look in their eyes Mom you’ll see me

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Book bloc i libri sugli scudi

Libri-scudo contro manganelli dei celerini. E parte l’immaginario.

Cosa ha reso immortale la “pantera”? Il suo nome.
Da una notizia di cronaca (un grosso felino, forse una pantera, in giro per le campagne di qualche località italiana…) a uno striscione: La Pantera siamo noi. E da lì, come una mazzata in testa all’immaginario collettivo italiano, in giro per sempre.

Sui giornali si discute sui Book bloc, e già la definizione suscita dibattito: è evidente il paragone (nemmeno troppo) nascosto con il black bloc del 2001 (eccoci, stiamo ripartendo da dove eravamo arrivati…) e con la sulfurea identità che gli è stata attribuita: di cattivi, di sprangatori, di rovinatori delle scampagnate di Genova… o chissà, forse nei ricordi di qualcuno, semplicemente di estremisti troppo permeabili agli infiltrati della polizia come quasi sempre succede.

L’idea nella foto qua sopra è geniale: in questa lotta per difendere la cultura come strumento di identità, di crescita e magari anche di guadagno e di sviluppo, sugli scudi ci sono disegnati i libri. E parte già lo stupore, di trovarci insieme Asimov e Saviano, e Deleuze di fianco a Petronio, e l’Isola di Arturo che resiste ai manganelli.

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a volte apri gli occhi e vedi come vivi

Sì, naturalmente è la canzone dei Casino Royale, l’ennesima, a dire tutto quel che ho in testa oggi: Canzoni incastrate nei denti, è scritto lì sopra mica per niente.

A parte che è roba del 1995, che fa quindici anni tondi e non ci puoi credere. A parte che però suona come se fosse uscita ieri mattina. A parte che da quando è uscita, sono 15 anni che me la canto e me la ricanto e ogni volta ci tiro fuori qualche pezzo da scrivere sui muri.

A parte tutto c’è quella frase lì, che stamattina lampeggia nel titolo.

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L’italia vista dalla luna

sono a Malaga per lavoro…
sarà perchè sono passato direttamente da due mesi di pioggia e temperature sotto i 20 gradi, alla spiaggia di sabbia piena di ragazze in topless e sotto un sole che ammazza (si, ovviamente mi sono scottato…), ma sto meditando su questo salto in un altro mondo.

E allora mi è venuto in mente che voglio cercare di parlare di casa mia mentre sono in giro – per un problema di prospettive, che cambiano gli ordini di grandezza e di profondità.

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