole o meno. La sua richiesta di piena assoluzione, e non di proscioglimento per prescrizione, è stata rifiutata.  La richiesta di risarcimento in sede civile da parte di Debenedetti dopo la sentenza del 2007 ha portato (in primo grado, nel 2009) ad un’altra condanna, per cui la Fininvest deve risarcire 750 milioni di euro alla CIR dello stesso Debenedetti, in sostanza per essersi accaparrata illegalmente proprio la Mondadori. Il giudice che ha emesso quella sentenza forse lo conoscete, perchè si è cercato di farlo passare per matto in un famigerato “servizio giornalistico” di una testata giornalistica su un canale Fininvest, perchè aveva i calzini celeste, fumava mentre passeggiava sui marciapiede di Milano e andava a farsi far la barba da un barbiere.

Tutto questo, per dire che qua non stiamo facendo discorsetti oratoriani da anime belle. Qua siamo nell’occhio del ciclone, o nel ventre della bestia se vi piace la retorica splatter. Riassume tutta la questione Wu Ming, con cui una volta di più mi trovo d’accordo: al saldo delle ricorrenti crociate di qualche sinistrato, qua si tratta da un lato di tenere in piedi  il patrimonio culturale italiano (Mondadori) e della sinistra italiana (Einaudi) nonostante il suo attuale proprietario (illegale, se vi piacciono questi gossip…), e dall’altro lato di utilizzarne la potenza di fuoco per fare lavoro culturale, seminare sovversione, insubordinazione, o anche semplicemente non conformità al suo terrificante modello (in-)culturale. E’ evidente che questo vuol dire stare in una contraddizione, ma… ehi, è il capitalismo baby! E tanto per restare in tema con questo blog, la canzone da citare qua dice, non esistono poteri buoni; e quella che viene subito dopo dice il conflitto tra i modi di vivere la vita indica la via d’uscita: e in questo conflitto il “minimo sindacale”, per così dire, naturalmente è che nessuno si permetta di dirti cosa devi o non devi scrivere. Se gli autori Mondadori ed Einaudi dichiarano in blocco che non solo non succede, ma anzi queste case editrici nonostante la loro proprietà riescono ancora ad assomigliare almeno un po’ alla repubblica delle lettere, intesa come luogo di libertà e di libera espressione dei pensieri, io voglio crederci. Qualche tempo fa il padrone di Mondadori aveva attaccato l’autore della sua casa editrice Roberto Saviano, tanto per cambiare, accusandolo di cattiva pubblicità all’itaglia per quel che racconta con Gomorra e gli altri suoi libri – e Saviano ha aperto il conflitto, chiedendo alla casa editrice di schierarsi: e vai con la figlia del capo che scrive troppe volte mio padre nella sua risposta per non suonare stonata, e lui che replica ancora e rimanda al mittente ogni parola fuori posto in nome del ruolo dello scrittore… è un conflitto, magari può non piacere alle anime belle, ma è un conflitto nel sistema, che è l’unico sistema in cui tutti ci troviamo ad essere in ammollo oggi, e che  solo così può forse magari dopodomani diventare qualcos’altro.

Trovo più o meno gli stessi argomenti, con forse un po’ più di giramento di coglioni nei confronti di chi ti viene a fare la morale su misura, anche in quanto scrive Sandrone Dazieri a riguardo; e se spulciate i commenti ci trovate una tesi molto simile sostenuta anche da Carlo Lucarelli. Ha parlato della cosa in modo scherzoso anche Pino Corrias, paragonandola ai menatoni ricorrenti sulla “purezza” di Radio Popolare (ma non è proprio cambiato niente, allora…) – fatto sta che poi poco dopo ha aggiunto un altro post per rispondere a tutti  i moralizzatori della vita altrui, che evidentemente devono aver preso di mira pure lui.

L’unico che ho trovato in accordo con Mancuso, e in disaccordo con questi discorsi, è Gad Lerner: giusto citarlo per dovere di cronaca, ma non motiva le sue posizioni. Poi ci saranno i mille che come sempre si accoderanno agli autori che si sono esposti, e resteranno col culo al caldo nascondendosi dietro la bandiera che altri portano… ma questa è storia vecchia d’itaglia, quindi lasciamola stare.

Annunci

2 thoughts on “Dagli all’editore!

  1. Pingback: Forward! he cried from the rear… « Voglio vivere come se…

  2. Pingback: Sarà dura. « Voglio vivere come se…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...