London calling

Inizia sempre come un flash di cronaca: scontri in qualche sobborgo per una qualche precedente violenza, spesso imputata alla polizia. Che ovviamente subito smentisce con dovizia di prove.

Poi si allarga, quartiere dopo quartiere. E cresce, da sassaiole a saccheggi, devastazioni, incendi, scontri di piazza, mentre le prove schiaccianti della polizia sulla propria innocenza di solito vengono smontate. Ma tanto chi era interessato, lo sapeva già da prima.

Poi partono i giudizi e  le condanne: la violenza non va bene, e i saccheggi poi sono addirittura immorali. Dimostrano che si tratta di “semplici criminali”, gentaglia, disperati senza obiettivi e senza strategie, che pensano solo a riempirsi zaini e carrelli di vestiti e tecnologia rubati.

E infatti è così. Sono sempre disperati, senza obiettivi e senza strategie. Lo sono sempre stati. Da quanto tempo?

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Banksy? Paint it black.

A Londra stavo in un posto incredibile che è Hackney, periferia tesa e pesa di Londra e zona nativa di Edgar Allan Poe, blocks da Harlem al capolinea del 22 che porta in stazione (Liverpool station, se non ricordo male). Hackney voleva dire ghetto people, case occupate, clockers con le catenazze d’oro che giravano con cabrio sportive da cui usciva rap a un volume da alterazione del ritmo cardiaco. E voleva dire stare in campeggio a Londra, a 5 pounds cioè il prezzo più basso dell’universo, in un angolino degli Hackney marshes, il gigantesco giardino / parco / prato che rende questo posto a suo modo fantastico – un prato dove ci puoi trovare dai campionati di aquilone ai rave illegali (con dei carri di uk dub che ipnotizzano, tra l’altro…).

Ad Hackney ci sono i graffiti, ovviamente. E  ci sono i graffiti di Banksy, che dei graffiti è un genio totale. Roba così, per dire:

Uno di questi graffiti è  il rifacimento di un muro intero di una casa mezza diroccata, un tocco di gioia e di vita in un posto che prima ispirava solo in contrario:

L’altro giorno, la solita squadra antigraffiti che c’è dappertutto, mandata dai soliti distruttori della vita umana che comandano quasi dappertutto, è arrivata coi rulli e coi secchi di vernice nera, per cancellare lo scempio. Col proprietario di quel muro che è corso in comune a gridare, ma siete scemi? chi vi ha detto di cancellare Banksy dal MIO muro?!

Dai e dai, almeno il pezzo del balcone, con la famiglia di pagliacci che saluta il mondo è rimasta.

E mi sembra perfetto.
Ciao pagliacci, vi salutiamo da un altro pianeta.