Lo spartiacque.

Prima c’era stato il gran concerto di Manu Chao in piazza Duomo a Milano (mai più niente di simile in quella piazza fino ai giorni di Pisapia, che io mi ricordi…), e prima ancora decine di giornate di preparazione, di autofinanziamento, di organizzazione – tutti andavano a Genova. Tutti quelli che sentivo vicino, tutti quelli con cui mi era capitato fino a quel momento di fare anche brevi pezzi di strada: dai centri sociali agli oratori, dagli scout alle associazioni del consumo critico, dagli insegnanti ai collettivi scolastici, tutti andavano a Genova.

Continua a leggere

Annunci

Il problema non è la caduta. Ma l’atterraggio.

Diciamo subito una cosa dopo i fatti di Roma oggi pomeriggio: gli scontri, la strada “militare” se volete, sono un’opzione. Farà impressione dirlo, e non è una strada che mi interessi, ma da sempre è stata una strada: anzi, la più facile e la più battuta. Però più che per altre strade, serve sapere dove si sta andando. Perchè ci si fa del male, a fare gli scontri, si perde sostegno da alcune parti e lo si guadagna forse da altre, ci si ferisce, si finisce fermati o arrestati, poi si innesca la solita spirale repressiva che colpisce a caso tutti gli altri, eccetera eccetera. Insomma proprio tutto già visto. Eppure siamo sempre qua. Siamo sempre a Münster come è raccontata in Q, o più semplicemente a Genova dopo aver raccolto Carlo Giuliani dall’asfalto. Non si riesce proprio, a immaginarsi un altro film? Da quell’asfalto, dicevamo, dobbiamo ripartire. Ma non restarci inchiodati, a cercar di pareggiare il conto, a cantare una canzone che ha 40 anni e li dimostra tutti, dicevamo. Anche stavolta qualcosa di nuovo già si poteva vedere, ma invece poi non si esce dalla ruota del criceto. It’s a rat race, per essere fedeli al nostro titolo, e tirare in mezzo una canzone.

Continua a leggere

a volte apri gli occhi e vedi come vivi

Sì, naturalmente è la canzone dei Casino Royale, l’ennesima, a dire tutto quel che ho in testa oggi: Canzoni incastrate nei denti, è scritto lì sopra mica per niente.

A parte che è roba del 1995, che fa quindici anni tondi e non ci puoi credere. A parte che però suona come se fosse uscita ieri mattina. A parte che da quando è uscita, sono 15 anni che me la canto e me la ricanto e ogni volta ci tiro fuori qualche pezzo da scrivere sui muri.

A parte tutto c’è quella frase lì, che stamattina lampeggia nel titolo.

Continua a leggere

Buon compleanno Federico.

Dopo la sentenza per l’incredibile uccisione di Riccardo Rasman a Trieste, qualche mese fa, un’altra sentenza dichiara colpevoli di omicidio degli agenti di pubblica sicurezza: quelli che ha avuto la sfortuna di incontrare, sulla strada del suo ritorno a casa, un ragazzo di nome Federico Aldrovandi, una mattina di alcuni anni fa a Ferrara.

Dei quattro poliziotti condannati, uno in questi giorni era in servizio… al G8 dell’Aquila, guarda un po’ – va beh, niente di cui stupirsi.

Tra qualche giorno Federico Aldrovandi avrebbe compiuto 22 anni.
Buon compleanno.

Verità grido il tuo nome.

La solita figura di merda…

Il Guardian racconta che, nei corridoi del potere, cominciano a non poterne più di noi.

E non tanto perchè abbiamo un presidente del consiglio che apre la sua sede istituzionale che pago io  a donnine “professioniste” (si sa che… tra professionisti ci si intende) o va alle feste di compleanno di 18enni di cui conosce il padre da tempo anzi non è vero anzi si, o organizza festini con le donnine a casa sua, e ce le porta con gli aerei di stato che pago io, le fa vigilare dai carabinieri che pago io, ecc. ecc.

E non tanto perchè non abbiamo mai contato un cazzo e abbiamo sempre avuto il vizio di farci grandi perchè siamo amici “di quelli che contano”. Amici, poi… insomma la solita merda da italiani dell’italietta, puzza di ascelle coperta da deodorante da 2 lire e vestito della festa la domenica, e vai col liscio.

Dice il Guardian che il nostro governo ha fatto un pessimo lavoro nell’organizzazione del vertice G8 in Italia, e addirittura per non farlo floppare del tutto hanno dovuto muoversi gli americani, organizzare loro i colloqui preliminari, stabilire il programma ecc. ecc. – mentre qui da noi pensano ad andare in onda dall’Aquila davanti alle macerie, raccontando di grandi ricostruzioni che nessuno ha mai visto, e fanno finta di dimenticarsi di essere stati già cazziati davanti a tutto il mondo per non aver rispettato nessuno degli impegni dei vertici passati, soprattutto quelli relativi alla diminuzione della fame nel mondo. Ma tanto ste cose in Italia non le racconta nessuno, quindi no problem.

L’omino come sempre per reazione si impettisce, dice che è merito suo l’accordo contro le armi nucleari tra Russia e Usa. La Russia smentisce, tra l’altro – ma chi vuoi che lo sappia. Dice che la delegazione italiana ha fatto un ottimo lavoro. Dice che il Guardian ha preso una cantonata, perchè gli americani si sono mossi sì, ma per organizzare il G20 che si farà negli USA in seguito. “Una grande cantonata da un piccolo giornale”, dice l’omino. E rincara il ministro degli Esteri di questo Paese: “Spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali”.

A me, naturalmente, dei corridoi del potere e del G8 non me ne frega un cazzo.
E bisogna essere coglioni per sognare di essere, noi itaglia di oggi, allo stesso piano degli altri membri del G8. O di altri paesi che stanno avanti mille chilometri, anche se nel G8 ancora non ci sono.

Però a volte un sano bagno di realtà serve. Un secchio di merda in faccia. Uno che grida “il re è nudo”.
Fuori l’Italia dal G8, dai. Basta summit blindati, basta arresti e violenze poliziesche, e basta scenette da battaglia del grano.

Mettiamoci al posto nostro, laggiù in fondo alla fila.

The day after

Il giorno dopo la sentenza sulla “macelleria messicana” alla scuola Diaz di Genova durante il G8 del 2001, io non ho cambiato idea. Anzi sono più convinto di prima. Non mi potevo aspettare altro.

E mi chiedo perchè il presidente del Tribunale invece prima firma la sentenza, e poi sente il bisogno di dichiarare pubblicamente che, insomma, si è fatto quel che si è potuto. Che le prove eran quelle. Che con quelle prove si potevano condannare quelli lì, e basta.

Non dice che comunque le pene sono state ridotte, scontate, diminuite in maniera assurda (alcuni di quei reati prevedono fino a 12 anni, e ne hanno dati 2 o 3…) – e soprattutto non dice il motivo, perchè non si può dire…

Continua a leggere

Il fatto non sussiste.

Pensate con calma alla spedizione punitiva alla scuola Diaz di Genova nel 2001: decine di persone innocenti assalite di sopresa e massacrate di botte – decine di ossa,  gambe, braccia, costole rotte – denti spezzati e saltati – pensate ai vostri – traumi cranici ed emorragie interne – ferite alla testa – tracce indelebili a livello psicologico – immaginatevi, a 20 anni, dentro una situazione così – false prove fabbricate ad arte per giustificare l’irruzione a posteriori – un falso accoltellamento inscenato per lo stesso motivo – deportazioni durate per ore e ore senza alcuna giustificazione o appiglio legale – urla e cori fascisti da parte dei “tutori dell’ordine” del nostro paese…

Non è successo niente. Il fatto non sussiste.
Ed era così ovvio, che sarebbe finita così.

Come dice la canzone? Il potere assolve sempre il potere.
Oppure meglio: non siamo mai stati così coglioni / da non sapere che non esistono poteri buoni.

Nella solita, stantìa ripetizione della cultura vera di questo paese di vecchi, fascisti e rincretiniti, i capi sono tutti assolti, perchè sono i capi – e i loro sottoposti, condannati a pene ridicole per poter almeno dire che comunque qualcuno ha pagato; intanto non si faranno nemmeno un giorno di galera.

Cosa credevate?
Davvero pensavate che qualcuno avrebbe pagato?

E per cosa?

Scurdàmmuce o’ passato…

Con puntuale ritardo, giusto quell’ora e mezza per NON finire nemmeno nei tg della sera, i coraggiosi giudici di Genova ci hanno letto il dispositivo della sentenza che chiude il primo grado del processo sulle violenze ai fermati del G8 di Genova 2001, deportati nella caserma di Bolzaneto.

Adesso ditemi che è colpa dell’omertà che permea i corpi di polizia italiani (ma non era roba da mafiosi?), che è colpa del reato di tortura che in Italia non esiste (e però la tortura sì…), che è colpa dei depistaggi operati dagli stessi corpi di polizia (ma non servivano per assicurare giustizia e verità?); ditemi che la magistratura ha fatto tutto quel che poteva, che questo è già un risultato, anche se nessuno si farà un giorno di prigione e se due terzi degli imputati sono stati assolti e un terzo condannato alla metà di quanto richiesto. Perchè, davvero qualcuno si aspettava qualcosa di diverso?

Continua a leggere