i libici.

Quando qualcuno dice “i libici”, la mia testa per riflesso condizionato corre alle scene iniziali di Ritorno al futuro.

Quando qualcuno dice che l’aviazione ha bombardato Tripoli, io penso all’aviazione USA mandata da Reagan nel 1986 con l’intento di far fuori il colonnello, che però si salvò per una soffiata di Craxi.

E oggi invece?

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sanremo è sanremo?

Dai e dai, anche quest’anno sanremo è passato. Come al solito, da bravo radical chic me ne son tenuto a debita distanza, andando solo a curiosare su youTube le performance di Luca & Paolo (tra cui questa… per la quale son rimasto a bocca aperta). Ho appena saputo chi ha vinto, e ascoltata la canzone l’unico giudizio che mi viene è quello di Nomfup.

Però mi restano in testa dei pensieri sull’intervento di Benigni.

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Drive In a reti unificate

Mentre il mondo ribolle, e noi ci dedichiamo tutta l’attenzione, dalle nostre parti si discute molto. Nonostante l’occasione del discutere sia sempre quello là, ossia un’occasione miserevole, spesso poi nelle discussioni vengono fuori elementi interessanti, spunti illuminanti, cose su cui riflettere. Quindi l’invito a tutti è di cercare, leggere, provare a farsi delle domande – che è sempre un dovere di tutti.

Ad esempio, nel fermento di discussioni provocato da proteste e manifestazioni convocate e organizzate da donne, mi salta all’occhio questo post di Lipperatura.
E’ breve, leggetelo. Se vi va potete anche leggere l’articolo del NY Times linkato alla fine testo, sullo stesso tema. E guardare la puntata di Matrix, sempre linkata, che è l’argomento del tutto: ossia il retaggio culturale di Drive-In e di quella roba lì.

E’ un tema su cui ho molto riflettuto qualche anno fa, e in sostanza sono arrivato a questa conclusione: quel tipo di tv ha cercato di rubarmi anima, cervello e personalità mentre mi distraeva fornendomi abbondante materiale per le mie session masturbatorie adolescenziali. Fortuna ha voluto che abbondanti anticorpi siano presto arrivati dalla scuola (pubblica) di qualità che ho frequentato, e quindi resto un simpatico cazzone, sempre discretamente attratto da culi e tette, ma direi in grado di ragionare autonomamente su quel che succede, o almeno di provarci.

Vi invito a farlo; se volete, trovate qui sotto gli interventi più illuminanti (secondo me, ovvio…) della lunga discussione seguita al post. Tra tante chiacchiere, e tantissime testimonianze di poca capacità di riuscire a discutere davvero, ci sono alcuni fili interessanti: il presunto (?) approccio rivoluzionario-dall’-interno della tv di Antonio Ricci, la difficoltà di noi maschietti di guardarci da fuori, il legame così stretto e oggi così facilmente visibile tra il potere (e l’andazzo) di quei tempi,  e quel tipo di tv… eccetera.
Riconoscerete alcuni totem di chi scrive, come i soliti WuMing; in ogni caso sarebbe bello che fossero letture che lasciano il segno.

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Santo subito.

“Al generale Augusto Pinochet Ugarte e alla sua distinta sposa signora Lucia Hiriarde Pinochet, in occasione delle loro nozze d’oro matrimoniali e come pegno di abbondanti grazie divine, con grande piacere impartisco, così come ai loro figli e nipoti, una benedizione apostolica speciale”. Giovanni Paolo II

Papi Silvio in un paese senza genitori

Ancora una volta, gli ottimi Wu Ming (qui in particolare il #1) mi colpiscono dal loro Giap con una lettura assolutamente efficace del fenomeno che da troppi anni chiamiamo berlusconismo. Oltre a invitare tutti a leggere per intero non solo l’intervento ma anche la ricchissima serie di commenti (che di nuovo mi fa ritornare alla domanda di qualche giorno fa… ma è un altro discorso), val la pena di sintetizzare e chiosare il messaggio. Faccio il bigino dei post altrui? Sì, se serve a diffondere questa roba, anche sì.

La tesi interessante è che, come pensiamo anche da queste parti, l’itaglia sia non un paese arretrato e retrogrado, ma un’avanguardia di sperimentazione delle trasformazioni in corso. E queste trasformazioni, di cui quello là è metafora vivente, riguardano la morte, la sparizione della figura simbolica del padre – che naturalmente simboleggia l’autorità, l’Ordine se volete – che si può seguire o contestare, ma che qui invece è scomparso, svanito sia nella sua tradizionale forma del padre severo che in quella più moderna e progressista del genitore comprensivo. Questo non è necessariamente un male, e anzi mi fa tornare in mente provocatorii titoli di antiche riviste, che al top della repressione e della distruzione dei movimenti  titolavano fiere “la rivoluzione è finita – abbiamo vinto”, e in un certo senso avevano pure ragione, dato che il modello socio-economico (dell’operaio-massa, per capirci…) che avevano combattuto stava svanendo o quantomeno preparandosi a cambiare continente per sempre.

La distruzione dell’autorità è alla base di quasi tutti i movimenti radicali, compresi ovviamente quelli che producevano e leggevano quelle riviste – probabilmente proprio perchè, come suggerisce Wu Ming, la cornice della famiglia è stata da sempre metafora di questa autorità, a partire dalla mai troppo vituperata parola Patria, con il suo bravo elenco di Padri della Patria in allegato, eccetera eccetera. Quindi da questo punto di vista, la sparizione del padre è un successo?

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è solo un po’ di nebbia, che annuncia il sole…

Sulle meraviglie d’itaglia ho scritto moltissimo, e da tempi non sospetti – per quanto possibile, almeno. E ogni volta, giuro e spergiuro che qui dovrei scrivere solo di cose serie, tipo amore morte musica illuminazioni viaggi libri vertigini artistiche e altra minuteria simile.

Ma poi non ce la faccio: l’esigenza di avere, almeno, detto la mia su quello che sta succedendo fuori dalla finestra arriva e sopravanza tutto.E’ chiaro, per puro lavaggio delle mani e della coscienza, ma è comunque troppo impellente per  sottrarmi.

E allora daje, ci siete riusciti: cari i miei 25 lettori, oggi parlo di intercettazioni, legge bavaglio e tutto il resto.

Però cominciamo dall’inizio: e l’inizio è che l’informazione, in itaglia, è una merda totale, asservita, arretrata, incapace, ignorante tanto quanto la borghesia più ignorante d’europa (cit) a cui si rivolge – perchè tanto la plebaglia che dovrebbe portare il glorioso nome di popolo, ha abdicato da troppo tempo all’uso del cervello per poter contare qualcosa in questo discorso.

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Gaetano che tipo strano

Così diceva una canzone che mi cantavano da bambino, roba degli anni 60 credo, un twist un po’ storto e alla buona. A me veniva subito in mente il fratello di mia nonna materna: Gaetano. Che era strano per davvero, e non poco.

Piccolo, duro come l’acciaio, infaticabile. Con gli occhi fiammeggianti, sempre, e dei ricci all’insù come li ho visti, tanti anni dopo, solo nei ritratti di Errico Malatesta.

Un omino minuto pieno di rabbie smisurate, gruista alla Breda negli anni 50 (dove andava e tornava in bici, dalla Brianza a Sesto e indietro) e saldatore, tornitore, imbianchino, e prima garzone, contadino, e prigioniero degli inglesi, dopo esser stato spedito a conquistare l’Abissinia al ritmo di Faccetta nera e aver trovato il Royal Army a dare una mano a Selassie I. Pieno di letture (che per uno con la sua storia, è già incredibile) – e di letture strane: la Bibbia girata e rigirata, letta da solo, e poi Giordano Bruno, e mille altri trattati di filosofia e religione e morale e chissà cos’altro, letti con quegli occhi fiammeggianti, di certo dopo che si era tolto il toni e lavato via la polvere del lavoro.

Gaetano che mi incrocia sulla piazza del municipio, a quattro, cinque anni portato per mano da sua sorella che poi era mia nonna, e guardandomi negli occhi come ad un adulto spara la domanda indicando la bandiera sul pennone del Comune: lo sai cos’è quella?

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Anna Frank, genitori moralisti e deputati leghisti.

Sarà che c’è la campagna elettorale in arrivo, perchè diventa pesante dover giustificare ancora di non aver fatto un cazzo per altri anni (quanti sono, ormai?) sulle famose tematiche dell’autonomia, del federalismo e blablabla; sarà la totale, spaventevole mancanza di ogni barlume di umanità nella loro artificiale, asettica, liscia, morta concezione degli spazi comunitari, che per questi sono solo i fondali di cartapesta degli studi tv del loro padrone, dove ovviamente la vita non esiste; sarà anche un lucido disegno per far filtrare elementi sempre più fascisti nel vuoto pneumatico della “cultura” legaiola — e in certi casi lo è, ma meno di quel che verrebbe da pensare, non sopravvalutiamoli così tanto.

In ogni caso, un deputato leghista, nientemeno, ha accolto le accorate proteste di alcuni genitori delle scuole di Usmate Velate, presentando una interrogazione parlamentare alla ministra per l’Istruzione. Lo scandalo è che i loro figli, alle elementari, hanno letto il diario di Anna Frank – che contiene anche un passaggio in cui la ragazzina dodicenne parla dei suoi organi sessuali, descrivendoli: questo è in grado di “suscitare inevitabilmente turbamento in bambini della scuola elementare”. Non sarebbe quindi il caso che il ministro intervenga sui soggetti competenti per “proporre programmi e letture più consone all’età degli alunni”?

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a kebab saved my life

Certe cose mi stringono un po’ il cuore: ad esempio vedere un ragazzo di 24 anni che ragiona e si comporta come un vecchio di 80 – guidato dalla paura del diverso, del non-conosciuto, ormai impermeabile alle novità e alle trasformazioni, al cambiamento che è la vita. A 24 anni, cazzo.

Il sindaco di Ceriano Laghetto ha 24 anni, è il secondo sindaco più giovane d’Italia, ed è salito agli onori della cronaca per l’ennesima, ridicola, inutile ordinanza che vieta nel centro storico (?) di Ceriano, a pochi chilometri da qui, l’apertura di tutta una serie di attività commerciali.

Non lo sapevo, che a Ceriano Laghetto ci fosse l’economia pianificata, come in Unione Sovietica. Pensavo che il PdL che governa lì fosse un accanito fan del liberismo, invece. Ma a quanto pare il libero mercato va bene solo quando si fanno i comizi e le sparate in tv. Per il resto invece, sono vietati sul territorio del soviet di Ceriano esercizi commerciali che offrono telefonate a basso costo verso l’estero (phone centres), trasferimento sicuro di denaro verso paesi extracomunitari (money transfer) e venditori di kebab. Ossia la faticosa economia che sta venendo creata dagli immigrati.

Io ci resto male, per un uso pretestuoso e ideologico delle cose di tutti – e  naturalmente per tutte le altre storture simili che, con i soldi dei contribuenti, permettono a questi personaggi di farsi pubblicità ottenendo risultati ridicoli per quantità e qualità.

Ma stavolta ci resto più male del solito, perchè la prima volta che l’ho mangiato, a me il kebab mi ha salvato la vita.

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