Vincenzina a sant’Ambrogio

Ieri ero a sant’Ambrogio, visite culturali a pasquetta coi parenti in una città piena di storia e di storie che si è dimenticata di avere.

Nella cripta, davanti allo scheletro coi paramenti dorati di Ambrogio (e insieme a lui, di Gervaso e Protasio) si accalcava una piccola folla. Un padre circa-quarantenne diceva ai figli che quello era il corpo del cardinale Schuster (l’avrà letto su internet…?), un po’ di vecchiette immancabili dicevano il rosario, e una signora in disparte si guardava intorno un po’ interdetta – e ad un certo punto si è presa ancora un po’ di coraggio ed è andata dritta dalla mia fidanzata a chiederle una cosa.

Con l’incancellabile accento pugliese dell’ immigrazione anni 60, un cappottino un po’ malmesso e gli occhi vispi, la signora cercava la camera ardente di Enzo Jannacci, nella cripta di sant’Ambrogio dove c’è lo scheletro coi paramenti dorati.

Prima di convincerla, abbiamo dovuto ripeterglielo due o tre volte, che i funerali, sì, sarebbero stati in quella chiesa, ma il giorno dopo – e che la camera ardente era al teatro Dal Verme. La sua reazione, sempre la stessa, con incrollabile convinzione, è stata: “ma l’ha detto la televisione”.

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