La tua ricetta per la scuola del futuro

Abolire il valore legale del titolo di studio, far ripartire i concorsi e superare il sistema delle graduatorie. Licenziare gli insegnanti che lavorano consapevolmente male e pagare il doppio gli altri. L’insegnante è il mestiere più importante che ci sia. Non possiamo affidarci al fatto che chi lo faccia bene sia un santo, una persona ricca di famiglia o un pazzo. C’è bisogno di una rivalutazione sistemica del ruolo di chi insegna. E questo passa, inutile negarlo, anche dal loro stipendio. Riforma degli Istituti Tecnici e Professionali in modo che non vengano considerate più scuole di serie B. A questo aggiungo open data e trasparenza su ogni attività, digitalizzazione, sperimentazioni di e-learning e dinamiche di formazione permanente per tutti fino alla pensione. E infine: noi studenti dobbiamo studiare molto di più. E non necessariamente sui libri. C’è poco da fare, in questo mondo crudele si compete sul prezzo o sul know-how. E noi sulla prima carta non possiamo davvero più puntare.

Marco De Rossi, 22 anni – fondatore di oilProject 
(intervista su CheFuturo!)

iPad


E’ un oggetto fantastico, come ci ha abituato Apple. E seguendo via twitter (che spettacolo!!!) su engadget.com la presentazione fatta da Steve Jobs (dio mio Steve come hai accusato il colpo… forza tieni duro) c’era da entusiasmarsi per la naturalezza con cui questo attrezzo fa le cose che ormai sono diventate “domestiche” anche nel campo della tecnologia: sfogliare foto, guardare video, navigare il web, inviare e ricevere email senza più nessun legame con fili, postazioni, schermi, tastiere e tutto il resto.

Sarà che io mi ricordo bene come era il mondo quando queste attività erano la massima avanguardia e prima ancora, quando erano un sogno incredibile; sarà che, un milione di passi indietro, anche io ho condiviso la strada di Steve Jobs (e di Woz!) verso una tecnologia che si metta al servizio delle arti liberali (Jobs le ha chiamate proprio così, come in un trattato del 1200!) — sarà soprattutto che sono un rompicoglioni, ma dopo averci dormito sopra, al saldo di tutti i meriti di questo attrezzo, mi vengono più chiari in mente due grossi dubbi.

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nuove tecnologie nella scuola

In un paese dove fanno campagna elettorale sulle tre I “Impresa – Internet – Inglese”, con un livello di provincialismo che mi fa venir male, è chiaro che prima o poi doveva succedere: sbandieratori e trombettieri in azione, ed ecco a voi l’innovazione tecnologica nella scuola.

Ossia, sms per avvisare a casa se il figlio ha bigiato.

Noooo dai, poi ci sarà anche la pagella on-line —
In Itaglia, dove (lo dice il Corriere di oggi) solo il 40% delle famiglie sa utilizzare un collegamento internet…

A parte che questa percentuale mi mette i brividi, a parte che questo continuo riferirsi alle “famiglie” mi fa incazzare sempre di più (ma non erano i cittadini, i soggetti membri dello stato?), qualcuno si è accorto che siamo nel 2009? No, niente da fare, la solita polverosa mania del controllo in salsa “hi-tech” (capirai, un sms…), il solito guardonismo via web, la solita fuffa smerciata per merce di prima scelta grazie alla grancassa della tv.

Italian style, proprio.