i libici.

Quando qualcuno dice “i libici”, la mia testa per riflesso condizionato corre alle scene iniziali di Ritorno al futuro.

Quando qualcuno dice che l’aviazione ha bombardato Tripoli, io penso all’aviazione USA mandata da Reagan nel 1986 con l’intento di far fuori il colonnello, che però si salvò per una soffiata di Craxi.

E oggi invece?

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la tragedia e la farsa… in piazza

La citazione è famosa, è la vecchia frase di Hegel per cui nella storia le cose si presentano due volte – chiosata da Marx: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa.

Poche settimane fa si dibatteva sugli scontri di piazza a Roma il 14 dicembre, chiedendosi quanto fossero stati scelti dai partecipanti, quanto imposti dalla forma stessa della manifestazione dove sono avvenuti, ossia “Il Grande Assedio” come dicevano i WuMing, quanto sovradeterminati dai soliti cattivissimi e inafferrabili membri del Black bloc.

Oggi fuori dalla villa di quello là ad Arcore, ossia a due passi da casa (tanto che ci sono andato in bici) il “popolo viola” (?) ha organizzato una manifestazione. Alle manifestazioni di questo tipo ci vai senza farti troppe domande, basta il fatto di essere “uno in più”… e poi giàssai dall’inizio che se ti dovessi mettere a vedere la “piattaforma” su cui è stata costruita la mobilitazione, staresti sempre a casa. E allora andiamo.

Aiuto.

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youtube è come la tv? perchè questi proprio non han mai visto altro…

Su Engadget.com, uno dei siti importanti a livello mondiale come osservatorio delle novità hardware e software, e degli annessi e connessi influssi sulla vita delle persone, esce un articolo sull’ultima bella invenzione della nostra AGCOM, passata ovviamente sotto silenzio sui grandi media in questo bel Paese, che “regolamenta” le webradio e le webtv, e già che c’è ovviamente sparge a piene mani inspiegabili vincoli, limiti e quelli che qualcuno chiamerebbe “lacci e lacciuoli” contro la rete… viene da chiedersi come è possibile che questi legislatori siano così ignoranti in materia: mai usato youTube almeno una volta per pubblicare qualcosa? Ecco, appunto: il sospetto che viene subito dopo è che non ci sono, ci fanno
Traduco qua (velocemente e male, ma tant’è…) il post, che mi sembra significativo – spero che la traduzione riporti correttamente il pensiero degli autori di Engadget, ma in ogni caso invito tutti ad andarsi a leggere l’originale e anche tutti i commenti, che dicono molto chiaramente cosa pensa il mondo di noi. Altro che paese d’o’ sole, quarta potenza mondiale, e tutte le puttanate che vi bevete ogni giorno dalla tv. Per l’ennesima volta, che vergogna:

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attento che cadi

Quello là sta un’altra volta per cadere…  con tutti i cazzi suoi più o meno sistemati, un pugno di mosche in mano e anni di immobilismo, fanfaronate e disastri sociali ed economici ottenuti durante lo svolgimento del suo trascurabile (?) ruolo di capo di un governo.

Se cade ovviamente spero che si faccia molto male, e già non vederlo e non sentirlo più da tutte le parti per due giorni è un bel risultato della situazione: sarà chiuso nel suo bunker? Magari è la volta che i suoi compari, tipo Bondi, si avvelenano per non cadere vittima del nemico?

In verità, come si affrettano a raccontarci, è in aeroporto a parlare al telefono con la Carfagna, a costo di arrivare tardi all’altrettanto trascurabile vertice della Nato. Forse per questo motivo, non più distratti da corna e disegnini di biancheria intima, i campioni della democrazia formato export son riusciti a mettersi d’accordo su come ritirarsi dalla clamorosa sconfitta in Afghanistan.

E cosa ci avrà da lamentarsi, la “ministra più bella del mondo” (cit.) ? Dice che si è accorta che nel pdl comandano gli affaristi. Ma dai?! E poi insomma, le stanno facendo pesare le sue frequentazioni con Bocchino. E dire che è a frequentazioni di quel genere, che i maligni attribuiscono la sua rapidissima carriera politica…

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Papi Silvio in un paese senza genitori

Ancora una volta, gli ottimi Wu Ming (qui in particolare il #1) mi colpiscono dal loro Giap con una lettura assolutamente efficace del fenomeno che da troppi anni chiamiamo berlusconismo. Oltre a invitare tutti a leggere per intero non solo l’intervento ma anche la ricchissima serie di commenti (che di nuovo mi fa ritornare alla domanda di qualche giorno fa… ma è un altro discorso), val la pena di sintetizzare e chiosare il messaggio. Faccio il bigino dei post altrui? Sì, se serve a diffondere questa roba, anche sì.

La tesi interessante è che, come pensiamo anche da queste parti, l’itaglia sia non un paese arretrato e retrogrado, ma un’avanguardia di sperimentazione delle trasformazioni in corso. E queste trasformazioni, di cui quello là è metafora vivente, riguardano la morte, la sparizione della figura simbolica del padre – che naturalmente simboleggia l’autorità, l’Ordine se volete – che si può seguire o contestare, ma che qui invece è scomparso, svanito sia nella sua tradizionale forma del padre severo che in quella più moderna e progressista del genitore comprensivo. Questo non è necessariamente un male, e anzi mi fa tornare in mente provocatorii titoli di antiche riviste, che al top della repressione e della distruzione dei movimenti  titolavano fiere “la rivoluzione è finita – abbiamo vinto”, e in un certo senso avevano pure ragione, dato che il modello socio-economico (dell’operaio-massa, per capirci…) che avevano combattuto stava svanendo o quantomeno preparandosi a cambiare continente per sempre.

La distruzione dell’autorità è alla base di quasi tutti i movimenti radicali, compresi ovviamente quelli che producevano e leggevano quelle riviste – probabilmente proprio perchè, come suggerisce Wu Ming, la cornice della famiglia è stata da sempre metafora di questa autorità, a partire dalla mai troppo vituperata parola Patria, con il suo bravo elenco di Padri della Patria in allegato, eccetera eccetera. Quindi da questo punto di vista, la sparizione del padre è un successo?

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Dagli all’editore!

Mi ha colpito, veder riaprire fuori tempo massimo la questione se poter o meno mantenenere la propria integrità morale scrivendo per la Mondadori di proprietà di quello là, sotto la guida di sua figlia  (che ha recentemente preso carta e penna per ringraziarlo della legge ad aziendam). Lo ha fatto il teologo (e curatore delle pubblicazioni a tema religioso e teologico di Mondadori)  Vito Mancuso, che oggi torna ancora sull’argomento. Lo avevo liquidato con due righe su facebook, che dicevano più o meno, Ma per chi credevi di lavorare, per il Dalai Lama? – ma dalla piega che han preso le cose direi che sono stato affrettato e superficiale.

Risvegliata e riattizzata dalla legge ad aziendam, pare che una folta schiera di militanti integerrimi si sia messa ad organizzare… una campagna di boicottaggio a Mondadori, da una parte, e di pressione sugli autori Mondadori per farli uscire (con le mani in alto… :D) dall’altra. Sarà che ahimè comincio ad avere qualche anno, ma di campagne simili volte a colpire gli interessi di quello là ne ho viste ormai molte (da quella contro  la Standa a non mi ricordo più quali altri obiettivi…) e il risultato ce lo abbiamo tutti sotto gli occhi. In ogni caso secondo me stavolta è peggio.

Col fervore di chi ha qualcosa da dimostrare (o da far dimostrare ad altri…), a quanto pare alcuni zelantissimi cittadini hanno scritto a numerosi autori “di sinistra” chiedendo in sostanza di licenziarsi. E devono averlo fatto anche con una certa insistenza, perchè gli autori hanno risposto subito, geometrica potenza della rete.

La risposta, peraltro già respinta al mittente con infamia dai boicottatori di cui sopra (al grido, suppergiù, di puttana puttana l’hai fatto per la grana…) è più o meno la stessa per molti autori che leggo e che stimo – e che dicono, di mollare non se ne parla, e questo non può non farmi pensare. Per dire, nel solito vortice di intrico pazzesco di interessi  Mondadori controlla cosette da niente come Einaudi, quindi la chiamata in correità ai colleghi autori (che lo stesso Mancuso fa fin dal suo primo intervento) si allarga a coprire circa il 50% delle mie librerie di casa 😉

Come dicevo è partito il dibattito, ed è partito in grande stile. Riprenderei subito alcuni concetti, ponendo anche io ai boicottatori un paio di questioni che, da sole, potrebbero spegnere questo dibattito se affrontate con la necessaria serietà:

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…piccoletto, superbioso, iracondo…

Un punto piccoletto,
superbioso, iracondo,
“dopo di me – gridava –
verrà la fine del mondo!”

Le parole protestarono:
“Ma che grilli ha pel capo?
Si crede un Punto-e-basta,
e non è che un Punto-e-a-capo”.

Tutto solo a mezza pagina
lo piantarono in asso,
e il mondo continuò
una riga più in basso.

Gianni Rodari,
Filastrocche in cielo e in terra – 1960.

a milano la mafia non esiste

Dice l’itaglia, nella figura del suo rappresentante istituzionale a Milano, ossia il Prefetto, che a Milano la mafia non esiste.
Poi gli fan notare che ha esagerato, e allora aggiusta il tiro.

Poi salta fuori che le case popolari di Milano sono in mano a una cricca di personaggi che, in pieno stile mafioso, dispongono a loro piacimento di diritti e perfino di beni pubblici, e organizzano un “racket della casa popolare” usando lo strumento dell’occupazione – cosa che me li rende ancora più odiosi: non è roba loro, e il fatto che metodi e strumenti si siano potuti confondere è uno di quei risultati di metà anni 80 che in pochi hanno notato. Si vede che tra giocare ai pistoleri, schivare l’eroina e mettersi l’orologio sul polsino, in quel periodo si era un po’ tutti distratti.

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processi brevi

Partiamo dal dato di fatto: non esiste, che un processo di primo grado duri quanto dura in itaglia.

Adesso poi tireranno fuori statistiche comparative per dire che no ma invece eppure. Però lo sapete tutti, che è una vergogna nazionale non riuscire ad avere un colpevole (e ancora peggio… a scagionare un innocente!!!) in tempi umani; perchè ti rovina la vita, perchè ti brucia i soldi, perchè è un marchio che ti resta in fronte, perchè ti fa terra bruciata intorno, tu sei per tutti e per tutto il tempo “quello che ha fatto quella cosa” – specie se poi finisci a tiro dei media, che loro il processo te lo fanno in tre minuti e ti condannano a cinquemila anni più le spese senza speranza di appello o revisione.

Inoltre in questo povero paese, la magistratura è sempre stata usata come braccio armato: c’è tanta di quella gente finita in galera per teoremi, spiate vere o presunte, leggi speciali che più speciali di così si muore – e infatti – , che a me non mi è mai riuscito di fare il tifo per i giudici, nemmeno quando facevano loro a colpi di arresti quello che le opposizioni parlamentari della prima repubblica non sono mai riuscite a fare coi voti e con le elezioni, ossia un repulisti dei tangentari incalliti che si sono demoliti e mangiati l’itaglia per decenni.

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