London calling

Inizia sempre come un flash di cronaca: scontri in qualche sobborgo per una qualche precedente violenza, spesso imputata alla polizia. Che ovviamente subito smentisce con dovizia di prove.

Poi si allarga, quartiere dopo quartiere. E cresce, da sassaiole a saccheggi, devastazioni, incendi, scontri di piazza, mentre le prove schiaccianti della polizia sulla propria innocenza di solito vengono smontate. Ma tanto chi era interessato, lo sapeva già da prima.

Poi partono i giudizi e  le condanne: la violenza non va bene, e i saccheggi poi sono addirittura immorali. Dimostrano che si tratta di “semplici criminali”, gentaglia, disperati senza obiettivi e senza strategie, che pensano solo a riempirsi zaini e carrelli di vestiti e tecnologia rubati.

E infatti è così. Sono sempre disperati, senza obiettivi e senza strategie. Lo sono sempre stati. Da quanto tempo?

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Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.

In questo momento medan Tahrir, la piazza della Liberazione al Cairo, è un’esplosione di gioia, di grida, di urla e di rumore inconcepibile. La (magistrale) diretta di al Jazeera porta un esempio eccezionale di cambiamento in tutto il mondo, e segna un punto di non ritorno per tutto il mondo arabo e chissà per chi altro ancora.

In tutto questo, l’itaglia come sempre si guarda l’ombelico dal basso della sua ridicola, vuota autoreferenzialità, e dall’ennesima vergogna di essere il più importante paese occidentale nel mediterraneo, e non avere nemmeno una telecamera al Cairo, avendo in compenso un personaggio al ministero degli esteri che non ha mai detto una parola sensata su un avvenimento che il mediterraneo potrebbe cambiarlo per sempre.

Poi faremo lunghe analisi su cosa succede adesso, su chi e come gestirà la transizione, su come si comporterà l’esercito e su tutto quello che dicevamo ieri.

Adesso voglio riempirmi occhi e orecchie di questa gioia e rivoluzione,  dell’emozione dei commentatori, delle lacrime degli intervistati, che parlano di democrazia e di orgoglio e di dimostrazione data al mondo… delle ragazze che tra i singhiozzi gridano che se questo è possibile, tutto è possibile, e lo gridano a tutto il mondo e viene da piangere pure a me.

E’ un’ondata storica e solo i ciechi imbecilli che comandano in itaglia non l’hanno capito – loro e tutti i loro leccaculi dell’informazione eccetera eccetera che ancora parlano delle loro stronzate senza peso.

Ok e adesso a chi tocca? 😉

Egitto, siamo al golpe militare?

Da molte fonti si apprende che Mubarak sta lasciando le sue cariche, o anzi forse è già a Sharm el Sheik – e l’esercito legge comunicati in tv annunciando belle notizie.

Non so se esser contento a cominciare a preoccuparmi di più…

Di certo gli incubi occidentali così si placano, con un modello-Turchia all’orizzonte per il nuovo Egitto – ma appunto la Turchia non è proprio l’esempio di uno stato libero e democratico… come non perde occasione di dimostrare in Kurdistan, a Cipro eccetera.

In ogni caso tutto il rispetto possibile per la gente di piazza Tahrir… e adesso occhio a quei carri armati posizionati dappertutto.

EDIT:

E’ un pazzo. Mubarak è un pazzo incosciente, che ricorda da assolutamente vicino un altro simile, che abbiamo qua da noi.
Vogliono che vada via. E lui non va via.
Vogliono le riforme che smontino il suo regime. E lui dice che le riforme le fa lui.
Non vogliono vedere fantocci che mantengano il suo sistema di potere in piedi. E lui trasferisce i poteri a Suleiman.

Adesso son cazzi davvero…

Già si parla di cortei sul palazzo presidenziale. E stanotte cosa succede?

Naltra volta “grande assedio”? Aiuto.

L’esercito che aveva promesso di dare belle notizie al popolo, è stato zitto e fermo. Cosa farà adesso? Ha vinto Mubarak nei regolamenti di conti interni, e i carri armati gireranno i cannoni sulla folla? Oppure non è ancora finita? Di certo stanotte sarà lunga al Cairo…