Nel fondo dove il secolo è il minuto

Stasera ho appoggiato la testa tra le mani, sul tavolo. Ho chiuso gli occhi mentre dalla radio arrivava la consueta dose di miserie dell’omiciattolo che ci meritiamo a governare l’itaglia.

Dall’altra stanza mio figlio di 20 giorni piangeva. E l’ho visto entrare nella stanza a sei anni in pigiama prima del primo giorno di scuola. E poi l’ho aspettato dopo un’uscita notturna. E mi son visto coi capelli bianchi.

E tutto era molto piccolo, come nei frammenti di qualche lirico greco. E non c’era niente fuori posto, come un pomeriggio di primavera quando scende il sole.

E a voi giustamente non ve ne frega niente, ma non era male.

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ho scoperto la mattina?

Succede che da quando ho cambiato casa, riesco a svegliarmi.

Alzarsi non è più una impresa titanica che lascia strascichi di rincoglionimento per ore e ore; direi che mediamente, adesso ce la faccio. Tranne stamattina, naturalmente – ma è proprio per questo che ho potuto notare la differenza.

Sarà che la mia vita sociale è scomparsa, le mie performance notturne ridotte ai minimi (non pensate male, sto parlando dei dj set…) e si sa che invecchiando si dorme meno. Ah ecco, mi dovrei accorgere di stare invecchiando – e questo è un sintomo?

Non lo so, ma comunque è piacevole fare colazione chiacchierando, fare un paio di commissioni prima di andare a lavorare, leggersi qualche pagina di libro prima di scendere in garage e tirar fuori la macchina.

(ti rendi conto?)

Io alla tua età…

avevo una casa. avevo dei figli. avevo un tot di certezze,
e uno sproposito di dubbi paure indecisioni e debolezze che non facevo vedere mai.

io invece, tot metri cubi di carta con scritte cose meravigliose e qualche quintale di vinile che arriva da posti impossibili a raccontare storie che forse non capiremo mai fino in fondo.

E un sacco di gente, e un amore soprattutto. Che mi tiene in piedi.
Può bastare?

Dai, anno nuovo vita nuova.
Da oggi mi trovate qua.

(ma chi ti cerca, poi).