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#StopSOPAit

Questo blog è stato oscurato, per un giorno intero, con una pagina nero-trasparente che diceva #stopSOPAit, l’hashtag lanciato da @tigella per raccogliere i tweet italiani contro la peggiore incarnazione (finora) della solita legge “anti-pirateria”, stavolta negli USA: Stop Online Piracy Act. La legge è come al solito ispirata dalle super lobbies globali del copyright-in-eterno, come sempre concentrata a “privatizzare” la repressione (sommaria e arbitraria) di qualunque utente della rete anche solo in odor di “pirateria”, scavalcando completamente sentenze e tribunali e rendendo tutto una questione di segnalazioni e automatismi, perchè tanto a questi (nella loro idea…) tutto è dovuto.

Mantellini ha descritto bene chi è il nazista dell’Illinois che ha scritto il testo della legge, e altrettanto bene perchè era il caso di muoverci anche in itaglia per qualcosa che sta succedendo dall’altra parte dell’oceano. A uno che parlava di no-copyright nel 92, son cose che fa sempre piacere leggere. Meno piacere di sicuro mi ha fatto il tweet del deputato “twittatore” del PD Andrea Sarubbi:

[tweet https://twitter.com/andreasarubbi/status/159548318928748544]

Lui probabilmente nel 92 parlava di altro (qui c’è il suo curriculum) e nonostante i suoi tweet #opencamera rendano un servizio utile, non deve essere così addentro al mondo sotto la rete, di cui parlavo nel post scorso. E allora prima di mettersi a cavillare sul SOPA e sui confini da mettere o da togliere, forse bisognerebbe storicizzare, come martellano sempre i WuMing. Ci vorrebbe un bello storify, di quelli che fa JumpinShark (e magari se legge il trackback… 😉 ) per parlare di Italian Crackdown, che è una roba su cui han scritto anche dei libri, e se me li ricordo bene la mettevano quasi a parimerito con il crackdown originale, quello su cui ha scritto addirittura Bruce Sterling, prima di venire a vivere in itaglia.

E da lì è stato un continuo: mentre i parlamenti si facevano fare le consulenze dalla RIAA (quelli che non ti fanno nemmeno rivendere gli mp3 di seconda mano…) e in itaglia continuava a peggiorare la ingiustificabile legislazione, che permette alla SIAE di fare quello che vuole, arrivavano gli anni di Genova e il problema si allargava al copyright sui semi (…capito? sui semi! delle piante!), che è una cosa che a raccontarla non ci credi – una pianta coi semi copyright: se ti cade di mano un chicco di mais da quella pannocchia, arrivano ad arrestarti per violazione dei diritti d’autore! Fa ridere? Ditelo ai contadini condannati perchè nei loro campi c’erano piante ogm, cresciute dai semi copyright portati dal vento

Mi ricordo almeno tre tentativi di fare una legge sul copyright in itaglia, negli ultimi 10 anni: tutti conditi di fanfaronaggini sull’innovazione, e tutti con gli stessi obiettivi, ossia mettere un bavaglio ai blog parificandoli con la legislazione sulla carta stampata, e privatizzare la repressione sulla “pirateria”, dando ai provider sulla base delle segnalazioni degli “aventi diritto”, il potere di far spegnere un blog, di oscurare un dominio, di comminare multe milionarie eccetera, senza che mai un tribunale prima dica una sola parola in merito.

Ci sono già tutte le leggi necessarie, e pure troppe. Mentre scrivo la rete è in fibrillazione per la notizia della chiusura di MegaUpload / MegaVideo, con tanto di arresti dei dipendenti, pare, in una operazione del FBI. Anonymous ha tirato giù siti di tutte le autorità possibili e immaginabili, per “vendetta”. E’ la prima volta che succede su questa scala, e quindi non potrà finire qui.

La tutela della proprietà intellettuale è una di quelle bandiere da sventolare in guerra.

Le prime opere di Walt Disney dovevano già essere svincolate dal copyright. E anche Guerre Stellari, per dire: ma invece le multinazionali del copyright si sono fatte le loro leggi ad-aziendam planetarie, per prorogare il loro diritto (scaduto) per altri decenni, e nessuno ha battuto ciglio. Serpeggia in Europa una terribile proposta di tassare o sottoporre a pagamento i prestiti bibliotecari nelle biblioteche pubbliche, per tutelare la proprietà intellettuale (anche quella scaduta e prorogata…) : una consuetudine civile antica rischia di essere mangiata dalle multinazionali del copyright, in nome della tutela della proprietà intellettuale. Di quale tutela stiamo parlando? Chi deve essere tutelato da chi?

Prima di parlare di confini, meglio visitare la frontiera.