Il leone e l’a-pecora

 

Va bene, a grande richiesta 😉 , vi dico la mia su questa intervista.
Il commento a botta calda (sìììì, l’ho vista anche io subito, appena ha iniziato a girare in rete…) è stato un semplice: e mbeh?

Si potrebbe anche finire qui, domandandosi perchè la tv pubblica italiana spende i soldi dei cittadini per interviste che non danno niente all’accertamento della verità, ma servono solo a costruire o consolidare personaggi di nessun rilievo. A proposito, Gianluigi Paragone, quanto le hai dato per l’intervista? Ce lo vuoi dire?

Dopodichè, se volete allacciare le cinture, si può pure fare un bel giro nel famoso paesereale.

Concita De Gregorio ha scritto, a metà tra il radical-chic e l’efficace, che questa intervista è un trattatello immorale in 10 punti. Io dico diversamente: è un ripasso di storia contemporanea, economia, sociologia e politica fatto, ovviamente in tv (unica fonte riconosciuta di qualunque tipo di verità…), da una donna della strada (in tutti i sensi… 😉 – permettetemi la facile battuta) soprattutto per autoconvincersi, per darsi ragione, per riconoscersi, ripetendo quelle quattro cose (sbagliate, tra l’altro, ma va beh…) che pensa di aver imparato e che invece ad andar bene ha sentito distrattamente nei dialoghi di Dallas o di qualche altra soap sui canali dell’Imperatore.

Intendiamoci: è tutto vero. è tutto giusto. L’itaglia la pensa così, confutare questa visione è una perdita di tempo, ha vinto da vent’anni, e se passerà la mano sarà per un rivolgimento epocale di cui onestamente non si avverte nessunissima traccia all’orizzonte – e in cui non c’entra più niente ormai nemmeno la misera vicenda di un omiciattolo ancora pervicacemente attaccato alla sua poltrona. Però almeno la testimonianza che a quattro stronzi queste cose van di traverso, teniamola accesa. E le cose che mi sono andate di traverso principalmente sono queste:

1. la bellezza “come dice Sgarbi” è un valore, e quindi deve essere pagato.

Già la mano corre alla pistola per la scelta dell’auctoritas a cui ti appoggi,  ma sono i due corollari ad essere clamorosi: se sei racchia te ne devi stare a casa; e soprattutto, la bellezza “come dice Sgarbi” è un valore, e quindi deve essere pagato, perchè – occhio al paragone – “è come se sei un bravo chirurgo”.

Per un attimo penso a tanti amici che hanno impiegato anni e soldi per laurearsi in medicina, e poi altri anni di tirocini non pagati e di specializzazioni, di orari assurdi… probabilmente la reperibilità notturna ce l’ha anche Terry De Nicolò – ma direi che la somiglianza finisce qua. Hai fatto proprio un paragone del cazzo, Terry: se sei un bravo chirurgo, hai lavorato per anni su te stesso, molto probabilmente sacrificando una parte significativa della tua vita. Invece “la bellezza come dice Sgarbi” prima di tutto è soggettiva (infatti tu a me non mi dici molto…) ma soprattutto è  di passaggio: oggi c’è, domani sparisce, o magari dura fino a dopodomani se ti impegni con palestra botox e silicone – che però decisamente non è come studiare Anatomia, se mai ti venisse il dubbio.

La “bellezza” nel mondo di plastica del tuo padrone e degli amici suoi è un valore solo perchè si può scambiare (con gli appalti, i seggi, i voti, i favori…). E’ questo il punto. In quel mondo i pompini che fai (eventuali, s’intende), li fai perchè qualcuno ti ha mandato a farli, e ci guardagna su di te, e tu ingoi e sei pure contenta dei quattro soldi che hai preso in cambio. Certo si può essere servi e felici di esserlo… però bisogna saperlo, perlomeno, dai.

2. l’imprenditore se non usa la donna come tangente, userà le mazzette…

La fotografia del famoso mondo imprenditoriale italiano non è così tanto sbagliata, eh. Come sempre uno ha quel che si merita, e noi ci meritiamo da decenni questa pletora di arraffoni sempre intenti a trovare nuovi modi di fottere la plebaglia più ignorante del mondo occidentale. Il fatto che la donna – merce di scambio rivendichi di essere tale, invece: questo mi fa pensare di più. Per di più, anche qui i corollari sono clamorosi, in nome della legge del mercato.

Certo se la legge del mercato equivale a vendere il culo, allora si tratta di deformazione professionale, posso capirlo. Però l’assioma che quando sei onesto non fai un grande business e rimani nel piccolo, mentre per essere grande devi rischiare… l’arresto, è fantastico.

Gli Stati Uniti, di cui questi che parlano di leggi del mercato si ingozzano, ruttandone il nome come divinità tutelare, sono il paese che ha arrestato Al Capone per evasione fiscale – perchè su quel reato hanno le leggi più serie di tutto il loro ordinamento. E sono anche il paese, per dire, in cui due adolescenti (un nerd ciccione e un mezzo hippy adottato da bambino) in un garage hanno creato un’azienda che vale di più dell’economia di interi Stati, altro che rimanere nel piccolo.

Lo so anche io, che il capitalismo ti venderebbe anche la corda con cui impiccarlo.
Ma che si impicchi lui. Io voglio restare vivo e vedere cosa succede dopo.

Tu invece, siccome maneggi cazzi di Imperatori, e per ora ti dice bene e a qualcuno sembri figa, ti senti piena di forza e potere mentre abbracci con entusiasmo e convinzione la visione che ti spinge giù.

Oh intendiamoci: a differenza tua, io non ho la verità in tasca. Fai il cazzo che ti pare. Basta che non vieni qui a insegnare come va il mondo usando tutta la tua esperienza professionale a supporto, poi fai come vuoi. Vai pure avanti, vai.

In cambio, ti potrai comprare il vestito di Prada, o gli smeraldi. Così il leone  che ti accoglierà la prossima volta sarà ancora più grosso. Il re della foresta. Anzi, l’Imperatore.

Lui, leone.
E tu, a pecora.

Oh, contenta tu.

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