mi viene a cercare

E’ da tanto che non passo di qui.

Però è notte, e sono lontano, e mi sento un po’ solo, e allora giro sulla rete come non capitava da un po’… e gira e rigira, è la musica che mi viene a cercare, un link dopo l’altro, e arrivo qui.

Quando attacca quella linea di basso, se hai le casse appena appena in grazia di dio, lo senti quel rimbalzo che ti muove qualcosa. E’ come una cascata, viene fuori di tutto.

Notti a mixare dischi dub con suoni prodotti da tastiere giocattolo o quasi, notti infinite a parlare di tutto, chilometri in macchina con la radio, notti a pensare, a mettere in fila dischi e discorsi, provare e riprovare, e poi vai nel posto e aspetti mangiato dall’ansia e dall’agitazione, prima, che quasi non riesci a respirare, e poi tocca a te e quando tutto va bene poi vedi tutta la gente che salta e grida e lo sai che è la musica tua che la fa stare così, e arriva un’onda forte di energia che è la cosa più fantastica che si possa provare, e se non l’avete provata non lo sapete per davvero.

E tutto il tempo, e le facce, e le cose e le persone che sono cambiate o scomparse per sempre.

E quanta strada, e che bello sarebbe raccontarla tutta.
Quanto importante, quanto se lo merita.

Questa musica che ancora di notte mi viene a cercare come in sogno, e il mio cuore rallenta i suoi battiti…

Vincenzina a sant’Ambrogio

Ieri ero a sant’Ambrogio, visite culturali a pasquetta coi parenti in una città piena di storia e di storie che si è dimenticata di avere.

Nella cripta, davanti allo scheletro coi paramenti dorati di Ambrogio (e insieme a lui, di Gervaso e Protasio) si accalcava una piccola folla. Un padre circa-quarantenne diceva ai figli che quello era il corpo del cardinale Schuster (l’avrà letto su internet…?), un po’ di vecchiette immancabili dicevano il rosario, e una signora in disparte si guardava intorno un po’ interdetta – e ad un certo punto si è presa ancora un po’ di coraggio ed è andata dritta dalla mia fidanzata a chiederle una cosa.

Con l’incancellabile accento pugliese dell’ immigrazione anni 60, un cappottino un po’ malmesso e gli occhi vispi, la signora cercava la camera ardente di Enzo Jannacci, nella cripta di sant’Ambrogio dove c’è lo scheletro coi paramenti dorati.

Prima di convincerla, abbiamo dovuto ripeterglielo due o tre volte, che i funerali, sì, sarebbero stati in quella chiesa, ma il giorno dopo – e che la camera ardente era al teatro Dal Verme. La sua reazione, sempre la stessa, con incrollabile convinzione, è stata: “ma l’ha detto la televisione”.

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I’m a cool rockin’ daddy

Stamattina alle 7 qui pioveva a dirotto.
Meglio, eh – così si bagna il prato. Che in questi giorni non ho avuto molto tempo per stargli dietro.
Sai com’è, due giorni fa è nato mio figlio.

Senti che impressione, quando lo dici:
è – nato – mio – figlio.

Oggi vado a prendere lui e la mamma in ospedale, lo metto in macchina, poi apro la porta di casa, lo faccio entrare spingendo la sua carrozzina – e non uscirà più da qui per un certo numero di decenni.

E va proprio tutto bene. E poi un po’ di pioggia rinfresca, comunque.

Lo spartiacque.

Prima c’era stato il gran concerto di Manu Chao in piazza Duomo a Milano (mai più niente di simile in quella piazza fino ai giorni di Pisapia, che io mi ricordi…), e prima ancora decine di giornate di preparazione, di autofinanziamento, di organizzazione – tutti andavano a Genova. Tutti quelli che sentivo vicino, tutti quelli con cui mi era capitato fino a quel momento di fare anche brevi pezzi di strada: dai centri sociali agli oratori, dagli scout alle associazioni del consumo critico, dagli insegnanti ai collettivi scolastici, tutti andavano a Genova.

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Santo subito / 2

E spera e spera, un uomo arriverà 
l’immagino in strada, nei cortei, fra noi 
aver paura, piangere 
cercare i figli morti per lui –
E l’uomo in bianco scese dal cielo  
ma era al di là delle barricate – 
E l’uomo in bianco vide la morte 
ma era di là dalle barricate…

Questa canzone è incastrata nei denti da una cifra di anni.
Ne abbiamo già parlato, ma visto che siamo alla data ufficiale, è sempre meglio rinfrescare quel po’ di memoria che ci è data.

once upon a time.

Si, certo che sono preoccupato per la crisi nucleare in Giappone.
E ovvio, che mi fanno ancora (più) schifo l’omiciattolo e i suoi servi, e i microcefali che ancora li applaudono e li ascoltano.
E certo, che l’intervento militare in Libia sta diventando l’ennesimo tentativo di accaparramento del petrolio versione 2.0, coi bombardamenti pacifisti, i missili intelligenti, le risoluzioni ONU a fisarmonica, fatte per giustificare un po’ il cazzo che si vuole – e noi in ogni caso lasciati fuori dalla porta, perchè tanto con dei pagliacci come i governanti italiani si può fare quel che si vuole.

Però ci sono le stelle stanotte, apro una Guinness e mi siedo in giardino.
E guardo in su, aspiro il profumo di primavera che fa l’aria.

E forse sono anche ottimista, un po’. Con tutto quello che mi aspetta.
Con tutto quello che è passato. Che ho costruito, che ho combinato.

La rete mi butta bella musica stanotte. E un sacco di bei pensieri.
Peccato esser qui da solo, mi mancate.
Parecchio.

ha cento anni…

…ma è fresca di giornata.

Giusto per ricordare due cose alle poverette che stasera cercheranno strip maschili, uomini in gabbie, e stronzate del genere. Questione di stile.

Come diceva la canzone:

chi non va mai fino in fondo alle cose che fa – se le fa,
chi è custode del ghetto in cui sta.