Non siam scappati più.

La polizia martella teste di studenti su e giù per l’Italia. Le università sono in fermento, le aule e i rettorati vengono occupati. I migranti salgono sulle gru e sulle ciminiere. La lezione degli operai in lotta (che da mesi hanno preso a salire sui tetti delle loro fabbriche) ancora una volta fa scuola. Ricercatori e studenti universitari salgono sul tetto delle facoltà.

Che anno è? 😀

Di colpo, grattando un po’ più a fondo nella vergogna dell’itaglia di questi anni, ecco a voi la conflittualità.
Non era mai scomparsa, non è mai smessa. Solo veniva scopata sotto al tappeto, nascosta dai telegiornali.

Ancora non l’hanno capito, che c’è la Rete: Adesso state più attenti – perchè ogni cosa è scritta.

Magari è un’aria che dura il tempo di una nevicata – oppure mette radici e resta nella storia, come tante altre fiammate nate per caso nei tempi passati?
Tutti quelli che ancora tifano rivolta sanno la risposta.

Quello che colpisce me, è che solo davanti alla pratica si possono mettere in ordine le teorie. E allora mi ci metto.

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Scurdàmmuce o’ passato…

Con puntuale ritardo, giusto quell’ora e mezza per NON finire nemmeno nei tg della sera, i coraggiosi giudici di Genova ci hanno letto il dispositivo della sentenza che chiude il primo grado del processo sulle violenze ai fermati del G8 di Genova 2001, deportati nella caserma di Bolzaneto.

Adesso ditemi che è colpa dell’omertà che permea i corpi di polizia italiani (ma non era roba da mafiosi?), che è colpa del reato di tortura che in Italia non esiste (e però la tortura sì…), che è colpa dei depistaggi operati dagli stessi corpi di polizia (ma non servivano per assicurare giustizia e verità?); ditemi che la magistratura ha fatto tutto quel che poteva, che questo è già un risultato, anche se nessuno si farà un giorno di prigione e se due terzi degli imputati sono stati assolti e un terzo condannato alla metà di quanto richiesto. Perchè, davvero qualcuno si aspettava qualcosa di diverso?

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