Alfonsina e la bici.

Io penso che questo video sia una produzione fantastica.
Una storia d’altri tempi, di prima del motore – di quando si correva per rabbia o per amore.

Bravi.

Annunci

Inciampare nei versi…

Inciampo in due o tre versi, per caso, in una pagina di un sito. Da tanto non succedeva.
Roba seria: è la poesia, con la maiuscola.

E subito ti arriva come un’onda di piena, spazza via la cronachetta terribile di questo tempo di lancinante nazismo perbene, coi bisbigli saccenti di chi si crede diverso e migliore perchè lui sì saprebbe come fare – ma intanto si guarda bene dal fare qualunque cosa. E  ti trascina in un tempo senza tempo, di uomini smisurati con vite maestose e drammi terribili e alzate di spalle, nell’epica nascosta in ogni vita, quella di cercare un senso ogni mattina e alzarsi  anche se non l’hai trovato.

E’ una fuga? Sì, lo è. E’ anche una fuga. In tempi come questi, l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare, se proprio vogliamo andare a rimestare là in fondo, nello sgabuzzino dove stanno al buio le cose importanti.

Eppure è un miracolo che conosco, che ho vivisezionato, facendomi anche un po’ di male per cercare di andare a vedere come si fa, come funziona. E l’ho sentito, il respiro degli dei, il battito di cuore del mondo, dategli il nome che volete – era lì, dove è sempre stato, calmo e sorridente nel suo sterminato potere silenzioso.

Quando riemergi, ti sembra che solo uomini di un altro mondo e di un altro tempo potrebbero riuscire a riportare indietro quei frammenti brillanti. Quasi non ci credi, che sono persone normali ad averlo fatto. Anzi per qualche frequentazione con la consorteria, puoi affermare: molto meno che normali, a volte.

E mi viene istantaneamente un desiderio larghissimo di fermare tutto, accatastare giù dagli scaffali delle librerie due o tre montagne di roba e aprire a caso, un libro dopo l’altro, e vedere cosa incontro.

come se.

Come se le cose volessero dire.
Ossia: come se questo bel gioco avesse un senso.

Come se il tempo che passa facesse più saggi, migliori, più forti.
Non più vuoti, più spenti.

Come se quello che passa servisse, lasciasse il suo segno – bastioni di Orione, canzoni, mattine che hai visto da solo…

Come se tutte le strade fossero aperte, ancora. Tutti gli sbagli ancora da fare. Tutte ste scelte che non mi son mai accorto di fare, lì in fila in attesa.

Così. Bel titolo che hai scelto, complimenti.
Il mondo salvato dai ragazzini.

C’è aria di cambiamento in giro

Come sempre, la brace cova sotto la cenere.
Se vogliamo fare un po’ i fighi: la talpa scava e l’orologio gira.

Tra gli schiavi gira un’energia diffusa / e può accadere qualcosa, come dice la canzone; serpeggia a tratti nella vita normale, tra i viaggi di una settimana all-inclusive ai Caraibi e i commercianti che non sanno come si deve fare quando gli chiedi una fattura, appare e scompare, ma c’è qualcosa.

E’ come quando alla fine dell’inverno, certe mattine lo senti per un attimo, il profumo della primavera che arriva. Come quando anni di vuoto scivolano alla fine, e pian piano senza neanche saperlo qualcuno comincia a fare uno, due passi. E poi magari si gira e non è più da sol@.

C’è aria di poesia che ritorna, di libri da riaprire, di sepolti frammenti di luce da ripulire di terra e guardare come se fosse la prima volta. C’è tutta la notte, cominciamo.

Ed eccomi qua. Nel mezzo del cammino, dopo venti anni –
vent’anni in gran parte buttati, gli anni dell’entre deux guerres
a tentare di usare le parole, ed ogni prova
è un’altro nuovo avvio, e un diverso tipo di sconfitta.
Perchè si impara a tirar fuori il meglio, dalle parole,
solo per quello che non devi dire più, o per il modo
in cui non sei più disposto a dirlo. Così ogni impresa
è un nuovo inizio, un’escursione nello sconnesso
con l’equipaggiamento logoro che si deteriora sempre
nella confusione generale delle imprecisioni del sentire,
indisciplinate squadriglie di emozioni. E quel che c’è da conquistare
con la forza e la sottomissione, è già stato scoperto
una o due volte, oppure molte, da uomini che non si può sperare
di emulare – però non c’è competizione –
c’è solo la lotta per recuperare quel che è stato perduto
e ritrovato e perduto ancora e ancora: e adesso, in condizioni
che non sembrano propizie. Ma forse, non c’è guadagno nè perdita.
Per noi, c’è solo il provarci. Del resto non ci importa.

Casa è da dove si parte. Crescendo
il mondo diventa più strano, più intrecciato lo schema
di morti e viventi. Non l’intenso momento
isolato, senza prima nè poi,
ma una vita intera che brucia in ogni istante,
e non la vita intera di un uomo soltanto
ma di pietre antiche che non si può decifrare.
C’è un tempo per la notte alla luce delle stelle,
un tempo per la notte alla luce di una lampada
(la notte con l’album delle fotografie).
L’amore arriva quasi ad esser sè stesso
quando qui ed ora smettono di preoccupare.
I vecchi dovrebbero essere esploratori
qua o là non importa
dobbiamo essere ancora e ancora essere in movimento
in un’altra intensità
per una prossima unione, una più profonda comunione
attraverso il freddo buio e la vuota desolazione
grida l’onda, grida il vento, le vaste acque
della procellaria e del delfino. La mia fine è il mio inizio.