Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.

In questo momento medan Tahrir, la piazza della Liberazione al Cairo, è un’esplosione di gioia, di grida, di urla e di rumore inconcepibile. La (magistrale) diretta di al Jazeera porta un esempio eccezionale di cambiamento in tutto il mondo, e segna un punto di non ritorno per tutto il mondo arabo e chissà per chi altro ancora.

In tutto questo, l’itaglia come sempre si guarda l’ombelico dal basso della sua ridicola, vuota autoreferenzialità, e dall’ennesima vergogna di essere il più importante paese occidentale nel mediterraneo, e non avere nemmeno una telecamera al Cairo, avendo in compenso un personaggio al ministero degli esteri che non ha mai detto una parola sensata su un avvenimento che il mediterraneo potrebbe cambiarlo per sempre.

Poi faremo lunghe analisi su cosa succede adesso, su chi e come gestirà la transizione, su come si comporterà l’esercito e su tutto quello che dicevamo ieri.

Adesso voglio riempirmi occhi e orecchie di questa gioia e rivoluzione,  dell’emozione dei commentatori, delle lacrime degli intervistati, che parlano di democrazia e di orgoglio e di dimostrazione data al mondo… delle ragazze che tra i singhiozzi gridano che se questo è possibile, tutto è possibile, e lo gridano a tutto il mondo e viene da piangere pure a me.

E’ un’ondata storica e solo i ciechi imbecilli che comandano in itaglia non l’hanno capito – loro e tutti i loro leccaculi dell’informazione eccetera eccetera che ancora parlano delle loro stronzate senza peso.

Ok e adesso a chi tocca? 😉

Chi fa le rivoluzioni

Vedo in giro, soprattutto in giri di sinistra estrema / estremista, una analisi del movimento in corso in Iran che mi stimola a riflettere.

La tesi, in sostanza, è che dietro ai rivoltosi  iraniani, come dietro agli “arancioni” ucraini ecc, ci siano le potenze occidentali (USA e Uk, per farla breve…) che non sapendo più come fare, tentano anche questa carta per togliersi Ahmadinejad dalle palle e riportare l’Iran (e il suo petrolio…) nella loro sfera d’influenza.

Non è una interpretazione da buttare, ma bisogna capirsi bene su quel “dietro”. Ossia, che dietro ai leader politici (come Moussavi) o nei loro dintorni ci possa essere qualche “potenza occidentale”, è anche possibile;  dopodichè il realismo (che dovrebbe essere una dote di ogni rivoluzionario, mi dicevano…) vorrebbe che uno si attacchi al carro che ha sottomano, per poi casomai lasciarlo indietro e andare più spedito. E penso che questo stiano facendo i giovani iraniani. Che ne hanno comprensibilmente le palle strapiene.

Noto però a margine che questo approccio, usato sempre in Iran per togliersi dalle palle lo Scià nel 1979, ha regalato ai rivoluzionari un bel trentanni di dittatura teo-nazista degli ayatollah, il carro a cui si erano attaccati tutti e che li ha tirati sotto andando avanti per la sua strada. Forse quindi non funziona così bene.

In realtà comunque la domanda che viene a me è facile facile: qual è l’alternativa? Continua a leggere