iBooks, eBooks, textBooks… e gli insegnanti?

Come prevedibile, l’entrata di Apple nel mercato dei libri di testo e più in generale dei contenuti educational, presentata nel suo evento al Guggenheim della settimana scorsa, ha ri-scatenato il dibattito mai sopito, su come dovrebbe essere la scuola di domani – o meglio di oggi, per i cittadini di domani.

Oddio, forse scatenato è una parola grossa per l’itaglia, che è un paese dove ci sono ancora a piede libero professori di scuola superiore che rivendicano con orgoglio che “io il computer non lo so nemmeno accendere“, e poi si domandano com’è che le loro classi di 17enni non seguono più le loro lezioni (uguali a quelle di venti anni fa) come i 17enni di venti anni fa.

Però tanti nomi “grossi” ne stanno discutendo, e allora anche io, che non sono nessuno, direi la mia.

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iPad


E’ un oggetto fantastico, come ci ha abituato Apple. E seguendo via twitter (che spettacolo!!!) su engadget.com la presentazione fatta da Steve Jobs (dio mio Steve come hai accusato il colpo… forza tieni duro) c’era da entusiasmarsi per la naturalezza con cui questo attrezzo fa le cose che ormai sono diventate “domestiche” anche nel campo della tecnologia: sfogliare foto, guardare video, navigare il web, inviare e ricevere email senza più nessun legame con fili, postazioni, schermi, tastiere e tutto il resto.

Sarà che io mi ricordo bene come era il mondo quando queste attività erano la massima avanguardia e prima ancora, quando erano un sogno incredibile; sarà che, un milione di passi indietro, anche io ho condiviso la strada di Steve Jobs (e di Woz!) verso una tecnologia che si metta al servizio delle arti liberali (Jobs le ha chiamate proprio così, come in un trattato del 1200!) — sarà soprattutto che sono un rompicoglioni, ma dopo averci dormito sopra, al saldo di tutti i meriti di questo attrezzo, mi vengono più chiari in mente due grossi dubbi.

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