Vincenzina a sant’Ambrogio

Ieri ero a sant’Ambrogio, visite culturali a pasquetta coi parenti in una città piena di storia e di storie che si è dimenticata di avere.

Nella cripta, davanti allo scheletro coi paramenti dorati di Ambrogio (e insieme a lui, di Gervaso e Protasio) si accalcava una piccola folla. Un padre circa-quarantenne diceva ai figli che quello era il corpo del cardinale Schuster (l’avrà letto su internet…?), un po’ di vecchiette immancabili dicevano il rosario, e una signora in disparte si guardava intorno un po’ interdetta – e ad un certo punto si è presa ancora un po’ di coraggio ed è andata dritta dalla mia fidanzata a chiederle una cosa.

Con l’incancellabile accento pugliese dell’ immigrazione anni 60, un cappottino un po’ malmesso e gli occhi vispi, la signora cercava la camera ardente di Enzo Jannacci, nella cripta di sant’Ambrogio dove c’è lo scheletro coi paramenti dorati.

Prima di convincerla, abbiamo dovuto ripeterglielo due o tre volte, che i funerali, sì, sarebbero stati in quella chiesa, ma il giorno dopo – e che la camera ardente era al teatro Dal Verme. La sua reazione, sempre la stessa, con incrollabile convinzione, è stata: “ma l’ha detto la televisione”.

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sempre in sala Maddalena.

E’ il 28 marzo del 1994, siamo in sala Maddalena a Monza. C’è un incontro con Gabriele Salvatores che ha appena vinto il premio Oscar, e si parla dei suoi film. Organizza il gruppo dei Giovani Progressisti e il presentatore si chiama Pippo Civati, esperto e appassionato di cinema. Al comitato elettorale di Michele Bertola, candidato della Rete per l’alleanza dei Progressisti, ci sono gli altri che hanno il compito di venirci ad aggiornare sui risultati, perchè in contemporanea c’è lo spoglio. Ad un certo punto mentre si parla di Turnè, entra Adolfo con i pollici in giù e una faccia da funerale. Salvatores si ferma, si gira e dice, no aspetta cosa vuol dire quel gesto. L’incontro diventa un’assemblea fiume sulla vittoria di Berlusconi e di Forza Italia. Torno a casa a notte fonda e trovo mio padre davanti al televideo, con i risultati elettorali. Dopo una campagna elettorale passata per l’ennesima volta ad attacchinare e volantinare, sta disegnando su un foglio, in silenzio. E’ quello che faceva prima di fare politica, è quello che è ritornato a fare, da quella sera. Con il collettivo dell’università facciamo una rivista che si chiama Sandokan, per provare a capire cosa succede. Chiedo una mano ai miei per comprare la casa, perchè anche se ho un contratto a tempo indeterminato e ho lasciato l’università da un po’, non ce la potrei mai fare con gli anticipi, nemmeno insieme alla mia compagna che vive con me nella casetta di cortile che era di mia nonna. Poi salgo sul pullman dei sindacati, alla sera tardi con altri compagni, e andiamo, studenti e metalmeccanici insieme, a Roma alla prima manifestazione di un milione di persone contro la riforma delle pensioni. E vado alla manifestazione per la ri-occupazione del Leoncavallo, dove mi presentano la ragazza che poi diventerà mia moglie, e più tardi mi sparano lacrimogeni da un elicottero nei giardini di via Palestro. Pippo Civati diventa segretario dei DS e vince le elezioni comunali a Monza, Salvatores smette di fare film politici e si dà ai libri, Albertini sfila in mutande dopo che è stato eletto sindaco di Milano. Vittorio Arrigoni lascia commenti sul mio blog quando scrivo sulla morte di Oriana Fallaci. Vittorio Arrigoni viene ucciso dai fondamentalisti islamici a Gaza. Vittorio Arrigoni è l’unico occidentale testimone del massacro di civili inermi ad opera dell’esercito israeliano, chiamato Piombo Fuso. Vado a vivere da solo. Vado a convivere. Compro il mio primo abbonamento adsl. Compro un modem a 56k per connettermi gratis a Tiscali. O a Libero. O a Virgilio. Per le strade di Genova i carabinieri sparano e uccidono Carlo Giuliani. Per le strade di Milano i fascisti accoltellano Dax. E parlano, e aprono sedi, riprendono spazio e considerazione. Bertinotti fa cadere il primo governo Prodi. Mastella fa cadere il secondo governo Prodi. O forse c’entrava D’alema? D’alema c’entra sempre. Nanni Moretti davanti a D’alema che parla in tv gli dice, dì qualcosa di sinistra. Nanni Moretti davanti a D’alema in piazza a Roma gli dice, con questi dirigenti non vinceremo mai. Di Pietro diventa parlamentare. Il partito di Di Pietro svanisce tra gli scandali, le clientele e il nepotismo. Rifondazione Comunista si fonde con altri due o tre partiti comunisti. Anzi no. Anzi sì. Poi perde le elezioni ogni volta. Muore Fabrizio De Andrè, e non ha mai smesso di mancarmi da allora. Due o tre aerei americani tagliano per sbaglio i cavi di una funivia sul Cermis, in Trentino, perchè stavano volando troppo basso, muore della gente ma non è colpa di nessuno. Due o tre aerei americani vengono dirottati contro obiettivi civili (e contro il Pentagono, forse) e fanno migliaia di morti l’11 settembre del 2001. A luglio tutti vanno a Genova e io sono a letto con l’ernia del disco e le lacrime agli occhi. Poi sono al telefono a mandare sms per dare suggerimenti su dove scappare e dove no, mentre ascolto la diretta su radio popolare. C’è Bush padre. Poi c’è Clinton e Monica Lewinsky. E poi c’è Bush figlio. E Obama. E Ruby. Poi c’è la Moratti, la moschea di Sucate, Pisapia che vince le elezioni. Poi c’è Calderoli che fa una legge elettorale nuova e lui per primo la chiama, una porcata. Poi c’è Calderoli che fa pisciare dei maiali su terreni dove si parlava di costruire una moschea, per contaminarli e renderli immondi per gli islamici. Poi arrivano gli albanesi con delle navi che fanno acqua da tutte le parti, e poi dalla Libia gli africani che muoiono in mare come le mosche, ma il ministro dell’Interno Maroni non intende muovere un dito se non per ricacciarli indietro a cannonate. Vari esponenti della Lega Nord si presentano con torce accese e danno fuoco al campo rom di Opera, fuori Milano. Vari esponenti della Lega Nord scrivono sul loro giornale che Berlusconi è un mafioso piduista. Vari esponenti della Lega Nord si alleano col partito di Berlusconi ad ogni elezione, dal comune bergamasco più sperduto al Parlamento di Roma ladrona, dove vanno a fare i ministri e i sottosegretari. Poi telefono a mia madre per chiederle di aiutarmi a organizzare il matrimonio, e poi vado in turnè in Sicilia a mettere i dischi con il mio soundsystem, e la notte di san Lorenzo sulla spiaggia di Modica suoniamo fino alla mattina dopo quando arrivano i primi bagnanti con le salviette e le creme solari. Qualcuno occupa il Boccaccio a Monza, ci andiamo a suonare tutte le volte che si può. Vado a mangiare una pizza con il mio amico dell’asilo Ale e Massimo Banzi e parliamo di come ha inventato Arduino. Con Guido installo linux su un vecchissimo IBM thinkpad dopo l’hackmeeting del 99 al Bulk. Guido va a vivere in Germania. Davide va a vivere in Germania, anche lui. In Egitto il regime di Mubarak viene rovesciato e la piazza a costo di centinaia di vite tiene testa alla polizia. Nicola va a vivere in Egitto, lavora all’ambasciata al Cairo. Nicola viene eletto in consiglio comunale a Monza con il Movimento 5 stelle. Pippo Civati viene eletto consigliere regionale del PD. Pippo Civati con Renzi si inventa la definizione di rottamatori. Pippo Civati molla Renzi e i rottamatori. Berlusconi rivince le elezioni promettendo che cancellerà l’ICI. Berlusconi resuscita dalla tomba promettendo che cancellerà l’IMU. Berlusconi è indagato per mafia, per prostituzione minorile, per qualsiasi cosa, ma mia zia lo vota perchè è un bravo imprenditore, e comunque i comunisti mai. Apple inventa l’iPod. Apple inventa l’iPhone. Apple inventa l’iPad. Muore Steve Jobs e morendo inventa il mito di Apple. Compro il mio primo cellulare gsm usato, un Motorola StarTac. Compro il mio primo Nokia. Il mio secondo Nokia. Il mio terzo Nokia che si collega a internet. Compro il mio smartphone Android. Compro una casa, e insieme mi danno un debito che dura vent’anni. Telefono a mia mamma per dirle che le doglie sono ravvicinate, quindi si va in ospedale. All’una e undici di notte nasce mio figlio. Alle tre di notte ogni giovedi sera smonto la console e vado via da serate trionfali di musica al Dada Pub nel piazzale della raffineria. La raffineria è chiusa e da depositi che dovevano essere vuoti esce una perdita di petrolio gigantesca che inquina il Po fino in Veneto. Il Dada Pub è chiuso ed è uno spettro fatiscente pieno di intonaco crollato e fantasmi di Natali passati. Vado per la prima volta a proporre di fare una serata reggae il giovedi sera al Dada Pub. Scrivo progetti che ricevono finanziamenti europei per attività transnazionali che durano anni. Mi porto in giro decine di ragazzi per mezza Europa, e porto gente da mezza Europa qua in giro. Imparo l’html. Installo Mambo per la prima volta. Installo Joomla per la prima volta. Installo WordPress per la prima volta. Mi faccio il mio primo sito su Geocities. Installo l’emulatore di Apple II sul mio Mac. Con un portatile Pc-compatibile che ha il modem incorporato mi connetto ai BBS di Milano alla velocità incredibile di 1200 baud. Esce Windows 95. Esce OsX 10.8. Esce Windows 8. Esce Windows 2000. C’è il millennium bug. La sera di capodanno del nuovo millennio sono a Napoli in mezzo alle esplosioni, il giorno dopo i giornali dicono che è andata bene, solo un morto. La sera che si dimette Berlusconi brindo con mia moglie con una bottiglia speciale. La sera che vince Prodi sto fino a tardissimo attaccato alla radio perchè fino all’ultimo non si capisce se ce la fa davvero. Comunque dura poco. E stasera mentre faccio addormentare mio figlio, penso che ho quarant’anni e non ne posso più di rimbalzare in questo flipper, Paolo ci ricorda su twitter quella sera del 28 marzo in sala Maddalena e io penso che cazzo siamo ancora lì, siamo tutti ancora lì dentro, mi sento l’angoscia, non ne usciremo mai più, anche se le nostre vite sono andate avanti, se il tempo è passato, se il mondo intorno a noi è cambiato noi siamo prigionieri per sempre di una bolla nel tempo, come nel telefilm Ai confini della realtà, non ne usciremo mai più, aiuto, venitemi a salvare, mi manca l’aria.

…è una delle poche cose fantastiche che noi abbiamo.

“Tardi, molto dopo che gli impiegati di mezza età che pagano il mutuo sono andati a letto, la rete assume una speciale carica mutagenica. Questa cosa simile ad una ragnatela è ora nelle mani di chi abita nei seminterrati, di chi ha l’insonnia, degli adolescenti che stanno con le luci spente e i computer accesi. La rete è una delle poche cose fantastiche che noi abbiamo e che i nostri genitori non avevano e, cosa ancor più importante, che nemmeno i nostri zii e zie yuppies, che avevano tutto, avevano. E’ il nostro terreno, noi l’abbiamo organizzata, noi ci viviamo”.

J.C. Herz, I surfisti di Internet, 1995.

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It’s all about putting people together

L’altro giorno un vecchio amico mi ha dedicato questa canzone su Facebook:


Sotto ci ha scritto che ascoltandola ha pensato a me, e che a chi fa lavori social come il mio, dovrebbero spargere petali di fiori davanti ai piedi mentre si cammina.
E poi nel pingpong dei commenti, con altri esempi, che questa cosa di mettere insieme le persone ce l’ho sempre avuta nel sangue, fin dai tempi di scuola.

Con perfetta sincronia, un’altra amica che sta dall’altra parte del mondo mi ha mandato un #FF  su twitter, facendo riferimento alla serata musicale del giovedi sera che avevo inventato anni fa con altri amici in un piccolo pub nel parcheggio di una raffineria ormai chiusa (!), e che per qualche anno ha richiamato almeno per una sera della loro vita migliaia di ragazzi tra Bergamo e Milano che si ritrovavano lì: prima perchè c’era la dancehall, e poi semplicemente perchè c’era la gente.

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iThink Different

A me non piacciono mai i santini – nè tantomeno la caccia alle streghe. Quindi dico la mia sulla morte di Steve Jobs, inserendola in una serie di riflessioni e discorsi che sto facendo nelle ultime settimane; per la precisione dall’uscita di questo post dei soliti WuMing sul loro blog Giap, che vi invito a leggere.

Già il fatto di partire da qui, dovrebbe aiutare a far piazza pulita da miti e mitologie facili: Steve Jobs era Apple e Apple è una delle megacorporation che si spartiscono il mondo  – una zaibatsu, mi suggerisce il lettore di fantascienza che ho in testa. E nelle storie che piacciono a me, le zaibatsu non stanno mai dalla parte dei buoni.

Eppure non si riesce, a mettere Steve Jobs tra i cattivi. Di questo vorrei parlare, perchè sarà meglio capire bene come funziona questo meccanismo. E se permettete, la prendo un po’ alla lontana. Se vi annoiate, pazienza. C’è piena la rete, di elogi sperticati tutti uguali, di discorsi di Stanford e di biografie copiate qua e là.

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Nel fondo dove il secolo è il minuto

Stasera ho appoggiato la testa tra le mani, sul tavolo. Ho chiuso gli occhi mentre dalla radio arrivava la consueta dose di miserie dell’omiciattolo che ci meritiamo a governare l’itaglia.

Dall’altra stanza mio figlio di 20 giorni piangeva. E l’ho visto entrare nella stanza a sei anni in pigiama prima del primo giorno di scuola. E poi l’ho aspettato dopo un’uscita notturna. E mi son visto coi capelli bianchi.

E tutto era molto piccolo, come nei frammenti di qualche lirico greco. E non c’era niente fuori posto, come un pomeriggio di primavera quando scende il sole.

E a voi giustamente non ve ne frega niente, ma non era male.

I’m a cool rockin’ daddy

Stamattina alle 7 qui pioveva a dirotto.
Meglio, eh – così si bagna il prato. Che in questi giorni non ho avuto molto tempo per stargli dietro.
Sai com’è, due giorni fa è nato mio figlio.

Senti che impressione, quando lo dici:
è – nato – mio – figlio.

Oggi vado a prendere lui e la mamma in ospedale, lo metto in macchina, poi apro la porta di casa, lo faccio entrare spingendo la sua carrozzina – e non uscirà più da qui per un certo numero di decenni.

E va proprio tutto bene. E poi un po’ di pioggia rinfresca, comunque.

Vedo la Terra. Com’è bella.

Fanno cinquant’anni oggi.

Nessuno li caga più, i viaggi nello spazio. E forse l’allunaggio è stata una messa in scena di Hollywood, e in ogni caso troppi soldi spesi per niente. L’Unione Sovietica poi non esiste più neanche, figurarsi.

Ma cinquanta anni fa un pilota di 27 anni, figlio di un falegname e di una donna delle pulizie, per la prima volta si è chiuso dentro a una capsula parente stretta del cestello di una lavatrice, e sotto al suo culo hanno acceso un missile che gli ha fatto fare il giro del mondo.

Ma da fuori. In orbita.

Dura 108 minuti.
Non è niente per noi oggi, con astronauti che restano in orbita mesi, mandando via twitter le foto digitali dei posti che sorvolano. E forse è stato un falso anche questo, forse non era il primo, forse altri sono stati spediti prima di lui in orbita senza tornare, da quei gelidi mostri comunisti. O forse no, non si sono mai trovate le prove di questo: e allora è Yuri il primo uomo a volare così lontano.

E la prima volta che un essere umano guarda la Terra da fuori.

Da quassù la Terra è bellissima – senza frontiere né confini.

once upon a time.

Si, certo che sono preoccupato per la crisi nucleare in Giappone.
E ovvio, che mi fanno ancora (più) schifo l’omiciattolo e i suoi servi, e i microcefali che ancora li applaudono e li ascoltano.
E certo, che l’intervento militare in Libia sta diventando l’ennesimo tentativo di accaparramento del petrolio versione 2.0, coi bombardamenti pacifisti, i missili intelligenti, le risoluzioni ONU a fisarmonica, fatte per giustificare un po’ il cazzo che si vuole – e noi in ogni caso lasciati fuori dalla porta, perchè tanto con dei pagliacci come i governanti italiani si può fare quel che si vuole.

Però ci sono le stelle stanotte, apro una Guinness e mi siedo in giardino.
E guardo in su, aspiro il profumo di primavera che fa l’aria.

E forse sono anche ottimista, un po’. Con tutto quello che mi aspetta.
Con tutto quello che è passato. Che ho costruito, che ho combinato.

La rete mi butta bella musica stanotte. E un sacco di bei pensieri.
Peccato esser qui da solo, mi mancate.
Parecchio.

notte prima degli esami.

Sono a Roma, in un posto di preti fuori città, in mezzo ai pini marittimi.

Sono murato qua per tre giorni con quasi 200 ragazzi di 17 anni, per una cosa di lavoro. Li faccio incontrare e scontrare, parlare, discutere, decidere – assaggiare un po’ di quello che per me è stato normale tutta la vita, ma visto da loro per molti è roba da marziani.

E ad un certo punto mi colpisce in faccia la consapevolezza di dove sono, loro. Quanto indietro, a che punto della strada. In quale sole, in quale gloria. Mi vedo in un ritratto alla parete. E mi ricordo quel passaggio del film, uscito quando ero come loro, “stesso taglio di capelli, pieni di ormoni come voi – invincibili come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi. I loro occhi, pieni di speranza, proprio come i vostri”. Come i pini di Roma, la vita non li spezza.

Io me la ricordo perfettamente, la notte prima degli esami. Minuto per minuto.

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