iBooks, eBooks, textBooks… e gli insegnanti?

Come prevedibile, l’entrata di Apple nel mercato dei libri di testo e più in generale dei contenuti educational, presentata nel suo evento al Guggenheim della settimana scorsa, ha ri-scatenato il dibattito mai sopito, su come dovrebbe essere la scuola di domani – o meglio di oggi, per i cittadini di domani.

Oddio, forse scatenato è una parola grossa per l’itaglia, che è un paese dove ci sono ancora a piede libero professori di scuola superiore che rivendicano con orgoglio che “io il computer non lo so nemmeno accendere“, e poi si domandano com’è che le loro classi di 17enni non seguono più le loro lezioni (uguali a quelle di venti anni fa) come i 17enni di venti anni fa.

Però tanti nomi “grossi” ne stanno discutendo, e allora anche io, che non sono nessuno, direi la mia.

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Drive In a reti unificate

Mentre il mondo ribolle, e noi ci dedichiamo tutta l’attenzione, dalle nostre parti si discute molto. Nonostante l’occasione del discutere sia sempre quello là, ossia un’occasione miserevole, spesso poi nelle discussioni vengono fuori elementi interessanti, spunti illuminanti, cose su cui riflettere. Quindi l’invito a tutti è di cercare, leggere, provare a farsi delle domande – che è sempre un dovere di tutti.

Ad esempio, nel fermento di discussioni provocato da proteste e manifestazioni convocate e organizzate da donne, mi salta all’occhio questo post di Lipperatura.
E’ breve, leggetelo. Se vi va potete anche leggere l’articolo del NY Times linkato alla fine testo, sullo stesso tema. E guardare la puntata di Matrix, sempre linkata, che è l’argomento del tutto: ossia il retaggio culturale di Drive-In e di quella roba lì.

E’ un tema su cui ho molto riflettuto qualche anno fa, e in sostanza sono arrivato a questa conclusione: quel tipo di tv ha cercato di rubarmi anima, cervello e personalità mentre mi distraeva fornendomi abbondante materiale per le mie session masturbatorie adolescenziali. Fortuna ha voluto che abbondanti anticorpi siano presto arrivati dalla scuola (pubblica) di qualità che ho frequentato, e quindi resto un simpatico cazzone, sempre discretamente attratto da culi e tette, ma direi in grado di ragionare autonomamente su quel che succede, o almeno di provarci.

Vi invito a farlo; se volete, trovate qui sotto gli interventi più illuminanti (secondo me, ovvio…) della lunga discussione seguita al post. Tra tante chiacchiere, e tantissime testimonianze di poca capacità di riuscire a discutere davvero, ci sono alcuni fili interessanti: il presunto (?) approccio rivoluzionario-dall’-interno della tv di Antonio Ricci, la difficoltà di noi maschietti di guardarci da fuori, il legame così stretto e oggi così facilmente visibile tra il potere (e l’andazzo) di quei tempi,  e quel tipo di tv… eccetera.
Riconoscerete alcuni totem di chi scrive, come i soliti WuMing; in ogni caso sarebbe bello che fossero letture che lasciano il segno.

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un formicolio globale da cui non prescindere?

Da diversi giorni mi giro in testa questa domanda: come si fa a non prescindere dall’incredibile, ricchissimo, formidabile contributo di conoscenza, di ragionamento, di approfondimento che oggi è  quella zona di espressione (niente affatto virtuale, perchè popolata di persone vivissime!) che viene chiamata blogosfera?

E però dall’altra parte, molto concretamente… come si fa a starle dietro?

Stavo leggendo su GIAP dei sempre ottimi WuMing questo post sugli scontri prima della partita Italia – Serbia. Il post, ma soprattutto i commenti, a parte i soliti esibizionisti e mitomani da web, mi hanno lasciato a bocca aperta riga dopo riga, per la profondità delle questioni che venivano toccate e  affrontate, per le argomentazioni, per la capacità di analisi. Quando pensi che la rete sia diventata solo facebook, un giro su un blog così è aria di montagna, garantito.

Ma ad un certo punto mi ha preso una vertigine: ho pensato che questo era un dibattito suscitato da un post in un blog. E qui i numeri vanno moltiplicati per un numero di zeri da spavento.

Cosa c’è, lì sotto? Cosa dice tutta questa gente? Quanti passaggi imprescindibili, quante elaborazioni luminose vengono fatte lì  dentro – sia chiaro, in mezzo a un mare di cazzate e di chiacchiere come rumore di fondo?

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Buon compleanno Charlie Brown

Il bambino filosofo (o forse meglio, il bambino e quindi filosofo) che sta di fianco al mio nome in questo blog, compie sessant’anni. Con tutti i suoi amici, i suoi amori mai dichiarati, le sue avventure improbabili.

Michele Serra si ricorda di esser stato uno scrittore che mi piaceva, e tira fuori un bel post di auguri. Che sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Evviva.

E buon compleanno, Carlo Marrone 😉

Dagli all’editore!

Mi ha colpito, veder riaprire fuori tempo massimo la questione se poter o meno mantenenere la propria integrità morale scrivendo per la Mondadori di proprietà di quello là, sotto la guida di sua figlia  (che ha recentemente preso carta e penna per ringraziarlo della legge ad aziendam). Lo ha fatto il teologo (e curatore delle pubblicazioni a tema religioso e teologico di Mondadori)  Vito Mancuso, che oggi torna ancora sull’argomento. Lo avevo liquidato con due righe su facebook, che dicevano più o meno, Ma per chi credevi di lavorare, per il Dalai Lama? – ma dalla piega che han preso le cose direi che sono stato affrettato e superficiale.

Risvegliata e riattizzata dalla legge ad aziendam, pare che una folta schiera di militanti integerrimi si sia messa ad organizzare… una campagna di boicottaggio a Mondadori, da una parte, e di pressione sugli autori Mondadori per farli uscire (con le mani in alto… :D) dall’altra. Sarà che ahimè comincio ad avere qualche anno, ma di campagne simili volte a colpire gli interessi di quello là ne ho viste ormai molte (da quella contro  la Standa a non mi ricordo più quali altri obiettivi…) e il risultato ce lo abbiamo tutti sotto gli occhi. In ogni caso secondo me stavolta è peggio.

Col fervore di chi ha qualcosa da dimostrare (o da far dimostrare ad altri…), a quanto pare alcuni zelantissimi cittadini hanno scritto a numerosi autori “di sinistra” chiedendo in sostanza di licenziarsi. E devono averlo fatto anche con una certa insistenza, perchè gli autori hanno risposto subito, geometrica potenza della rete.

La risposta, peraltro già respinta al mittente con infamia dai boicottatori di cui sopra (al grido, suppergiù, di puttana puttana l’hai fatto per la grana…) è più o meno la stessa per molti autori che leggo e che stimo – e che dicono, di mollare non se ne parla, e questo non può non farmi pensare. Per dire, nel solito vortice di intrico pazzesco di interessi  Mondadori controlla cosette da niente come Einaudi, quindi la chiamata in correità ai colleghi autori (che lo stesso Mancuso fa fin dal suo primo intervento) si allarga a coprire circa il 50% delle mie librerie di casa 😉

Come dicevo è partito il dibattito, ed è partito in grande stile. Riprenderei subito alcuni concetti, ponendo anche io ai boicottatori un paio di questioni che, da sole, potrebbero spegnere questo dibattito se affrontate con la necessaria serietà:

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…piccoletto, superbioso, iracondo…

Un punto piccoletto,
superbioso, iracondo,
“dopo di me – gridava –
verrà la fine del mondo!”

Le parole protestarono:
“Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta,
e non è che un Punto-e-a-capo”.

Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.

Gianni Rodari,
Filastrocche in cielo e in terra – 1960.

Inciampare nei versi…

Inciampo in due o tre versi, per caso, in una pagina di un sito. Da tanto non succedeva.
Roba seria: è la poesia, con la maiuscola.

E subito ti arriva come un’onda di piena, spazza via la cronachetta terribile di questo tempo di lancinante nazismo perbene, coi bisbigli saccenti di chi si crede diverso e migliore perchè lui sì saprebbe come fare – ma intanto si guarda bene dal fare qualunque cosa. E  ti trascina in un tempo senza tempo, di uomini smisurati con vite maestose e drammi terribili e alzate di spalle, nell’epica nascosta in ogni vita, quella di cercare un senso ogni mattina e alzarsi  anche se non l’hai trovato.

E’ una fuga? Sì, lo è. E’ anche una fuga. In tempi come questi, l’unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare, se proprio vogliamo andare a rimestare là in fondo, nello sgabuzzino dove stanno al buio le cose importanti.

Eppure è un miracolo che conosco, che ho vivisezionato, facendomi anche un po’ di male per cercare di andare a vedere come si fa, come funziona. E l’ho sentito, il respiro degli dei, il battito di cuore del mondo, dategli il nome che volete – era lì, dove è sempre stato, calmo e sorridente nel suo sterminato potere silenzioso.

Quando riemergi, ti sembra che solo uomini di un altro mondo e di un altro tempo potrebbero riuscire a riportare indietro quei frammenti brillanti. Quasi non ci credi, che sono persone normali ad averlo fatto. Anzi per qualche frequentazione con la consorteria, puoi affermare: molto meno che normali, a volte.

E mi viene istantaneamente un desiderio larghissimo di fermare tutto, accatastare giù dagli scaffali delle librerie due o tre montagne di roba e aprire a caso, un libro dopo l’altro, e vedere cosa incontro.

Gaetano che tipo strano

Così diceva una canzone che mi cantavano da bambino, roba degli anni 60 credo, un twist un po’ storto e alla buona. A me veniva subito in mente il fratello di mia nonna materna: Gaetano. Che era strano per davvero, e non poco.

Piccolo, duro come l’acciaio, infaticabile. Con gli occhi fiammeggianti, sempre, e dei ricci all’insù come li ho visti, tanti anni dopo, solo nei ritratti di Errico Malatesta.

Un omino minuto pieno di rabbie smisurate, gruista alla Breda negli anni 50 (dove andava e tornava in bici, dalla Brianza a Sesto e indietro) e saldatore, tornitore, imbianchino, e prima garzone, contadino, e prigioniero degli inglesi, dopo esser stato spedito a conquistare l’Abissinia al ritmo di Faccetta nera e aver trovato il Royal Army a dare una mano a Selassie I. Pieno di letture (che per uno con la sua storia, è già incredibile) – e di letture strane: la Bibbia girata e rigirata, letta da solo, e poi Giordano Bruno, e mille altri trattati di filosofia e religione e morale e chissà cos’altro, letti con quegli occhi fiammeggianti, di certo dopo che si era tolto il toni e lavato via la polvere del lavoro.

Gaetano che mi incrocia sulla piazza del municipio, a quattro, cinque anni portato per mano da sua sorella che poi era mia nonna, e guardandomi negli occhi come ad un adulto spara la domanda indicando la bandiera sul pennone del Comune: lo sai cos’è quella?

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