notte prima degli esami.

Sono a Roma, in un posto di preti fuori città, in mezzo ai pini marittimi.

Sono murato qua per tre giorni con quasi 200 ragazzi di 17 anni, per una cosa di lavoro. Li faccio incontrare e scontrare, parlare, discutere, decidere – assaggiare un po’ di quello che per me è stato normale tutta la vita, ma visto da loro per molti è roba da marziani.

E ad un certo punto mi colpisce in faccia la consapevolezza di dove sono, loro. Quanto indietro, a che punto della strada. In quale sole, in quale gloria. Mi vedo in un ritratto alla parete. E mi ricordo quel passaggio del film, uscito quando ero come loro, “stesso taglio di capelli, pieni di ormoni come voi – invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi. I loro occhi, pieni di speranza, proprio come i vostri”. Come i pini di Roma, la vita non li spezza.

Io me la ricordo perfettamente, la notte prima degli esami. Minuto per minuto.

Il bicchiere di porto che mi ha portato mio padre mentre rileggevo ancora e ancora il libro di letteratura italiana. E poi ad un certo punto voci familiari in anticamera, dietro la porta chiusa. Non è possibile – ma invece sì: un po’ dei miei compagni di classe, quelli già interrogati, che sono passati a trovarmi e a farmi coraggio. Non è mai più successo, niente di simile. Mai una condivisione con altri della tua vita, così intima, così tanto.

E quel senso inevitabile di un cambiamento che arriva. E volerlo abbracciare ma avere paura di scoprire poi quello che avrà combinato, questo cambiamento.

Certo qualcuno te lo sei portato via.  Numeri di telefono che ho dimenticato, cognomi che faccio fatica a ricordare. Gente che c’era e poi è scomparsa, e non c’è stata più. Quando le notti duravano giorni interi, e un po’ di vino e due chitarre bastavano per fare serata, una roba inconcepibile, proprio del secolo scorso.

Questa notte è ancora nostra. Cammino nella notte intorno al posto dei preti, nei viali pieni di pini marittimi. Con quella corteccia a scaglie che se le scegli bene, ci puoi fare il buco e usarle come porta-promessa, ai raduni scout dove viene anche gente da altri gruppi, e regalarli alle ragazze per ricordo.

Sullo sfondo c’è il rombo continuo del grande raccordo anulare, e ha smesso di piovere.

Loro staranno lì a credere di essere furbi, di non essere visti e sentiti nei casini che stanno combinando a dieci per camera, di poter attraversare questa notte a testa alta.

Notte prima degli esami.

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