Book bloc i libri sugli scudi

Libri-scudo contro manganelli dei celerini. E parte l’immaginario.

Cosa ha reso immortale la “pantera”? Il suo nome.
Da una notizia di cronaca (un grosso felino, forse una pantera, in giro per le campagne di qualche località italiana…) a uno striscione: La Pantera siamo noi. E da lì, come una mazzata in testa all’immaginario collettivo italiano, in giro per sempre.

Sui giornali si discute sui Book bloc, e già la definizione suscita dibattito: è evidente il paragone (nemmeno troppo) nascosto con il black bloc del 2001 (eccoci, stiamo ripartendo da dove eravamo arrivati…) e con la sulfurea identità che gli è stata attribuita: di cattivi, di sprangatori, di rovinatori delle scampagnate di Genova… o chissà, forse nei ricordi di qualcuno, semplicemente di estremisti troppo permeabili agli infiltrati della polizia come quasi sempre succede.

L’idea nella foto qua sopra è geniale: in questa lotta per difendere la cultura come strumento di identità, di crescita e magari anche di guadagno e di sviluppo, sugli scudi ci sono disegnati i libri. E parte già lo stupore, di trovarci insieme Asimov e Saviano, e Deleuze di fianco a Petronio, e l’Isola di Arturo che resiste ai manganelli.

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