le belle statuine

3 febbraio 2010

Dice che la notizia del giorno è che un famoso cantante trasgressivo (de che?) ha trasgressivamente dichiarato che si fuma il crack tutti i giorni come antidepressivo e gli fa benissimo.

Reazione uno: beh, lo sapevo già.
Reazione due: beh, cazzi suoi.
Reazione tre: beh, siamo onesti, tanto benissimo il crack non fa.
Reazione quattro: stai così messo male che hai bisogno di tirar su un polverone del genere, per far un po’ più di audience? O eri così fatto che straparli e non te ne accorgi? Mi dispiace per te ragazzo mio, in ogni caso… però lascia stare la depressione, dai. Fai l’adulto che c’hai quasi quarant’anni.

Detto questo, finito. No?

No, tutta l’itaglia a stracciarsi le vesti, i politici a dire che non si fa non è morale non è educativo scusate devo andare di là un attimo in bagno, i teleparlantiminchia della televisioneminchia a scandalizzarsi mentre tirano su col naso e cercano di nascondere la pompinara di turno sotto la scrivania, poi aspetto al varco i preti, e le mamme anti-rock (che chissà dove son finite…) – e zac, il trasgressivo di cui sopra vien fatto fuori da san Remo, omioddio che disgrazia.

E quindi trasgressivamente dice che non è vero non l’ho mai detto è la stampa che mi fa dire queste cose sono i giornalisti i colpevoli (…è come se le avessi già sentite, ste parole…). E pure, ogggesù, che per amore di sua figlia adesso si disintossica.

E intanto, la versione originale dell’articolo di Repubblica.it sparisce dal sito: adesso ci sono solo versioni rivedute e corrette, se andate a cercare.

Giusto pochi giorni fa, avevo letto anche un’intervista ai 99 posse, dove Zulù diceva en passant di esser venuto fuori da una dipendenza da crack e aver ricominciato a cantare. Coglione pure lui, ma almeno niente glorificazioni, finte giustificazioni, e soprattutto niente smentite. N’altro livello.

Qui invece, marketing impazzito più egocentrismo in trip. E la solita appiccicosa ondata di merda moralista e chiacchierona, su quanto fan male sessodrogaerochenroll, e sulla tv che dà il cattivo esempio. Cazzo se lo dà, il cattivo esempio: in ogni momento, però – non solo in xfactor. Lo dice bene questo editoriale.

E invece si deve parlare solo di Morgan, e del crack – anzi, della cocaina: perchè dire crack fa veramente troppo brutto.
E allora tutti lì a parlarne a comando, come le belle statuine. Pronti, via: ma non azzardatevi ad allargare il discorso, non si piscia fuori dal vaso.

E un’altra volta, il baraccone del controllo e della morale ad orologeria fa centro in pieno.

Ma smettetela di farvi dire a cosa dovete pensare, oh.


iPad

28 gennaio 2010


E’ un oggetto fantastico, come ci ha abituato Apple. E seguendo via twitter (che spettacolo!!!) su engadget.com la presentazione fatta da Steve Jobs (dio mio Steve come hai accusato il colpo… forza tieni duro) c’era da entusiasmarsi per la naturalezza con cui questo attrezzo fa le cose che ormai sono diventate “domestiche” anche nel campo della tecnologia: sfogliare foto, guardare video, navigare il web, inviare e ricevere email senza più nessun legame con fili, postazioni, schermi, tastiere e tutto il resto.

Sarà che io mi ricordo bene come era il mondo quando queste attività erano la massima avanguardia e prima ancora, quando erano un sogno incredibile; sarà che, un milione di passi indietro, anche io ho condiviso la strada di Steve Jobs (e di Woz!) verso una tecnologia che si metta al servizio delle arti liberali (Jobs le ha chiamate proprio così, come in un trattato del 1200!) — sarà soprattutto che sono un rompicoglioni, ma dopo averci dormito sopra, al saldo di tutti i meriti di questo attrezzo, mi vengono più chiari in mente due grossi dubbi.

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processi brevi

20 gennaio 2010

Partiamo dal dato di fatto: non esiste, che un processo di primo grado duri quanto dura in itaglia.

Adesso poi tireranno fuori statistiche comparative per dire che no ma invece eppure. Però lo sapete tutti, che è una vergogna nazionale non riuscire ad avere un colpevole (e ancora peggio… a scagionare un innocente!!!) in tempi umani; perchè ti rovina la vita, perchè ti brucia i soldi, perchè è un marchio che ti resta in fronte, perchè ti fa terra bruciata intorno, tu sei per tutti e per tutto il tempo “quello che ha fatto quella cosa” – specie se poi finisci a tiro dei media, che loro il processo te lo fanno in tre minuti e ti condannano a cinquemila anni più le spese senza speranza di appello o revisione.

Inoltre in questo povero paese, la magistratura è sempre stata usata come braccio armato: c’è tanta di quella gente finita in galera per teoremi, spiate vere o presunte, leggi speciali che più speciali di così si muore – e infatti – , che a me non mi è mai riuscito di fare il tifo per i giudici, nemmeno quando facevano loro a colpi di arresti quello che le opposizioni parlamentari della prima repubblica non sono mai riuscite a fare coi voti e con le elezioni, ossia un repulisti dei tangentari incalliti che si sono demoliti e mangiati l’itaglia per decenni. Insomma anche a costo di far incazzare qualche amico che esercita la nobile professione, i giudici per me continuano a essere quelli che mandano in galera chi dicono loro, e in generale a me questa cosa non mi piace tanto. Poi naturalmente ci sono le nobili eccezioni: di solito finite tutte ammazzate con grande odore di collusione dello stato. E così poi di conseguenza in galera ci finisce solo chi non ha agganci, conoscenze, cultura, e soprattutto soldi per pagarsi un avvocato come si deve – tutti gli altri hanno a disposizione una infinità di trucchi, giochetti, lungaggini e giri in giro per pararsi le chiappe, anche approfittando della totale disorganizzazione di tribunali e dintorni, di archivi, di segreterie e cancellerie (che cosa cancellino, poi, non si è mai saputo – a me verrebbe da dire le prove, visto quante ne sono sparite…) che ancora di più di scuole ed ospedali, sono il vero indice di quanto l’itaglia sia un paese del terzo mondo travestito da g8.

Dunque la giustizia in itaglia è una vergogna – se guardi bene, non ti sembra veramente interessante che in questo paese sia proprio la giustizia a fare schifo più di tutto?

E allora è da trent’anni che sento parlare di riforma della giustizia – esattamente come di riforma della scuola: e ogni volta tutti, con in testa ogni volta gli operatori del settore, a fare le barricate. Allora ditelo – quanti sono tra quei barricaderi quelli che hanno, semplicemente, paura di finire come tutti a lavorare con dei ritmi seri (cioè da massacro, sia chiaro) e una produttività adeguata al tempo in cui siamo? E magari pure con lo spauracchio di un calcio in culo se le cose non girano come dovevano?

Mi piacerebbe, una riforma della giustizia così. Tutti nello stesso tritacarne. Benvenuti nel mondo, e adesso al lavoro.
Sai che roba? evasione fiscale che scompare, abusi edilizi che spariscono, truffe e malversazioni in via d’estinzione…

Invece in itaglia cosa fanno?
Una legge che dice che tutti i processi devono durare tot in primo grado, tot in appello e tot in cassazione, con tre o quattro fasce di durata diverse a seconda della gravità della pena richiesta. Senza togliere o sistemare niente di quello che però li fa durare come l’antico testamento.  Senza spendere un soldo per sistemare i tribunali. Senza mettere i giudici nelle condizioni di starci dentro (e obbligare quelli che non sono capaci ad andare a fare i bidelli). Senza cambiare le modalità con cui questi giudici sono selezionati e monitorati durante il loro lavoro.

Risultato: i processi dureranno sempre come adesso, ossia mezza giornata quelli dei poveri cristi, e un tot di anni quelli di chi se lo può permettere. Così chi se lo può permettere sarà assolto per decorrenza dei termini. E siccome tra chi se lo può permettere ovviamente c’è il loro principale, sono tutti lì che applaudono impettiti parlando di giustizia e libertà.

Tutti gli altri che-se -lo-possono-permettere che usciranno dai processi freschi come una rosa, non sono un loro problema; che vuoi  che gliene freghi a questi, dell’assoluzione dei padroni della Thyssen Krupp che fan morire gli operai per risparmiare sulle manutenzioni, o di quegli altri che li hanno fatti ammalare di cancro per non spendere in prevenzione – o anche, dato che gli operai non fanno audience, semplicemente di tutti i risparmiatori lasciati in mutande dai grandi manager dei bond Parmalat?

Del resto, operai, risparmiatori dei bond Parmalat e tutto il resto li hanno eletti, questi, e li applaudono festanti ad ogni scorreggia che fanno. E allora mi unisco all’applauso.

Bravi, bravi.
Ne riparliamo tra un po’.


Anna Frank, genitori moralisti e deputati leghisti.

16 gennaio 2010

Sarà che c’è la campagna elettorale in arrivo, perchè diventa pesante dover giustificare ancora di non aver fatto un cazzo per altri anni (quanti sono, ormai?) sulle famose tematiche dell’autonomia, del federalismo e blablabla; sarà la totale, spaventevole mancanza di ogni barlume di umanità nella loro artificiale, asettica, liscia, morta concezione degli spazi comunitari, che per questi sono solo i fondali di cartapesta degli studi tv del loro padrone, dove ovviamente la vita non esiste; sarà anche un lucido disegno per far filtrare elementi sempre più fascisti nel vuoto pneumatico della “cultura” legaiola — e in certi casi lo è, ma meno di quel che verrebbe da pensare, non sopravvalutiamoli così tanto.

In ogni caso, un deputato leghista, nientemeno, ha accolto le accorate proteste di alcuni genitori delle scuole di Usmate Velate, presentando una interrogazione parlamentare alla ministra per l’Istruzione. Lo scandalo è che i loro figli, alle elementari, hanno letto il diario di Anna Frank – che contiene anche un passaggio in cui la ragazzina dodicenne parla dei suoi organi sessuali, descrivendoli: questo è in grado di “suscitare inevitabilmente turbamento in bambini della scuola elementare”. Non sarebbe quindi il caso che il ministro intervenga sui soggetti competenti per “proporre programmi e letture più consone all’età degli alunni”?

Il deputato si chiama Paolo Grimoldi, monzese trentaquattrenne, “Diploma di liceo scientifico; Imprenditore del settore della moda” come dice il sito della Camera, dove si può anche seguire dettagliatamente il suo impegno nell’amministrazione del nostro Paese, fino alla sua ultima importante proposta di legge ( del 10 giugno 2008….) per depenalizzare gli spray urticanti antiaggressione. Si tratta di un rappresentante di spicco del Movimento Giovani Padani, quelli che riempiono di scritte deliranti i muri e i ponti del nord Italia – mentre i loro capi fanno le campagne contro la spray art dei writers. Il resto cercàtelo su Google.

Io sono stato alla casa di Anna Frank ad Amsterdam circa una decina di giorni fa. Ho ancora ben impresso in mente il senso tremendo di tragedia, di ineluttabilità, che ho provato camminando in quelle stanzine oscurate, dove hanno vissuto murate vive per due anni due intere famiglie. Ho digerito a fatica il nodo di pena e di commozione, quando nella camera di Anna ho visto le foto e i ritagli di giornale che lei ha appeso ai muri per rendere un po’ meno pesante la sua permanenza nel rifugio. Ho sbarrato gli occhi stupito ascoltando nelle videointerviste dell’ultima sala, la testimonianza di una sua amica che l’ha incontrata nel campo di concentramento un paio di volte (stavano in settori diversi) ed è riuscita anche a farle avere un po’ di cibo, per poi perdere del tutto le sue tracce. Come se non bastasse, Miep Gies, l’ultima sopravvissuta tra i colleghi del padre di Anna, che organizzarono e sostennero la loro latitanza nel nascondiglio, è appena morta all’età di 100 anni. E’ stata lei a riuscire a salvare il diario dalle SS che scoprirono e deportarono tutti.  Leggi il seguito di questo post »


a kebab saved my life

15 gennaio 2010

Certe cose mi stringono un po’ il cuore: ad esempio vedere un ragazzo di 24 anni che ragiona e si comporta come un vecchio di 80 – guidato dalla paura del diverso, del non-conosciuto, ormai impermeabile alle novità e alle trasformazioni, al cambiamento che è la vita. A 24 anni, cazzo.

Il sindaco di Ceriano Laghetto ha 24 anni, è il secondo sindaco più giovane d’Italia, ed è salito agli onori della cronaca per l’ennesima, ridicola, inutile ordinanza che vieta nel centro storico (?) di Ceriano, a pochi chilometri da qui, l’apertura di tutta una serie di attività commerciali.

Non lo sapevo, che a Ceriano Laghetto ci fosse l’economia pianificata, come in Unione Sovietica. Pensavo che il PdL che governa lì fosse un accanito fan del liberismo, invece. Ma a quanto pare il libero mercato va bene solo quando si fanno i comizi e le sparate in tv. Per il resto invece, sono vietati sul territorio del soviet di Ceriano esercizi commerciali che offrono telefonate a basso costo verso l’estero (phone centres), trasferimento sicuro di denaro verso paesi extracomunitari (money transfer) e venditori di kebab. Ossia la faticosa economia che sta venendo creata dagli immigrati.

Io ci resto male, per un uso pretestuoso e ideologico delle cose di tutti – e  naturalmente per tutte le altre storture simili che, con i soldi dei contribuenti, permettono a questi personaggi di farsi pubblicità ottenendo risultati ridicoli per quantità e qualità.

Ma stavolta ci resto più male del solito, perchè la prima volta che l’ho mangiato, a me il kebab mi ha salvato la vita.

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Questi cazzo di anni Zero.

10 gennaio 2010

Non ce la facevo più, a tenermi il disgusto. E allora ho riaperto la bottega, qui, almeno per far sapere a qualche passante curioso che non a tutti va tutto bene così.
Ricominciamo a parlare, e a parlare a canzoni. Poi vediamo.

Gli anni Zero sono finiti da nemmeno quindici giorni. Per non smentirsi, sul finale ci hanno pure regalato un bel revival di un altro bel decennio, gli 80 dello scorso millennio. Bella merda.
Ieri ero in libreria e mi sono accorto che il corpo in automatico stava a tempo con la canzone che c’era in sottofondo – sai quando certe cose vanno in automatico. Solo che era Self Control di Raf, e non ero preparato a sprofondare di nuovo alle medie, in un corridoio-tunnel piastrellato a soffitto sempre più basso, senza speranze, che sono stati quegli anni.

Allora come dice la canzone, che cosa racconteremo di questi cazzo di anni Zero?
Mi toglie il fiato soprattutto il senso di colpa di non star facendo rumore, di non avere modo di fare rumore.

Adriano Sofri dagli arresti domiciliari fa cover di una delle poesie più serie mai scritte, gli itagliani accolgono il loro sultano inginocchiati davanti alla merce nel centro commerciale di fianco a casa, questo paese fa sempre più pena e sempre più si impettisce come il pelatone, dichiarandosi invece una grande nazione civile, mentre dà gli ultimi ritocchi al suo apartheid, davanti agli agli occhi di tutti.
E nessuno dice un cazzo.

C’è giusto un rumore di fondo, almeno per adesso ancora tollerato, di tutti i bisbiglianti nella rete, come me, che credono di potersi mettere la coscienza a posto scrivendo dieci righe di rivolta. E allora almeno quelle scriviamole.

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nulla dies sine linea?

9 novembre 2009

Ne avrei di cose da scrivere – ogni giorno, a chili. E poi come diceva Virgilio (se mi ricordo bene!), nulla dies sine linea.

Vorrei scrivere su Alda Merini seppellita coi funerali di stato in duomo, dopo essere stata seppellita dallo stato per anni in un manicomio e poi ignorata e sminuita per ancora più anni dai sapientoni della letteratura… penso che se ne sarà fatte, di risate, tra una sigaretta e l’altra.

E vorrei scrivere dei librini PulcinoElefante fatti a mano, che mi hanno fatto inciampare nelle sue poesie, tanti anni fa, scoprendo un mondo di impensata resistenza umana fatto in casa, fatto col cuore.

E poi vorrei scrivere delle mille schifezze che l’itaglia continua ad eruttare – anzi, a ruttare, senza però esplodere mai (come nel film di Monty Python) spargendo ossa e budella dappertutto a parziale risarcimento della vergogna che mi infligge: coi suoi manifesti contro le moschee, con i suoi giovanardi che si permettono di giudicare (in tv ovviamente, come sempre) e condannare a morte postuma Stefano Cucchi, che è morto perchè era un drogato anoressico – e il fatto che possa essere stato ammazzato di botte dai carcerieri è solo un dettaglio tecnico secondario.

Mi schifa non avere nè tempo nè parole, e ritrovarmi con vecchi compagni di vecchie battaglie (perse, come sempre…) a dire che siamo anche stufi di prendere schiaffi gratis, tanto a nessuno interessa più niente.

Mi schifa stare a girare come un criceto nella sua ruotina…
ma sembra che in questi giorni non riesca a fare altrimenti.

Scusatemi.


ho scoperto la mattina?

30 ottobre 2009

Succede che da quando ho cambiato casa, riesco a svegliarmi.

Alzarsi non è più una impresa titanica che lascia strascichi di rincoglionimento per ore e ore; direi che mediamente, adesso ce la faccio. Tranne stamattina, naturalmente – ma è proprio per questo che ho potuto notare la differenza.

Sarà che la mia vita sociale è scomparsa, le mie performance notturne ridotte ai minimi (non pensate male, sto parlando dei dj set…) e si sa che invecchiando si dorme meno. Ah ecco, mi dovrei accorgere di stare invecchiando – e questo è un sintomo?

Non lo so, ma comunque è piacevole fare colazione chiacchierando, fare un paio di commissioni prima di andare a lavorare, leggersi qualche pagina di libro prima di scendere in garage e tirar fuori la macchina.

(ti rendi conto?)


Abdallah di terra e Abdallah di mare

16 ottobre 2009

Avevo libri di fiabe, e vari dischi di fiabe sonore: su 45giri (anzi, 7pollici, come direi adesso con l’esperienza del dj… ), erano quelle con la sigla A mille ce n’è… che è uno dei ricordi più lontani e preziosi, almeno per me.

Su un libro di fiabe illustrato, c’era la storia di Abdallah di terra e Abdallah di mare.

Troppo difficile da leggere, quel nome, per uno che a leggere sta imparando, una lettera alla volta: suona sbagliato, non assomiglia a nessuna parola conosciuta – e infatti anche chi l’ha scritto, oggi quel nome lo scriverebbe diversamente, con la u (Abdullah) che rende meglio il suono che fanno gli arabi quando lo pronunciano.
Ma il suono che fanno gli arabi quando lo pronunciano, in quel tempo lontano non è che l’avessero poi sentito in tanti.

Le illustrazioni me le ricordo: questo Abdallah di terra che era un povero pescatore, e Abdallah di mare che esaudiva i suoi desideri portandogli una dotazione di ogni ben di dio, tra cui mi ricordo di aver fotografato in modo indelebile, con i miei occhi di allora, anche delle perle lucenti.

Della fiaba non so dire più niente, già è strano che in quei tempi di Grimm e Perrault e Andersen, due omonimi arabi si siano infilati tra le pagine di un libro per bambini.

Però oggi so dire un sacco di cose sulla terra e sul mare, sugli arabi che lo attraversano, il mare, sperando disperatamente di raggiungere questa terra – e sulle ricchezze, sui ben di dio che qui ingrassano l’ego di gente che, voglio credere, quella fiaba da bambini non l’ha mai letta, e si vede. E so misurare la distanza in anni luce, da quella fiaba coi nomi strani, da quel disegno con le perle, fino a questo tempo povero, senza fiabe e con un nodo di cose che stanno per succedere e chissà quando scopriremo.

Però sto sulla rete, che è il regno del possibile, e quindi bastano tre parole su google per scoprire che quel libro di fiabe viene venduto, su ebay, e che la versione audio è anche lei in vedita, ma naturalmente e per fortuna anche in condivisione sui circuiti torrent… e che c’è chi l’ha ripresa, la fiaba, illustrandola di nuovo per farmela rileggere. E allora adesso ci vado.


maliberoveramente.

9 ottobre 2009

Ci vorrebbe uno che su twitter ogni giorno manda “le bugie di oggi”.

Però sai che fatica? Solo ad aprire i giornali di oggi, ci trovi quella di quello là eletto direttamente dal popolo, quella di feltri su napolitano supporter (o come ha scritto) dell’unione sovietica, e non voglio pensare quali e quante altre.

Il fatto è che non serve parlare di come funziona la costituzione, di cos’erano i miglioristi, e di tutto quello che ogni persona sana e in grado di ragionare potrebbe tranquillamente ribattere davanti a questo fiume di palle. L’intelligenza non ha mai fatto granchè audience, ma qui ormai siamo alla cancellazione dai palinsesti.

Veramente, l’unica soluzione è fuggire a gambe levate dai media mainstream e difendere con le unghie e con i denti la rete – da tutti, anche dai sinistri con la regola facile (e la galera come corollario sempre pronto). Sarà faticoso, immaginare un posto liberoveramente?

Ecco, cominciamo a sforzarci. Immaginazione (via d-)al potere, please.
Possibilmente con una certa fretta.