Forward! he cried from the rear…

Scrivevo qualche giorno fa nel finale del post sull’annosa questione Mondadori (…ehi, è piaciuto a WuMing1 ;)) di chi resta col culo al caldo facendosi grande della mobilitazione e dei rischi presi da altri. E dicendo che è storia vecchia d’itaglia, e che quindi va lasciata stare.

Però mi è venuta in mente un’immagine di tanti anni fa, una situazione simile in cui ho imparato una lezione, e che forse val la pena di raccontare, parlando di Armiamoci e partite, o della sua versione inglese che fa bella mostra di sè nel titolo, passando per una bellissima canzone dei Pink Floyd che me l’ha insegnata.

La prima volta che ho pestato la faccia su queste faccende è stato, nello scorso millennio alla fine del secolo 1900, quando è cominciata la prima guerra del Golfo. Ai tempi ero uno studentello di belle speranze e di gesti infiammati, e feci finire i miei anni 80 tirando in piedi in una notte con quattro telefonate, due cartelloni e un coraggio che non so dove potessi trovare, una mobilitazione da far tremare la mia città di provincia, contro l’inizio dei bombardamenti intelligenti. All’ingresso della scuola, quella mattina, c’era schierata la preside nazi-tella, con al fianco il prof di ginnastica progressista-a-parole, che provocavano ed intimidivano per farci floppare, ma non ci sono riusciti. E poi quei tre o quattro prof come si deve che ho avuto la fortuna di avere, a cui bisognerebbe fare un monumento, che arrivavano con gli occhi illuminati per quel che stavano vedendo. Mi rendo conto adesso che probabilmente, un paio di loro avevano la mia età di oggi. E  passando oltre il nostro striscione, entravano a scuola. Ma come?

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