Il regalo di natale.

Caro babbo natale, c’è un dono che vorrei proprio.
Sta nelle parole di questa canzone – che tra l’altro ha quasi vent’anni, e non ci puoi credere.

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Io voglio solo nemici.

Con tanti amici, in una casa al lago in un capodanno di tantissimi anni fa.
Roba del secolo scorso, per dire.
Del millennio passato.

Anni di rabbia ribollente, di voglia di tagliare ogni legame per dare un motivo all’essere così tanto solo, tradito, abbandonato. Ripetevo come un mantra la canzone: non voglio più amici, io voglio solo nemici.

Da poco mi ero agganciato un promemoria alla carne; luccicava a lato del naso, per ricordare l’uscita d’emergenza presa da due ragazzi molto più giovani di me, e il cumulo di dolore e di macerie lasciato alle loro spalle, che bloccava quella strada per sempre.

E avevo fumato tantissimo, in continuazione, fino a sentirmi ogni fibra del corpo presente davanti a me, fino a un livello di consapevolezza che non conoscevo, fino a farmi trapassare dalla musica che circondava quella festa senza sosta. Un ritmo che mi scuoteva quasi con contrazioni involontarie, da non riuscire a smettere di tamburellare, da essere musica e non essere niente altro, come una corda tesa che finalmente trova chi la suona.

La mattina, solo davanti al piccolo specchio del bagno, ho detto va bene, adesso basta.
Si volta pagina.

Ma non per prendermi un grande impegno e giurare a me stesso di mantenerlo e raggiungere il risultato con grandi sforzi e sacrifici e sticazzi. Naaa, niente di questo.

Solo per prendere atto che era successo.
La musica scava il cielo, diceva quello.
A me aveva scavato dentro, ripulito, rimesso in sesto, dopo che la saggezza di re Salomone aveva riaperto la porta.

Da quella mattina, da quel risveglio, è stato tutto diverso.
Me lo sono ricordato da poco, ve lo regalo.