notte prima degli esami.

Sono a Roma, in un posto di preti fuori città, in mezzo ai pini marittimi.

Sono murato qua per tre giorni con quasi 200 ragazzi di 17 anni, per una cosa di lavoro. Li faccio incontrare e scontrare, parlare, discutere, decidere – assaggiare un po’ di quello che per me è stato normale tutta la vita, ma visto da loro per molti è roba da marziani.

E ad un certo punto mi colpisce in faccia la consapevolezza di dove sono, loro. Quanto indietro, a che punto della strada. In quale sole, in quale gloria. Mi vedo in un ritratto alla parete. E mi ricordo quel passaggio del film, uscito quando ero come loro, “stesso taglio di capelli, pieni di ormoni come voi – invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi. I loro occhi, pieni di speranza, proprio come i vostri”. Come i pini di Roma, la vita non li spezza.

Io me la ricordo perfettamente, la notte prima degli esami. Minuto per minuto.

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Internet è nuda. Inna rubadub style.

Mentre vado a Roma in treno, all’ora che di solito passo inscatolato in coda in qualche periferia, non posso non compiacermi di starmene con il rubadub in cuffia, il mio netbook sul tavolino del frecciarossa, la signora di fianco che occhieggia ogni tanto all’interfaccia grafica inconsueta (è Unity, signora – Ubuntu Netbook remix. Ha presente? :D) e soprattutto con la connessione umts che lavora. A dire il vero c’è anche una rete aperta “Wifi Frecciarossa” ma non si esce. Sarà magari un wifi di bordo a pagamento per la prima classe? Va beh, andiamo bene anche con la chiavetta internet – anche se le coperture italiane fanno cagare, tutte: filo, fibra, umts… e wifi libero nei due o tre posti in tutta italia dove c’è.

Due file più avanti, il solito itagliano truzzo parla al telefono ad un volume che lo sento da qua, anche con le cuffie. Solo che, noblesse “FrecciaRossa” oblige,  si sta sforzando con uno stentato gergo informatico, di spiegare a qualcuno che le pagine facebook non si possono leggere se non si è registrati e non si entra. Avesse frequentato un’ora degli incontri che faccio coi ragazzini di seconda media a scuola, saprebbe che non è così – almeno non in automatico. Ma va beh.

Di fianco a me, la cinquantenne in total black con gonna e stivali da venticinquenne (quella che spia Unity…) non ha ancora mollato il cellulare e sembra stia facendo uno psychiatric help a qualche coetanea in crisi. Desperate housewives, live edition.

Alzo il volume, che Junior Byles canta l’originale di Curly locks. Ma non mi dispiacerebbe nemmeno la versione di Sinead O’Connors, mille anni dopo.

E leggo questo post di Manteblog. Molto, molto bene.
Andiamo a Roma, dai. Anche se nemmeno stavolta aveanzerò tempo per rivedermi il cenacolo ripulito. Ma c’è di peggio, non ti preoccupare.

Inna rubadub style.

le carrozze e le auto.

Quando è stata introdotta l’automobile, chi portava in giro la gente in carrozza all’inizio l’ha snobbata. Poi, più probabilmente, l’ha criticata: per il rumore, la puzza, la scomodità… e poi lo sappiamo come è finita: in carrozza non ci va più nessuno (tranne qualche patetico, al matrimonio o dintorni…) e le auto rovinano il mondo, per quanto sono diffuse. Tanto che sarà ora di inventarsi un modo per uscirne vivi.

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quell’espressione un po’ così che abbiamo noi che abbiamo visto Genova…

(come in tanti sanno, per quante volte l’ho ripetuto, io a Genova nel 2001 non c’ero. Bloccato a letto tre giorni prima dei cortei da un paio di vertebre che han deciso proprio in quel momento di andare a farsi un giro, dopo aver fatto di tutto per sostenere l’organizzazione, autofinanziare i viaggi ecc – ho passato giorni e notti attaccato a web e radio, a piangere sotto antidolorifici. Tanto per giustizia, eh.)

Cresce il dibattito, sulla valutazione degli scontri di Roma del 14. A botta calda ho detto la mia, e forse a freddo sarebbe un po’ da aggiustare, ma lasciamo perdere.

Oggi Saviano su Repubblica.it scrive una lettera ai manifestanti. Un po’ Pasolini a Valle Giulia, un po’ predicatore, mi colpisce soprattutto un pensiero, che mi è venuto subito leggendola: questi ragazzi, per la maggior parte, son venuti dopo.

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Il problema non è la caduta. Ma l’atterraggio.

Diciamo subito una cosa dopo i fatti di Roma oggi pomeriggio: gli scontri, la strada “militare” se volete, sono un’opzione. Farà impressione dirlo, e non è una strada che mi interessi, ma da sempre è stata una strada: anzi, la più facile e la più battuta. Però più che per altre strade, serve sapere dove si sta andando. Perchè ci si fa del male, a fare gli scontri, si perde sostegno da alcune parti e lo si guadagna forse da altre, ci si ferisce, si finisce fermati o arrestati, poi si innesca la solita spirale repressiva che colpisce a caso tutti gli altri, eccetera eccetera. Insomma proprio tutto già visto. Eppure siamo sempre qua. Siamo sempre a Münster come è raccontata in Q, o più semplicemente a Genova dopo aver raccolto Carlo Giuliani dall’asfalto. Non si riesce proprio, a immaginarsi un altro film? Da quell’asfalto, dicevamo, dobbiamo ripartire. Ma non restarci inchiodati, a cercar di pareggiare il conto, a cantare una canzone che ha 40 anni e li dimostra tutti, dicevamo. Anche stavolta qualcosa di nuovo già si poteva vedere, ma invece poi non si esce dalla ruota del criceto. It’s a rat race, per essere fedeli al nostro titolo, e tirare in mezzo una canzone.

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Ripetete con me: A-LE-MAN-NOOOO… :D

Leggo che il sindaco di Roma Alemanno e il suo staff, per rilanciare il turismo nella loro città infarcita di fascisti, violenti e violentatori, sceriffi autonominati e altra pattumiera simile, stanno pensando di fare un gran premio di Formula 1 a Roma.

A Monza i leghisti già svalvolano, e queglialtri è capace pure che gli diano ragione, sai ci sono le elezioni provinciali in vista…

Ma qui noi si festeggia! Vai col coro, che se lo prendano loro ‘sto baraccone con tutta la sua fuffa! A-LE-MAN-NO! A-LE-MAN-NO!

Le passioni tristi

E’ evidente, che da ragazzino ero un accanito fan di Vasco Rossi.
Se avete un minimo di idea delle sue canzoni, si vede subito fin dal titolo del blog.

Poi uno cresce, continua a rispettare l’onestà e la voglia di viversi la propria vita pestando la faccia sui muri in prima persona, ma prende altre strade, anche musicali. E così ho fatto, anche se ho occasionalmente ancora gioito della niente affatto scontata decisione di Vasco, di parlare anche del mondo intorno, dell’Itaglia, delle ipocrisie e delle terribili banalità di questo paese, e di come si vive guardandosi indietro…

Adesso leggo da Repubblica.it che da qualche tempo, i concerti di Vasco iniziano con la sua voce che legge questa frase:

“Il filosofo Spinoza diceva che chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. Noi siamo qui questa sera per portarvi un po’ di gioia”

Mi sembra una cosa fantastica, soprattutto perchè la prima parte viene dritta dal buon vecchio Baruch Spinoza, roba di quasi quattrocento anni fa, di uno che aveva capito parecchio.

[Baruch Spinoza]

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