QUORUM

Ieri sera, dopo venti anni, mi sono trovato a cena coi miei compagni di liceo  (stesso ristorante, stesso giorno: 12 giugno 1991/2011). Dato che questi eventi vanno celebrati, ho preparato un regalo per tutti: una raccolta di “documenti storici”, tra cui il video della cena di 20 anni fa.

Che si apre con una richiesta di dichiarazioni a un mio compagno, oggi direttore d’orchestra di livello internazionale (ieri ci ha chiamato da Londra per salutarci…). E lui ghignando e guardando in camera, dice: “beh, con la schiacciante vittoria dei SI’…”.

Era il 1991, per la prima volta l’Italia non dava retta ai toni arroganti di Craxi e al suo asse con Andreotti e Forlani, lo sbugiardava dopo una campagna fatta di incontri in casa, in biblioteca, nei circoli – incontri in cui spiegare a tutti perchè la preferenza unica era da abrogare, organizzati da associazioni, gruppi di amici, ex-tutto che spuntavano di nuovo fuori dopo anni e anni di auto-esilio… Era un primo sentore di qualcosa di diverso, che non passava dai santuari delle segreterie di partito, che attraversava la gente normale e voleva riaffermare che il potere doveva stare lì. Cuore, il settimanale di resistenza umana che in tanti leggevamo in quegli anni lì, per l’occasione uscì con la testata diversa, per sottolineare che l’invito di Craxi ad andare al mare (era il 10 giugno, venti anni fa…) era stato rispedito al mittente.

E noi che avevamo 19 anni, eravamo esaltati perchè era la prima o la seconda volta che votavamo, e vedevamo che le cose si potevano cambiare anche così – e non sembrava vero.

E infatti non era vero: perchè dopo le monetine a Craxi, abbiamo visto fallire il referendum sulla legge Mammì con la propaganda contraria fatta dalle star delle tv private (in prima fila, la santa coppia Vianello-Mondaini). E poi Formentini eletto sindaco di Milano che annunciava e distribuiva sgomberi e mazzate per tutti. E poi i fascisti che rialzavano la testa, con Fini che si candidava a sindaco di Roma, e quello là che diceva che se fosse stato romano avrebbe votato per lui – con il manifesto che titolava “il cavaliere nero”.

E poi sempre lui, quello là, che l’anno dopo annunciava la sua “discesa in campo”, sbancava le elezioni cancellando la pretenziosa ammucchiata dei progressisti, e questo paese che cominciava a scivolare nel baratro dove stiamo, ben sprofondati ancora oggi, dopo alti e bassi,  delusioni e speranze, dopo la cancellazione di qualunque idea di uno spazio pubblico (fisico o ideale) in cui incontrarsi e scontrarsi,  fino al mostruoso epilogo del sangue sulle strade di Genova. E al deserto che è arrivato dopo.

Adesso tutti stiamo a bocca aperta, a guardare gli italiani che nonostante tutto quello che abbiamo scritto e pensato per anni, hanno fatto la scelta giusta. E ci sarà da festeggiare, ovviamente. E magari perchè no, da prepararsi a tirare altre monetine.

E da pensare che la prima volta che ho sentito discorsi e preoccupazioni sull’acqua bene comune, sul contratto dell’acqua eccetera, è stato nei mesi di preparazione e nei mille dibattiti prima della mattanza di Genova. Una volta di più, ho la sensazione che quel massacro sia stato un tentativo di azzerare un cambiamento potente che sarebbe arrivato come un pugno. E che dieci anni dopo, da mille angoli diversi, sta tornando a farsi sentire.

Dopo quel referendum del 1991, abbiamo festeggiato. E poi abbiamo passato 20 anni terrificanti.

Adesso festeggiamo ancora, ma cerchiamo di stare attenti – perchè altri vent’anni così io non posso pensare di sopportarli.

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One thought on “QUORUM

  1. Ce l’abbiamo fatta. Mi si sciolgono in bocca come zucchero queste parole.
    Vorrei avere braccia lunghissime per stringere di gioia tutti quelli che insieme hanno fatto questa vittoria!

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