E non tanto perchè abbiamo un presidente del consiglio che apre la sua sede istituzionale che pago io a donnine “professioniste” (si sa che… tra professionisti ci si intende) o va alle feste di compleanno di 18enni di cui conosce il padre da tempo anzi non è vero anzi si, o organizza festini con le donnine a casa sua, e ce le porta con gli aerei di stato che pago io, le fa vigilare dai carabinieri che pago io, ecc. ecc.
E non tanto perchè non abbiamo mai contato un cazzo e abbiamo sempre avuto il vizio di farci grandi perchè siamo amici “di quelli che contano”. Amici, poi… insomma la solita merda da italiani dell’italietta, puzza di ascelle coperta da deodorante da 2 lire e vestito della festa la domenica, e vai col liscio.
Dice il Guardian che il nostro governo ha fatto un pessimo lavoro nell’organizzazione del vertice G8 in Italia, e addirittura per non farlo floppare del tutto hanno dovuto muoversi gli americani, organizzare loro i colloqui preliminari, stabilire il programma ecc. ecc. – mentre qui da noi pensano ad andare in onda dall’Aquila davanti alle macerie, raccontando di grandi ricostruzioni che nessuno ha mai visto, e fanno finta di dimenticarsi di essere stati già cazziati davanti a tutto il mondo per non aver rispettato nessuno degli impegni dei vertici passati, soprattutto quelli relativi alla diminuzione della fame nel mondo. Ma tanto ste cose in Italia non le racconta nessuno, quindi no problem.
L’omino come sempre per reazione si impettisce, dice che è merito suo l’accordo contro le armi nucleari tra Russia e Usa. La Russia smentisce, tra l’altro – ma chi vuoi che lo sappia. Dice che la delegazione italiana ha fatto un ottimo lavoro. Dice che il Guardian ha preso una cantonata, perchè gli americani si sono mossi sì, ma per organizzare il G20 che si farà negli USA in seguito. “Una grande cantonata da un piccolo giornale”, dice l’omino. E rincara il ministro degli Esteri di questo Paese: “Spero che il Guardian esca dal club dei grandi giornali”.
A me, naturalmente, dei corridoi del potere e del G8 non me ne frega un cazzo.
E bisogna essere coglioni per sognare di essere, noi itaglia di oggi, allo stesso piano degli altri membri del G8. O di altri paesi che stanno avanti mille chilometri, anche se nel G8 ancora non ci sono.
Però a volte un sano bagno di realtà serve. Un secchio di merda in faccia. Uno che grida “il re è nudo”.
Fuori l’Italia dal G8, dai. Basta summit blindati, basta arresti e violenze poliziesche, e basta scenette da battaglia del grano.
Mettiamoci al posto nostro, laggiù in fondo alla fila.
E’ una diversità dovuta a una questione genetica o una ragione di etica, non di politica o di musica, è la solita storia succube di una drammatica semplicità che la complica e tramuta in una realtà comica…quelli come me non dimenticano da dove vengono e se cadono poi si riprendono e riconoscono l’errore, pagando quello che c’hanno da pagare, aspettando il tempo per potersela sciallare, e quindi pago e resto all’occhio, risuonando i sentimenti a orecchio, guardo il tipo nello specchio, ed esce un uomo che non cresce o un bambino nato vecchio…
[...] Alla mia gente interessa il pane, non tanto la gloria, ora esclude in quanto é stata esclusa da quelli come te che ora invadono la nostra storia, viziati come l’aria, in una stanza chiusa. A noi non interessa un audience elitaria, l’intellettuale adolescente e la sua boria, vogliamo la vittoria. Perché per noi era tempo di bilanci familiari mai precisi, di crisi, di sogni uccisi quando vi guardavamo sfotterci coi vostri sorrisi, le mode da narcisi, vestiti e panni lisi – io vi vedo ancora come allora, tutti precisi e decisi a degustare il boom dei vostri giorni easy…
Lo devo leggere sul feed della BBC, tanto per cambiare, perchè in Italia non si vede – ne aveva parlato Repubblica mesi fa, ma adesso, alla vigilia della partenza, la notizia rimbalza da Londra: tutta la laguna sarà coperta da connessione wireless da venerdi, gratis per i residenti, a 5 euro al giorno (se ho capito bene) per i turisti.
Forse non è una notizia importante, in giorni di leggi razziste e di ennesimo, ulteriore giro di vite alle libertà di tutti (fatto da questi, che le libertà ce le hanno pure nel nome… non suona come doppia presa per il culo?). Però è una notizia, e mi viene pure da battere le mani: l’articolo ripete come a San Francisco, come a Stoccolma… basta poco per rimettere una città italiana al posto che meriterebbe, se fossimo governati da gente che almeno una volta ha fatto non dico chissà che studi, ma anche solo un giro d’Europa in inter-rail.
Ce la fate, a darmi almeno una notizia così al giorno?
a… 17, 18 anni, mettiamo: cosa fai?
dove li passi questi primi giorni di vacanza, con ancora tutti gli amici a casa, e la scuola finita da poco, e quel profumo di sere che durano settimane, mesi in una notte sola…?
Session intensive di D&D, magari, e videogiochi di cui oggi si è perso anche il nome – e serate in giro in bici sotto i lampioni, soprattutto, a parlar del senso del mondo e altra robetta simile, per farci sopra una risata con tutta la banda. Leggi il seguito di questo post »
Vedo in giro, soprattutto in giri di sinistra estrema / estremista, una analisi del movimento in corso in Iran che mi stimola a riflettere.
La tesi, in sostanza, è che dietro ai rivoltosi iraniani, come dietro agli “arancioni” ucraini ecc, ci siano le potenze occidentali (USA e Uk, per farla breve…) che non sapendo più come fare, tentano anche questa carta per togliersi Ahmadinejad dalle palle e riportare l’Iran (e il suo petrolio…) nella loro sfera d’influenza.
Non è una interpretazione da buttare, ma bisogna capirsi bene su quel “dietro”. Ossia, che dietro ai leader politici (come Moussavi) o nei loro dintorni ci possa essere qualche “potenza occidentale”, è anche possibile; dopodichè il realismo (che dovrebbe essere una dote di ogni rivoluzionario, mi dicevano…) vorrebbe che uno si attacchi al carro che ha sottomano, per poi casomai lasciarlo indietro e andare più spedito. E penso che questo stiano facendo i giovani iraniani. Che ne hanno comprensibilmente le palle strapiene.
Noto però a margine che questo approccio, usato sempre in Iran per togliersi dalle palle lo Scià nel 1979, ha regalato ai rivoluzionari un bel trentanni di dittatura teo-nazista degli ayatollah, il carro a cui si erano attaccati tutti e che li ha tirati sotto andando avanti per la sua strada. Forse quindi non funziona così bene.
Ok un personaggio icona del suo tempo, Michael Jackson.
L’unificazione della musica “black” con le altre, fino ad arrivare ad una sola hit-parade.
Il corpo, il ballo che irrompe in un business musicale dominato da chitarristi segaioli e predicatori pali-in-culo.
Ok la chirurgia plastica compulsiva, come in Brazil.
Una scimmietta ammaestrata in un business così tanto più grande di lui, da aver paura di pensare al suo equilibrio (?) mentale, in questa sproporzione. E poi la bellezza di aver (quasi) unificato le produzioni pop mondiali: adesso, la stessa munnezza per tutti, e state contenti.
Dimenticavo: schiarirsi la pelle da nera a… morta, una cosa che sulla gente di colore ha avuto un impatto devastante, molto più di quel che riusciamo a capire noialtri bianchetti.
Eppure.
Il video di Thriller, su DJ Television (credo…) un pomeriggio di seconda media, con la tele del salotto accesa dopo pranzo.Ipnotizzato.
Beat it, Quincy Jones e Van Halen.
Il suo concerto allo stadio della mia città, uno dei primi così grossi.
Il primo compact disc entrato in casa mia, regalato a mia sorella, il disco Bad.
Ma se lo guardi, se lo ascolti, si scioglie in mano.
Copertina in pelle nera e chiodo? Video (girato da Scorsese…) in un sotterraneo malfamato? Ritornello “you know I’m baaaad – I’m baaad” con quella vocina?
Sarà che in quegli anni ho cominciato ad ascoltare Shabba Ranks – ma voi come cazzo avete fatto a crederci, a Jacko? Si sentiva l’odore di plastica già dai tempi dei tempi.
Sono nei boschi della Romania.
Intorno a Resita, qualche decina di km da Timisoara.
Portiamo ragazzi di vent’anni a fare esperienze, ad assaggiare la vita – e l’Europa, questa cosa favolosa che loro hanno e nessuno prima di loro ha avuto.
E naturalmente non se ne rendono conto – ma questo tocca a noi.
Giro di impressioni, e con parlate inglesi più o meno stentate esce di tutto, importanza dei contatti fisici tra persone, superare i limiti, mettersi in gioco…
Quei discorsi profondi e semplici che significano che abbiamo colpito nel segno, il seme è piantato, l’emozione è arrivata. Adesso il resto tocca a loro.
Penso che è da… più di 25 anni che sto in situazioni così, in cui la gente “tira fuori” quello che ha sentito. Penso che sia una fortuna immensa, un osservatorio sul mondo che a pochi è dato. Penso che è per questo che voglio far assaggiare il più possibile, a più gente possibile, come si vive bene senza confini, senza appartenenze, senza routine quotidiane di cose da fare perchè sì. Non è una questione di bandiere o stronzate simili. E’ cambiare la vita. E’ roba seria.
Per questo mi viene un’emozione profonda, per un attimo, quando i colleghi mi chiedono di chiudere.
Perchè alla fine è dal secolo scorso che faccio ste cose – un millennio è cambiato e sono ancora qui – e non avevo vent’anni, e ora ne ho quasi quaranta.
E loro dicono, come dice sempre Michele l’importante è mettere insieme le persone, e poi qualcosa succede.
Ed è vero. Ed è quello che penso e che dico.
Per questo quanto parlo, tutti si azzittiscono e ascoltano con gli occhi sbarrati, la voce che racconta di un seme piantato, di una promessa fatta davanti ad altri – che è un rituale, sacro, antico come gli uomini.
Roba seria.
Quanto sono lontani i piccoli uomini di casa, con le loro piccole leggi naziste e il loro terrore per la vita e le relazioni tra le persone.
In un bosco della Romania, dovevo venire, per ricordarmi di cosa faccio.
It’s all about putting people together.
Contro ogni possibilità, con tutte le forze possibili, con ogni mezzo necessario.
Lavoro ad uno stand, in una iniziativa dentro il lazzaretto di Bergamo. Un chiostro grandissimo, con un bel prato curato nel mezzo: l’aria è subito quella di Monluè negli anni 90, quando era il movimento a organizzare incontri e concerti, e io ci passavo le notti con gli occhi spalancati, a respirare vita umana mentre intorno ci costruivano le gabbie per polli in cui siamo oggi.
Qui oggi sto tra stand di improbabili associazioni di volontariato a favore delle cause più impensabili, e tavoli di istituzioni che “ci devono essere”, ma naturalmente non gliene frega niente, e quindi delegano giovani stagiste in divisa che appena capiscono l’atmosfera subito si mettono a loro agio.
Scende la sera e la pioggia ci risparmia, resta una luce radente che se attraverso il prato mi fa vedere sagome senza facce, e forse proprio per quello tanto piacevoli da avere intorno, mentre dal palco un ripescato Finardi canta canzoni che una volta cantavo.
Tra le nuvole che si aprono, c’è la luna piena che si fa vedere, ed è tutto perfetto.
Uomini e donne che stanno insieme, che condividono uno spazio libero, con la musica che li fa galleggiare sulle stesse onde.
Serve a ricordarsi come mai ad un certo punto uno si trova dietro ai giradischi, e com’è che ci dedica così tanta energia, vita, passione.
E senza andare nei boschi per il rituale di passaggio, che il passaggio c’è già stato. E con assolutamente nessuna ansia e trepidazione se paragono come sto a, che ne so, la notte prima degli esami di maturità. Che forse è il paragone giusto, ma vengo fuori sbiadito, disinnescato.
Direi che è il paragone giusto, perchè vengo fuori sbiadito. Disinnescato. Va beh, sai che novità.
Seguo i loro segnali e mostro le mie insegne -
e voglio farla tutta questa strada,
fino al punto esatto in cui si spegne.
Va beh andiamo a dormire, che fra 10 ore mi sposo.