i libici.

Quando qualcuno dice “i libici”, la mia testa per riflesso condizionato corre alle scene iniziali di Ritorno al futuro.

Quando qualcuno dice che l’aviazione ha bombardato Tripoli, io penso all’aviazione USA mandata da Reagan nel 1986 con l’intento di far fuori il colonnello, che però si salvò per una soffiata di Craxi.

E oggi invece?

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sanremo è sanremo?

Dai e dai, anche quest’anno sanremo è passato. Come al solito, da bravo radical chic me ne son tenuto a debita distanza, andando solo a curiosare su youTube le performance di Luca & Paolo (tra cui questa… per la quale son rimasto a bocca aperta). Ho appena saputo chi ha vinto, e ascoltata la canzone l’unico giudizio che mi viene è quello di Nomfup.

Però mi restano in testa dei pensieri sull’intervento di Benigni.

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Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci.

In questo momento medan Tahrir, la piazza della Liberazione al Cairo, è un’esplosione di gioia, di grida, di urla e di rumore inconcepibile. La (magistrale) diretta di al Jazeera porta un esempio eccezionale di cambiamento in tutto il mondo, e segna un punto di non ritorno per tutto il mondo arabo e chissà per chi altro ancora.

In tutto questo, l’itaglia come sempre si guarda l’ombelico dal basso della sua ridicola, vuota autoreferenzialità, e dall’ennesima vergogna di essere il più importante paese occidentale nel mediterraneo, e non avere nemmeno una telecamera al Cairo, avendo in compenso un personaggio al ministero degli esteri che non ha mai detto una parola sensata su un avvenimento che il mediterraneo potrebbe cambiarlo per sempre.

Poi faremo lunghe analisi su cosa succede adesso, su chi e come gestirà la transizione, su come si comporterà l’esercito e su tutto quello che dicevamo ieri.

Adesso voglio riempirmi occhi e orecchie di questa gioia e rivoluzione,  dell’emozione dei commentatori, delle lacrime degli intervistati, che parlano di democrazia e di orgoglio e di dimostrazione data al mondo… delle ragazze che tra i singhiozzi gridano che se questo è possibile, tutto è possibile, e lo gridano a tutto il mondo e viene da piangere pure a me.

E’ un’ondata storica e solo i ciechi imbecilli che comandano in itaglia non l’hanno capito – loro e tutti i loro leccaculi dell’informazione eccetera eccetera che ancora parlano delle loro stronzate senza peso.

Ok e adesso a chi tocca? 😉

attento che cadi

Quello là sta un’altra volta per cadere…  con tutti i cazzi suoi più o meno sistemati, un pugno di mosche in mano e anni di immobilismo, fanfaronate e disastri sociali ed economici ottenuti durante lo svolgimento del suo trascurabile (?) ruolo di capo di un governo.

Se cade ovviamente spero che si faccia molto male, e già non vederlo e non sentirlo più da tutte le parti per due giorni è un bel risultato della situazione: sarà chiuso nel suo bunker? Magari è la volta che i suoi compari, tipo Bondi, si avvelenano per non cadere vittima del nemico?

In verità, come si affrettano a raccontarci, è in aeroporto a parlare al telefono con la Carfagna, a costo di arrivare tardi all’altrettanto trascurabile vertice della Nato. Forse per questo motivo, non più distratti da corna e disegnini di biancheria intima, i campioni della democrazia formato export son riusciti a mettersi d’accordo su come ritirarsi dalla clamorosa sconfitta in Afghanistan.

E cosa ci avrà da lamentarsi, la “ministra più bella del mondo” (cit.) ? Dice che si è accorta che nel pdl comandano gli affaristi. Ma dai?! E poi insomma, le stanno facendo pesare le sue frequentazioni con Bocchino. E dire che è a frequentazioni di quel genere, che i maligni attribuiscono la sua rapidissima carriera politica…

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…piccoletto, superbioso, iracondo…

Un punto piccoletto,
superbioso, iracondo,
“dopo di me – gridava –
verrà la fine del mondo!”

Le parole protestarono:
“Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta,
e non è che un Punto-e-a-capo”.

Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.

Gianni Rodari,
Filastrocche in cielo e in terra – 1960.

the immigrants’ song

Davide vive a Toronto. E Riccardo è a Valencia da qualche anno. Alessandro vive a Praga. Poi c’è Federico che sta a Phuket. Francesca va e viene dalla Cina. Marco era al Cairo, poi in Belgio. Paolino è a Londra. Anche Nicola è stato al Cairo per anni. Marco è in Brasile, e anche Paolo è in Brasile da talmente tanti anni che uno non ci pensa più nemmeno.

E’ tutto molto global: ci sentiamo sul web 2.0 e ci spostiamo in aereo, ci chiamiamo su skype in videoconferenza e condividiamo foto, pensieri e notizie su quel che facciamo.

Però a me vengono in mente i bastimenti che nei secoli passati hanno scaricato altri italiani in giro per il mondo, con molte meno opportunità, meno consapevolezza e molta più rassegnazione.

Non so come si vedano i miei amici in giro per il pianeta, io non li considero emigranti… ma forse è quello che sono: emigranti 2.0
Questo paese di apartheid e razzismo è tornato ad essere un paese di emigranti, e non ce ne siamo accorti?