non me ne sento neanche 20…

Luglio 20, 2008

Oh mamma ho quasi 40 anni
che cazzo ho fatto fino ad adesso
ho avuto il modo ed anche il tempo di cambiare
e l’ho passato a improvvisare -
ma mi vuoi bene lo stesso.

Oh mamma mamma ti ricordi
per me ti preoccupavi spesso
e invece vedi
sono diventato un uomo
mi sposo e faccio un figlio adesso
così lo porti a spasso

E ho avuto culo di non perdermi per strada
e non drogarmi troppo
e se non fosse stato per la musica
magari sarei morto

chissà chissà
tu sai che la realtà
Oh mamma…

Oh mamma ho quasi 40 anni
non me ne sento neanche 20
e ho realizzato che il tempo è maledetto
e si diverte a passare per vederci cambiare.

Tu invece mamma resti uguale
anzi mi sembri anche più bella
sono sicuro che magari tra cent’anni
volerai su una stella per virare sulla Terra.

Io nel frattempo continuo ad improvvisare
non preoccuparti troppo
anche se sono già passati 40 anni
non me ne sono accorto

chissà chissà
chissà come sarà
oh mamma

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Scurdàmmuce o’ passato…

Luglio 15, 2008

Con puntuale ritardo, giusto quell’ora e mezza per NON finire nemmeno nei tg della sera, i coraggiosi giudici di Genova ci hanno letto il dispositivo della sentenza che chiude il primo grado del processo sulle violenze ai fermati del G8 di Genova 2001, deportati nella caserma di Bolzaneto.

Adesso ditemi che è colpa dell’omertà che permea i corpi di polizia italiani (ma non era roba da mafiosi?), che è colpa del reato di tortura che in Italia non esiste (e però la tortura sì…), che è colpa dei depistaggi operati dagli stessi corpi di polizia (ma non servivano per assicurare giustizia e verità?); ditemi che la magistratura ha fatto tutto quel che poteva, che questo è già un risultato, anche se nessuno si farà un giorno di prigione e se due terzi degli imputati sono stati assolti e un terzo condannato alla metà di quanto richiesto. Perchè, davvero qualcuno si aspettava qualcosa di diverso?

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Da un’altra parte

Luglio 11, 2008

Ieri sera mi son trovato in mezzo a un sacco di gente che non vedevo da tempo. Come dice il film, gente in quell’età in cui non sai se metter su famiglia o perderti per il mondo… - e chiacchierare sul terrazzo con gli amici è un ottimo modo per differire la scelta.

Io che come sempre finisco a fare l’anziano tra i giovinastri, per una volta non mi sono sentito nemmeno troppo a disagio. Pance, carrozzine, lavoro più o meno precario e più o meno “interessante”… la so già tutta, questa storia - da un bel po’.

Atmosfera tranquilla e rilassata di chi si riconosce negli altri. Uno stava a New York fino alla settimana scorsa, quell’altro lavora coi fondi europei, appena tornato da Malaga e andrà presto in Belgio, l’altro ha la fidanzata a Parigi, l’altra programma di iscriversi a una cosa in Germania e gli altri partono tra poco per la Francia, mentre altri ancora sono appena tornati dall’Islanda…

Non so se digrignare i denti schiumando e gridando che siamo diventati un branco di fighetti fottuti, o pacatamente sorridere accettando che le cose cambiano e questo non è jet-set, ma solo la dimensione normale di cittadini adulti e attivi dell’Unione europea, dentro al mondo globalizzato, che guardano l’Itaglia e la vedono per quel che è, un cazzo di paesone provinciale, ignorante e veeeecchio, prima che nell’età, nello spirito e nel cervello - dove cambiamento, novità, sperimentazione, sono parole bandite da non so più nemmeno quanti anni.
(Oddio, in ogni caso certe mosse da fighetti milanesi radical-chic sono innegabili, ci sono state - e rivoltano lo stomaco).

Ad ogni modo ogni tanto è bello rallentare e chiacchierare - ed è così raro che quasi non me lo ricordavo; non sembrava nemmeno di essere in Itaglia, con questa atmosfera rilassata senza essere casinista e caciarona, aggressiva e volgare a tutti i costi. Sembrano le cose che mi racconta Riccardo della Spagna, sempre il solito mio chiodo, una socialità normale, diffusa, gratuita e spontanea.

Eppure ci ha pensato il vicino, a ricordarci dove eravamo, quando a mezzanotte e mezza ci ha cortesemente, ma fermamente e ripetutamente invitati ad andarcene “affanculo da un’altra parte, dai”.

Mi viene sempre la stessa battuta, la stessa di “supergiovane”… ovviamente è molto più di una frasetta buttata lì, quando Abatantuono recitando il “matusa” dice, chi sei tu che disturbi la MIA pubblica quiete?

Si, andarsene affanculo da un’altra parte, è decisamente un’opzione.


Due parole da ricordare…

Luglio 2, 2008

Umberto Eco ha inviato questa lettera a Furio Colombo, Paolo Flores d’Arcais, Pancho Pardi, promotori della manifestazione dell’8 luglio in Piazza Navona.

Cari Amici,
mentre esprimo la mia solidarietà per la vostra manifestazione, vorrei che essa servisse a ricordare a tutti due punti che si è sovente tentati di dimenticare:

1) Democrazia non significa che la maggioranza ha ragione. Significa che la maggioranza ha il diritto di governare.

2) Democrazia non significa pertanto che la minoranza ha torto. Significa che, mentre rispetta il governo della maggioranza, essa si esprime a voce alta ogni volta che pensa che la maggioranza abbia torto (o addirittura faccia cose contrarie alla legge, alla morale e ai principi stessi della democrazia), e deve farlo sempre e con la massima energia perché questo è il mandato che ha ricevuto dai cittadini. Quando la maggioranza sostiene di aver sempre ragione e la minoranza non osa reagire, allora è in pericolo la democrazia.

Umberto Eco


C’è aria di cambiamento in giro

Giugno 30, 2008

Come sempre, la brace cova sotto la cenere.
Se vogliamo fare un po’ i fighi: la talpa scava e l’orologio gira.

Tra gli schiavi gira un’energia diffusa / e può accadere qualcosa, come dice la canzone; serpeggia a tratti nella vita normale, tra i viaggi di una settimana all-inclusive ai Caraibi e i commercianti che non sanno come si deve fare quando gli chiedi una fattura, appare e scompare, ma c’è qualcosa.

E’ come quando alla fine dell’inverno, certe mattine lo senti per un attimo, il profumo della primavera che arriva. Come quando anni di vuoto scivolano alla fine, e pian piano senza neanche saperlo qualcuno comincia a fare uno, due passi. E poi magari si gira e non è più da sol@.

C’è aria di poesia che ritorna, di libri da riaprire, di sepolti frammenti di luce da ripulire di terra e guardare come se fosse la prima volta. C’è tutta la notte, cominciamo.

Ed eccomi qua. Nel mezzo del cammino, dopo venti anni -
vent’anni in gran parte buttati, gli anni dell’entre deux guerres
a tentare di usare le parole, ed ogni prova
è un’altro nuovo avvio, e un diverso tipo di sconfitta.
Perchè si impara a tirar fuori il meglio, dalle parole,
solo per quello che non devi dire più, o per il modo
in cui non sei più disposto a dirlo. Così ogni impresa
è un nuovo inizio, un’escursione nello sconnesso
con l’equipaggiamento logoro che si deteriora sempre
nella confusione generale delle imprecisioni del sentire,
indisciplinate squadriglie di emozioni. E quel che c’è da conquistare
con la forza e la sottomissione, è già stato scoperto
una o due volte, oppure molte, da uomini che non si può sperare
di emulare - però non c’è competizione -
c’è solo la lotta per recuperare quel che è stato perduto
e ritrovato e perduto ancora e ancora: e adesso, in condizioni
che non sembrano propizie. Ma forse, non c’è guadagno nè perdita.
Per noi, c’è solo il provarci. Del resto non ci importa.

Casa è da dove si parte. Crescendo
il mondo diventa più strano, più intrecciato lo schema
di morti e viventi. Non l’intenso momento
isolato, senza prima nè poi,
ma una vita intera che brucia in ogni istante,
e non la vita intera di un uomo soltanto
ma di pietre antiche che non si può decifrare.
C’è un tempo per la notte alla luce delle stelle,
un tempo per la notte alla luce di una lampada
(la notte con l’album delle fotografie).
L’amore arriva quasi ad esser sè stesso
quando qui ed ora smettono di preoccupare.
I vecchi dovrebbero essere esploratori
qua o là non importa
dobbiamo essere ancora e ancora essere in movimento
in un’altra intensità
per una prossima unione, una più profonda comunione
attraverso il freddo buio e la vuota desolazione
grida l’onda, grida il vento, le vaste acque
della procellaria e del delfino. La mia fine è il mio inizio.


Le passioni tristi

Giugno 22, 2008

E’ evidente, che da ragazzino ero un accanito fan di Vasco Rossi.
Se avete un minimo di idea delle sue canzoni, si vede subito fin dal titolo del blog.

Poi uno cresce, continua a rispettare l’onestà e la voglia di viversi la propria vita pestando la faccia sui muri in prima persona, ma prende altre strade, anche musicali. E così ho fatto, anche se ho occasionalmente ancora gioito della niente affatto scontata decisione di Vasco, di parlare anche del mondo intorno, dell’Itaglia, delle ipocrisie e delle terribili banalità di questo paese, e di come si vive guardandosi indietro…

Adesso leggo da Repubblica.it che da qualche tempo, i concerti di Vasco iniziano con la sua voce che legge questa frase:

“Il filosofo Spinoza diceva che chi detiene il potere ha sempre bisogno che le persone siano affette da tristezza. Noi siamo qui questa sera per portarvi un po’ di gioia”

Mi sembra una cosa fantastica, soprattutto perchè la prima parte viene dritta dal buon vecchio Baruch Spinoza, roba di quasi quattrocento anni fa, di uno che aveva capito parecchio.

[Baruch Spinoza]

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L’italia vista dalla luna

Giugno 19, 2008

sono a Malaga per lavoro…
sarà perchè sono passato direttamente da due mesi di pioggia e temperature sotto i 20 gradi, alla spiaggia di sabbia piena di ragazze in topless e sotto un sole che ammazza (si, ovviamente mi sono scottato…), ma sto meditando su questo salto in un altro mondo.

E allora mi è venuto in mente che voglio cercare di parlare di casa mia mentre sono in giro - per un problema di prospettive, che cambiano gli ordini di grandezza e di profondità.

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Problemi che ci abbiamo in Itaglia

Giugno 11, 2008

In Itaglia ci abbiamo questi problemi:

i giudici comunisti che intercettano tutti i telefoni di tutti, così i politici non possono parlare in pace dei cazzi loro, tipo: carichi di cocaina, banche da scalare, troiette soubrette da sistemare, discariche abusive ecc.

l’orario di lavoro da allungare, così uno può lavorare anche 50, 60 ore alla settimana e si compra il cellulare nuovo o la macchina nuova se fa un po’ di lavoro anche in nero così almeno guadagna più soldi, e magari anche tutti quegli sfigati che dicono che non arrivano alla fine del mese così ce la fanno e se no cazzi loro

la sicurezza, che se uno va in giro è sicuro che prima o poi vede gli zingari o i clandestini di sicuro, che ormai son dappertutto che non li vedi ma ci sono, quindi non sei più sicuro ma siccome sicuramente è importante difendersi la sua sicurezza, allora è giusto che li mandano via tutti così siamo sicuri

i cattolici che hanno votato in cinque per il PD e adesso i preti li cazziano perchè han vinto quegli altri tot milioni e loro perchè dovevano fare diverso? quindi quelli del PD un po’ si arrabbiano perchè insomma non si fa, un po’ in ogni caso quando chiunque alza la voce hanno questa inarrestabile tentazione a inginocchiarsi per terra con la testa bassa e dire si si è vero avete ragione e quindi stanno pulendo per terra per non sporcarsi i vestiti quando si inginocchiano.


“Forza amici della Tienanmen”

Giugno 4, 2008

Così era scritto sullo striscione, appeso senza permesso dalle finestre della scuola.
Forza amici della Tienanmen.

Senza permesso, ma nessuno si è sognato di toglierlo, nemmeno in quei pesantissimi anni 80, nella mia scuola di provincia, autoritaria e piena di sè come la città che la ospita.

E poi faceva gioco, era “contro i comunisti”.
Così poco capivano, di come stavamo percependo quell’inizio di un mondo che cambiava.

Erano 19 anni fa.
Io quello striscione non l’ho ancora tolto dalla mia testa.


Io sono cresciuto…

Giugno 3, 2008

Gloria Emerson: Che stai facendo? Che ti è successo? Io ti ammiravo molto…

John Lennon: Sono contento - sono contento che ti siano piaciuti i capelli a caschetto, che tu mi abbia trovato divertente ed acuto, e che ti sia piaciuta “A hard day’s night”.
Ma poi io sono cresciuto. E tu no.

(Dal documentario “USA contro John Lennon” - è uno scambio tra il cantante e la giornalista del New York Times Gloria Emerson, sull’impegno politico e pacifista di Lennon)