itaglia.

Retweet da Massimo Banzi aka mr. Arduino.

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Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.

In questo momento medan Tahrir, la piazza della Liberazione al Cairo, è un’esplosione di gioia, di grida, di urla e di rumore inconcepibile. La (magistrale) diretta di al Jazeera porta un esempio eccezionale di cambiamento in tutto il mondo, e segna un punto di non ritorno per tutto il mondo arabo e chissà per chi altro ancora.

In tutto questo, l’itaglia come sempre si guarda l’ombelico dal basso della sua ridicola, vuota autoreferenzialità, e dall’ennesima vergogna di essere il più importante paese occidentale nel mediterraneo, e non avere nemmeno una telecamera al Cairo, avendo in compenso un personaggio al ministero degli esteri che non ha mai detto una parola sensata su un avvenimento che il mediterraneo potrebbe cambiarlo per sempre.

Poi faremo lunghe analisi su cosa succede adesso, su chi e come gestirà la transizione, su come si comporterà l’esercito e su tutto quello che dicevamo ieri.

Adesso voglio riempirmi occhi e orecchie di questa gioia e rivoluzione,  dell’emozione dei commentatori, delle lacrime degli intervistati, che parlano di democrazia e di orgoglio e di dimostrazione data al mondo… delle ragazze che tra i singhiozzi gridano che se questo è possibile, tutto è possibile, e lo gridano a tutto il mondo e viene da piangere pure a me.

E’ un’ondata storica e solo i ciechi imbecilli che comandano in itaglia non l’hanno capito – loro e tutti i loro leccaculi dell’informazione eccetera eccetera che ancora parlano delle loro stronzate senza peso.

Ok e adesso a chi tocca? 😉

Drive In a reti unificate

Mentre il mondo ribolle, e noi ci dedichiamo tutta l’attenzione, dalle nostre parti si discute molto. Nonostante l’occasione del discutere sia sempre quello là, ossia un’occasione miserevole, spesso poi nelle discussioni vengono fuori elementi interessanti, spunti illuminanti, cose su cui riflettere. Quindi l’invito a tutti è di cercare, leggere, provare a farsi delle domande – che è sempre un dovere di tutti.

Ad esempio, nel fermento di discussioni provocato da proteste e manifestazioni convocate e organizzate da donne, mi salta all’occhio questo post di Lipperatura.
E’ breve, leggetelo. Se vi va potete anche leggere l’articolo del NY Times linkato alla fine testo, sullo stesso tema. E guardare la puntata di Matrix, sempre linkata, che è l’argomento del tutto: ossia il retaggio culturale di Drive-In e di quella roba lì.

E’ un tema su cui ho molto riflettuto qualche anno fa, e in sostanza sono arrivato a questa conclusione: quel tipo di tv ha cercato di rubarmi anima, cervello e personalità mentre mi distraeva fornendomi abbondante materiale per le mie session masturbatorie adolescenziali. Fortuna ha voluto che abbondanti anticorpi siano presto arrivati dalla scuola (pubblica) di qualità che ho frequentato, e quindi resto un simpatico cazzone, sempre discretamente attratto da culi e tette, ma direi in grado di ragionare autonomamente su quel che succede, o almeno di provarci.

Vi invito a farlo; se volete, trovate qui sotto gli interventi più illuminanti (secondo me, ovvio…) della lunga discussione seguita al post. Tra tante chiacchiere, e tantissime testimonianze di poca capacità di riuscire a discutere davvero, ci sono alcuni fili interessanti: il presunto (?) approccio rivoluzionario-dall’-interno della tv di Antonio Ricci, la difficoltà di noi maschietti di guardarci da fuori, il legame così stretto e oggi così facilmente visibile tra il potere (e l’andazzo) di quei tempi,  e quel tipo di tv… eccetera.
Riconoscerete alcuni totem di chi scrive, come i soliti WuMing; in ogni caso sarebbe bello che fossero letture che lasciano il segno.

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youtube è come la tv? perchè questi proprio non han mai visto altro…

Su Engadget.com, uno dei siti importanti a livello mondiale come osservatorio delle novità hardware e software, e degli annessi e connessi influssi sulla vita delle persone, esce un articolo sull’ultima bella invenzione della nostra AGCOM, passata ovviamente sotto silenzio sui grandi media in questo bel Paese, che “regolamenta” le webradio e le webtv, e già che c’è ovviamente sparge a piene mani inspiegabili vincoli, limiti e quelli che qualcuno chiamerebbe “lacci e lacciuoli” contro la rete… viene da chiedersi come è possibile che questi legislatori siano così ignoranti in materia: mai usato youTube almeno una volta per pubblicare qualcosa? Ecco, appunto: il sospetto che viene subito dopo è che non ci sono, ci fanno
Traduco qua (velocemente e male, ma tant’è…) il post, che mi sembra significativo – spero che la traduzione riporti correttamente il pensiero degli autori di Engadget, ma in ogni caso invito tutti ad andarsi a leggere l’originale e anche tutti i commenti, che dicono molto chiaramente cosa pensa il mondo di noi. Altro che paese d’o’ sole, quarta potenza mondiale, e tutte le puttanate che vi bevete ogni giorno dalla tv. Per l’ennesima volta, che vergogna:

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Commuters

Ieri ho visto un programma sul (fantastico) canale RaiStoria – si può vedere sul sito della Rai ma credo che pochissimi sappiano anche solo della sua esistenza.

Nel programma, un giovane Carlo Mazzarella si faceva spiegare New York da italiani residenti lì per lavoro, nel 1962: clamoroso il giro di Harlem guidato da Ruggero Orlando (oddio… realizzo solo mentre lo scrivo che in tanti non l’avranno nemmeno mai visto al tg) o l’incontro col muratore-scrittore italoamericano Pietro Di Donato, figlio di emigranti di Vasto e autore di libri che mi è venuta voglia di leggere.

Al di là del livello degli intervistati, e dello spessore delle interviste (roba che oggi un giornalista non saprebbe come chiedere…) più di tutto mi ha lasciato a bocca aperta la parte di reportage che segue la giornata lavorativa dell’impiegato-tipo, che si fa portare in macchina fino alla stazione dalla moglie (…”perchè le automobili per andare a lavorare, in America ormai non le usa quasi più nessuno: servono solo nei fine-settimana, per andare in campagna”…), poi prende il treno e arriva in città e la sera ritorna.

L’accompagnatore di turno (mi sfugge il nome ma… credo fosse l’inviato a NY del Corriere) chiama queste persone… commuters, con Mazzarella che replica: “ma in italiano come sarebbe questa parola?” Risposta: “Commuter è una persona che ogni giorno lascia casa sua e fa molti chilometri, almeno un’ora di viaggio, per recarsi a lavorare  – e altrettanto per tornare a sera. No, in italiano non esiste una parola così”.

Capito il fatto?

Nell’Italia del 1962, c’erano gli emigranti e i vitelloni e le lucciole… m non c’era una parola per dire cosa fossero i pendolari.

Queste son le cose che mi lasciano lì.
Che roba.

L’italia vista dalla luna

sono a Malaga per lavoro…
sarà perchè sono passato direttamente da due mesi di pioggia e temperature sotto i 20 gradi, alla spiaggia di sabbia piena di ragazze in topless e sotto un sole che ammazza (si, ovviamente mi sono scottato…), ma sto meditando su questo salto in un altro mondo.

E allora mi è venuto in mente che voglio cercare di parlare di casa mia mentre sono in giro – per un problema di prospettive, che cambiano gli ordini di grandezza e di profondità.

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Non si esce vivi dagli anni 80

Gli anni 80 nei miei ricordi sono l’inizio dell’importanza dell’immagine. Quella sugli schermi, naturalmente: quella delle tv private che cominciano il loro lavoro tra l’apprezzamento e la simpatia di tutti. Adesso si vedono i risultati, e si vede che sbaglio abbiamo fatto.

Ma anche (forse soprattutto) gli anni di inizio dell’importanza dell’immagine che uno da di sè, dell’immagine nel senso di look.

Anni di stilisti e palastilisti, di Nike e Moncler, di marchi che cominciano a mettersi in posizione per il dominio del mondo che seguirà a breve. Anni di inizio della globalizzazione: quella dei fast food e della tv che finalmente ci porta i format degli Iuessei, ma ci porta anche le piazze di Berlino con le candele, e la piazza di Pechino che ferma i carri armati alzando le mani, almeno per qualche giorno. Anni in cui sottovoce e clandestinamente, cominciavamo a maneggiare computer, software hackerato che arrivava da misteriosi canali internazionali che poi erano l’internet, nelle sue forme primigenie.

Fossimo stati negli Iuessei, magari finivamo stramiliardari per aver creato la Sierra On-Line o chissà che altro.

E invece no, Brianza anni 80.

Giardini pubblici coi tossici incorporati, da evitare non guardare non considerare. E intanto una corsa senza regole ad essere di più e meglio. Mentre migliaia di persone si trovavano senza lavoro, per la prima volta maneggiando il no-future cantato giusto qualche anno prima per le strade di Londra. Crescere in questo casino, Drive-In alla televisione e i genitori a ritagliare annunci di lavoro dal giornale. Hai voglia, ad allevare dentro di te la forza. Quando poi l’amore ti colpisce in faccia come un tirapugni, ed è tutta roba tua, da smazzarti da solo.

Eppure la banda, era la forza più grande: passare il tempo a far passare il tempo, scoprire l’hiphop lo skateboard la breakdance, avanti di talmente tanti anni che nemmeno potevamo pensare di stare maneggiando un business così gigantesco. Fossimo stati negli Iuessei, potevamo creare una linea di streetwear e sponsorizzare Tony Hawk. E invece, vai a leggere copie di Thrasher arrivate chissà come fino a questa periferia dell’impero.

Campioni del mondo delle occasioni sprecate.
A brulicare dove piano si stava ricostruendo un seme di qualcosa, che covava sotto ceneri e macerie pronto a riempire le strade di noi, nel giro di pochi anni. E poi di nuovo a casa davanti alla tv, tanto per ribadire chi comanda.

Merlo del castello vola e va.
Cicca – ciccà:
io sto qua.

Non si esce vivi dagli anni 80.