It’s all about putting people together

L’altro giorno un vecchio amico mi ha dedicato questa canzone su Facebook:


Sotto ci ha scritto che ascoltandola ha pensato a me, e che a chi fa lavori social come il mio, dovrebbero spargere petali di fiori davanti ai piedi mentre si cammina.
E poi nel pingpong dei commenti, con altri esempi, che questa cosa di mettere insieme le persone ce l’ho sempre avuta nel sangue, fin dai tempi di scuola.

Con perfetta sincronia, un’altra amica che sta dall’altra parte del mondo mi ha mandato un #FF  su twitter, facendo riferimento alla serata musicale del giovedi sera che avevo inventato anni fa con altri amici in un piccolo pub nel parcheggio di una raffineria ormai chiusa (!), e che per qualche anno ha richiamato almeno per una sera della loro vita migliaia di ragazzi tra Bergamo e Milano che si ritrovavano lì: prima perchè c’era la dancehall, e poi semplicemente perchè c’era la gente.

Io lo so benissimo che faccio questa cosa meglio di tutto. Mettere insieme la gente, ho scritto nel campo “Lavoro” del mio profilo facebook: it’s all about putting people together. Tanti non l’hanno mai realizzato, eppure c’è in giro gente sposata solo perchè, stringi stringi, una qualche volta ho deciso di far incontrare tra loro diversi giri di conoscenze.  Oppure così sono nate grandi amicizie, oppure scelte di militanza, o passioni musicali o di chissà che altro tipo. Perchè quella volta ti avevo presentato quei tizi, perchè ti ho raccontato di quelli che fanno quel progetto, e via così.

Fino ad ora avevo fatto finta che non mi importasse, che nessuno se ne era mai accorto. Ma invece sì, eccome.
Non per vanteria, e nemmeno per farci sopra chissà cosa – che fare i soldi con quel che faccio è il mio tabù, money money money is the root of all evil,  eccetera.
Ma per soddisfazione, semplicemente.

Che uno arriva a 40 anni, fa un figlio, e poi di colpo qualcuno si accorge della cosa che sai fare meglio nella tua vita. E dei segni che hai lasciato.
Domani è l’anno nuovo, pochi quanto me sanno augurarvi almanacchi nuovi e lunari nuovi,  eppure mettere insieme le persone è la mia speranza, e da quest’anno ancora di più.
Perchè è ovvio, che dietro c’è tutto un discorso e una filosofia e anni di menate che lèvati.

E infatti la canzone dedicata parla di questo, della Tatcher che ha fottuto i bambini mentre governava, instillando il seme della paura degli altri, che poi quando quei bambini son cresciuti ha portato alla distruzione della socialità, esattamente come è stato fatto su scala industriale (e televisiva) nel nostro belpaese.

Quindi nei propositi per l’anno nuovo questa cosa con fatica dovrà tornare nei primi posti della top-ten: putting people together. L’ho detto.
A costo di ristrutturare e svuotare gli armadi della roba che non metto più o che adesso mi va stretta.

E con tutta la difficoltà che ho sempre avuto, perchè putting people together vuol dire fare i conti col potere che questo ti conferisce. E il potere è il male, è il nemico, è l’avversario più antico. E farci i conti per me è la paura più grande.

Per questo, quando mettevo insieme persone, quando aprivo spazi, quando seminavo musica, e anche adesso mentre pian piano allevo un figlio, io che la forma canzone l’ho seppellita e rinnegata e schifata da anni e anni, pensavo e penso ancora ad una vecchia canzone ascoltata e poi suonata e cantata ancora più anni fa, e a come avevo deciso istantaneamente che era così, che avrei voluto fare sempre. E allora così sia, dai. E buon anno nuovo a tutti, eh. Almanacchi nuovi, lunari nuovi. 😉

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