non ti uccise la morte, ma due guardie bigotte…

Il verso di De Andrè è stato usato nelle sacrosante campagne per chiedere la verità sulla morte di Lorenzo Cucchi. E prima di lui ce ne sono stati altri, troppi altri. In questo blog da due lire ne ho contati quattro o cinque.
Oggi per caso ne scovo un altro. La storia di una morte del 2003. Chi muore giace, e chi vive si dà pace, dicono i proverbi – ma se tuo figlio muore a 29 anni in galera, dove deve stare per altri 4 mesi dopo aver tentato di rubare un motorino, non credo che ti possa dare pace. E infatti Maria Ciuffi, la madre di Marcello Lonzi, da anni va avanti in questa battaglia, che è la solita battaglia: le perizie, le reticenze, le minacce, le telefonate anonime, la difficoltà di indagare un corpo dello Stato…

Anche le foto sono le solite foto, e non mi piace indugiare sul sangue e i cadaveri. Però ci sono, e non voglio far finta che non ci siano.

Continua a leggere

youtube è come la tv? perchè questi proprio non han mai visto altro…

Su Engadget.com, uno dei siti importanti a livello mondiale come osservatorio delle novità hardware e software, e degli annessi e connessi influssi sulla vita delle persone, esce un articolo sull’ultima bella invenzione della nostra AGCOM, passata ovviamente sotto silenzio sui grandi media in questo bel Paese, che “regolamenta” le webradio e le webtv, e già che c’è ovviamente sparge a piene mani inspiegabili vincoli, limiti e quelli che qualcuno chiamerebbe “lacci e lacciuoli” contro la rete… viene da chiedersi come è possibile che questi legislatori siano così ignoranti in materia: mai usato youTube almeno una volta per pubblicare qualcosa? Ecco, appunto: il sospetto che viene subito dopo è che non ci sono, ci fanno
Traduco qua (velocemente e male, ma tant’è…) il post, che mi sembra significativo – spero che la traduzione riporti correttamente il pensiero degli autori di Engadget, ma in ogni caso invito tutti ad andarsi a leggere l’originale e anche tutti i commenti, che dicono molto chiaramente cosa pensa il mondo di noi. Altro che paese d’o’ sole, quarta potenza mondiale, e tutte le puttanate che vi bevete ogni giorno dalla tv. Per l’ennesima volta, che vergogna:

Continua a leggere

le carrozze e le auto.

Quando è stata introdotta l’automobile, chi portava in giro la gente in carrozza all’inizio l’ha snobbata. Poi, più probabilmente, l’ha criticata: per il rumore, la puzza, la scomodità… e poi lo sappiamo come è finita: in carrozza non ci va più nessuno (tranne qualche patetico, al matrimonio o dintorni…) e le auto rovinano il mondo, per quanto sono diffuse. Tanto che sarà ora di inventarsi un modo per uscirne vivi.

Continua a leggere

quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova…

(come in tanti sanno, per quante volte l’ho ripetuto, io a Genova nel 2001 non c’ero. Bloccato a letto tre giorni prima dei cortei da un paio di vertebre che han deciso proprio in quel momento di andare a farsi un giro, dopo aver fatto di tutto per sostenere l’organizzazione, autofinanziare i viaggi ecc – ho passato giorni e notti attaccato a web e radio, a piangere sotto antidolorifici. Tanto per giustizia, eh.)

Cresce il dibattito, sulla valutazione degli scontri di Roma del 14. A botta calda ho detto la mia, e forse a freddo sarebbe un po’ da aggiustare, ma lasciamo perdere.

Oggi Saviano su Repubblica.it scrive una lettera ai manifestanti. Un po’ Pasolini a Valle Giulia, un po’ predicatore, mi colpisce soprattutto un pensiero, che mi è venuto subito leggendola: questi ragazzi, per la maggior parte, son venuti dopo.

Continua a leggere

Book bloc i libri sugli scudi

Libri-scudo contro manganelli dei celerini. E parte l’immaginario.

Cosa ha reso immortale la “pantera”? Il suo nome.
Da una notizia di cronaca (un grosso felino, forse una pantera, in giro per le campagne di qualche località italiana…) a uno striscione: La Pantera siamo noi. E da lì, come una mazzata in testa all’immaginario collettivo italiano, in giro per sempre.

Sui giornali si discute sui Book bloc, e già la definizione suscita dibattito: è evidente il paragone (nemmeno troppo) nascosto con il black bloc del 2001 (eccoci, stiamo ripartendo da dove eravamo arrivati…) e con la sulfurea identità che gli è stata attribuita: di cattivi, di sprangatori, di rovinatori delle scampagnate di Genova… o chissà, forse nei ricordi di qualcuno, semplicemente di estremisti troppo permeabili agli infiltrati della polizia come quasi sempre succede.

L’idea nella foto qua sopra è geniale: in questa lotta per difendere la cultura come strumento di identità, di crescita e magari anche di guadagno e di sviluppo, sugli scudi ci sono disegnati i libri. E parte già lo stupore, di trovarci insieme Asimov e Saviano, e Deleuze di fianco a Petronio, e l’Isola di Arturo che resiste ai manganelli.

Continua a leggere

Non siam scappati più.

La polizia martella teste di studenti su e giù per l’Italia. Le università sono in fermento, le aule e i rettorati vengono occupati. I migranti salgono sulle gru e sulle ciminiere. La lezione degli operai in lotta (che da mesi hanno preso a salire sui tetti delle loro fabbriche) ancora una volta fa scuola. Ricercatori e studenti universitari salgono sul tetto delle facoltà.

Che anno è? 😀

Di colpo, grattando un po’ più a fondo nella vergogna dell’itaglia di questi anni, ecco a voi la conflittualità.
Non era mai scomparsa, non è mai smessa. Solo veniva scopata sotto al tappeto, nascosta dai telegiornali.

Ancora non l’hanno capito, che c’è la Rete: Adesso state più attenti – perchè ogni cosa è scritta.

Magari è un’aria che dura il tempo di una nevicata – oppure mette radici e resta nella storia, come tante altre fiammate nate per caso nei tempi passati?
Tutti quelli che ancora tifano rivolta sanno la risposta.

Quello che colpisce me, è che solo davanti alla pratica si possono mettere in ordine le teorie. E allora mi ci metto.

Continua a leggere

attento che cadi

Quello là sta un’altra volta per cadere…  con tutti i cazzi suoi più o meno sistemati, un pugno di mosche in mano e anni di immobilismo, fanfaronate e disastri sociali ed economici ottenuti durante lo svolgimento del suo trascurabile (?) ruolo di capo di un governo.

Se cade ovviamente spero che si faccia molto male, e già non vederlo e non sentirlo più da tutte le parti per due giorni è un bel risultato della situazione: sarà chiuso nel suo bunker? Magari è la volta che i suoi compari, tipo Bondi, si avvelenano per non cadere vittima del nemico?

In verità, come si affrettano a raccontarci, è in aeroporto a parlare al telefono con la Carfagna, a costo di arrivare tardi all’altrettanto trascurabile vertice della Nato. Forse per questo motivo, non più distratti da corna e disegnini di biancheria intima, i campioni della democrazia formato export son riusciti a mettersi d’accordo su come ritirarsi dalla clamorosa sconfitta in Afghanistan.

E cosa ci avrà da lamentarsi, la “ministra più bella del mondo” (cit.) ? Dice che si è accorta che nel pdl comandano gli affaristi. Ma dai?! E poi insomma, le stanno facendo pesare le sue frequentazioni con Bocchino. E dire che è a frequentazioni di quel genere, che i maligni attribuiscono la sua rapidissima carriera politica…

Continua a leggere

Papi Silvio in un paese senza genitori

Ancora una volta, gli ottimi Wu Ming (qui in particolare il #1) mi colpiscono dal loro Giap con una lettura assolutamente efficace del fenomeno che da troppi anni chiamiamo berlusconismo. Oltre a invitare tutti a leggere per intero non solo l’intervento ma anche la ricchissima serie di commenti (che di nuovo mi fa ritornare alla domanda di qualche giorno fa… ma è un altro discorso), val la pena di sintetizzare e chiosare il messaggio. Faccio il bigino dei post altrui? Sì, se serve a diffondere questa roba, anche sì.

La tesi interessante è che, come pensiamo anche da queste parti, l’itaglia sia non un paese arretrato e retrogrado, ma un’avanguardia di sperimentazione delle trasformazioni in corso. E queste trasformazioni, di cui quello là è metafora vivente, riguardano la morte, la sparizione della figura simbolica del padre – che naturalmente simboleggia l’autorità, l’Ordine se volete – che si può seguire o contestare, ma che qui invece è scomparso, svanito sia nella sua tradizionale forma del padre severo che in quella più moderna e progressista del genitore comprensivo. Questo non è necessariamente un male, e anzi mi fa tornare in mente provocatorii titoli di antiche riviste, che al top della repressione e della distruzione dei movimenti  titolavano fiere “la rivoluzione è finita – abbiamo vinto”, e in un certo senso avevano pure ragione, dato che il modello socio-economico (dell’operaio-massa, per capirci…) che avevano combattuto stava svanendo o quantomeno preparandosi a cambiare continente per sempre.

La distruzione dell’autorità è alla base di quasi tutti i movimenti radicali, compresi ovviamente quelli che producevano e leggevano quelle riviste – probabilmente proprio perchè, come suggerisce Wu Ming, la cornice della famiglia è stata da sempre metafora di questa autorità, a partire dalla mai troppo vituperata parola Patria, con il suo bravo elenco di Padri della Patria in allegato, eccetera eccetera. Quindi da questo punto di vista, la sparizione del padre è un successo?

Continua a leggere