Forward! he cried from the rear…

Scrivevo qualche giorno fa nel finale del post sull’annosa questione Mondadori (…ehi, è piaciuto a WuMing1 ;)) di chi resta col culo al caldo facendosi grande della mobilitazione e dei rischi presi da altri. E dicendo che è storia vecchia d’itaglia, e che quindi va lasciata stare.

Però mi è venuta in mente un’immagine di tanti anni fa, una situazione simile in cui ho imparato una lezione, e che forse val la pena di raccontare, parlando di Armiamoci e partite, o della sua versione inglese che fa bella mostra di sè nel titolo, passando per una bellissima canzone dei Pink Floyd che me l’ha insegnata.

La prima volta che ho pestato la faccia su queste faccende è stato, nello scorso millennio alla fine del secolo 1900, quando è cominciata la prima guerra del Golfo. Ai tempi ero uno studentello di belle speranze e di gesti infiammati, e feci finire i miei anni 80 tirando in piedi in una notte con quattro telefonate, due cartelloni e un coraggio che non so dove potessi trovare, una mobilitazione da far tremare la mia città di provincia, contro l’inizio dei bombardamenti intelligenti. All’ingresso della scuola, quella mattina, c’era schierata la preside nazi-tella, con al fianco il prof di ginnastica progressista-a-parole, che provocavano ed intimidivano per farci floppare, ma non ci sono riusciti. E poi quei tre o quattro prof come si deve che ho avuto la fortuna di avere, a cui bisognerebbe fare un monumento, che arrivavano con gli occhi illuminati per quel che stavano vedendo. Mi rendo conto adesso che probabilmente, un paio di loro avevano la mia età di oggi. E  passando oltre il nostro striscione, entravano a scuola. Ma come?

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Dagli all’editore!

Mi ha colpito, veder riaprire fuori tempo massimo la questione se poter o meno mantenenere la propria integrità morale scrivendo per la Mondadori di proprietà di quello là, sotto la guida di sua figlia  (che ha recentemente preso carta e penna per ringraziarlo della legge ad aziendam). Lo ha fatto il teologo (e curatore delle pubblicazioni a tema religioso e teologico di Mondadori)  Vito Mancuso, che oggi torna ancora sull’argomento. Lo avevo liquidato con due righe su facebook, che dicevano più o meno, Ma per chi credevi di lavorare, per il Dalai Lama? – ma dalla piega che han preso le cose direi che sono stato affrettato e superficiale.

Risvegliata e riattizzata dalla legge ad aziendam, pare che una folta schiera di militanti integerrimi si sia messa ad organizzare… una campagna di boicottaggio a Mondadori, da una parte, e di pressione sugli autori Mondadori per farli uscire (con le mani in alto… :D) dall’altra. Sarà che ahimè comincio ad avere qualche anno, ma di campagne simili volte a colpire gli interessi di quello là ne ho viste ormai molte (da quella contro  la Standa a non mi ricordo più quali altri obiettivi…) e il risultato ce lo abbiamo tutti sotto gli occhi. In ogni caso secondo me stavolta è peggio.

Col fervore di chi ha qualcosa da dimostrare (o da far dimostrare ad altri…), a quanto pare alcuni zelantissimi cittadini hanno scritto a numerosi autori “di sinistra” chiedendo in sostanza di licenziarsi. E devono averlo fatto anche con una certa insistenza, perchè gli autori hanno risposto subito, geometrica potenza della rete.

La risposta, peraltro già respinta al mittente con infamia dai boicottatori di cui sopra (al grido, suppergiù, di puttana puttana l’hai fatto per la grana…) è più o meno la stessa per molti autori che leggo e che stimo – e che dicono, di mollare non se ne parla, e questo non può non farmi pensare. Per dire, nel solito vortice di intrico pazzesco di interessi  Mondadori controlla cosette da niente come Einaudi, quindi la chiamata in correità ai colleghi autori (che lo stesso Mancuso fa fin dal suo primo intervento) si allarga a coprire circa il 50% delle mie librerie di casa 😉

Come dicevo è partito il dibattito, ed è partito in grande stile. Riprenderei subito alcuni concetti, ponendo anche io ai boicottatori un paio di questioni che, da sole, potrebbero spegnere questo dibattito se affrontate con la necessaria serietà:

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