Cara Milena Gabanelli

…e cara redazione di Report: famo a capirse, dai.

Nella puntata del 10 aprile avete mandato in onda un servizio sulla rete e i social networks, che ha causato moltissime discussioni. Tutte sono iniziate dandovi atto di essere il miglior programma di approfondimento giornalistico sui canali tv generalisti in itaglia. Verrebbe da dire, l’unico.

E’ proprio questo il punto: quei noiosi, saccenti, precisini dei blog e dei social networks (come me) da voi non se l’aspettavano.

Fosse stato un brunovespa qualunque, lo sai che da gente così ti puoi aspettare solo spremute di luoghi comuni, terrorismo mediatico e paura spacciata a piene mani. Ma Report, cazzo no.

Dateci un occhio al filmato, e ditemi se non vi fa un effetto… strano.

L’ha fatto a tanti, questo effetto. Matteo Bordone su Wired mette a fuoco le critiche e le questioni salienti della polemica, e replica  alla risposta della Gabanelli sull’Unità, che è ancora più insoddisfacente – in sostanza: dobbiamo semplificare, abbiamo un pubblico di ignoranti.

A parte che trovo questa giustificazione insopportabile, soprattutto da parte di giornalisti di un servizio pubblico di informazione – ma comunque, proprio se è vero che si parla con gli ignoranti, perchè spaventarli facendo vedere solo rischi, problemi, furti di dati e via terrorizzando? Perchè  perdere l’occasione di far vedere quanto di buono e di grande si sta facendo con la rete? E quanto ci si potrebbe fare? Perchè buttare solo poche parole sulla disastrosa situazione italiana, a partire dal punto di vista legale e legislativo, e perder tempo a parlare dei giochini di facebook che “rubano i soldi” (?) ?

Lo riassume molto bene anche l’articolo sul tema di Luca Annunziata, pubblicato su Punto informatico, che vi invito a leggere per intero ma di cui voglio citare alcune righe che mi stanno particolarmente a cuore, anche per i lavori che faccio:

Il risultato dell’operazione di ieri, in un contesto come quello della prima serata di una rete nazionale, è stato di trasmettere inquietudine rispetto a Internet: un posto fatto di pericoli che si annidano dietro ogni angolo, che ti può costare denaro, il posto di lavoro, la tranquillità e la serenità. Per cavarsela con un paradosso, è come se si dicesse che ogni volta che si esce di casa c’è il rischio di essere investiti o derubati: è vero, è statisticamente possibile, ma è un’eventualità remota così come lo è beccarsi un virus in Rete o farsi fregare le credenziali dell’email. Se si va in giro per luoghi malfrequentati, in Rete e nel mondo, si aumentano queste probabilità: ma non c’è un rischio immediato per chi naviga, così come non c’è quando si va al supermercato a comprare il latte.

E’ finita qua? Purtroppo no.
Perchè sul sito di Report spunta una nota di Stefania Rimini, autrice del servizio.
Ed è, se possibile, ancora peggio. Vi cito anche questa:

Ci saremmo aspettati una mobilitazione del “popolo della Rete” italiano in difesa della libertà d’espressione su Internet, visto che l’Autorità garante delle comunicazioni sta ancora conducendo audizioni al riguardo e il momento giusto per farsi sentire è adesso. Invece, nessuno ha mosso un dito per digitare una mail di protesta. Ci saremmo aspettati ancora di più una mobilitazione in difesa del soldato Bradley Manning, che sta rischiando la vita accusato di tradimento, in nome della libera circolazione delle informazioni – qualsiasi informazione – in Rete. Invece no, la mobilitazione non è “salvate il soldato Manning”, ma “salvate il soldato Zuckerberg”. Potenza della Rete.

Adesso mi incazzo io.

La difesa della libertà della rete, il “popolo della rete” (ma che cazzo di definizione…) la sta facendo, da solo e senza riflettori, da anni: dalla campagna contro la registrazione giornalistica dei blog, a tutto quello che è seguìto; ve ne siete accorti? Bravi, siete tra i pochi. Adesso recuperate il tempo perduto e fate il vostro lavoro, invece di dirci cosa dovremmo fare. Zero mosche cocchiere, da queste parti. Bradley Manning poi… se non ci fosse la rete, non si saprebbe nemmeno chi è e cosa gli sta succedendo. Così come tutta la vicenda WikiLeaks dimostra, almeno, che un po’ di gente che sa usare la rete può scoprire più segreti di tutta la vostra (ottima) redazione. Dai, siate seri. Non iniziatela questa gara. Siete una tv. Siete morti in partenza.

E fatemi capire una cosa in ogni caso: voi state facendo informazione, o “vi aspettate mobilitazioni”? Perchè a questo punto il problema diventa questo. Ossia, avete fatto un programma per farci casino sopra, oppure per dar conto di un mondo e di una situazione? Cioè, non è che Stefania Rimini ha le idee un po’ confuse sul mestiere che viene pagata per fare?

Soprattutto alla luce del gran finale: in pratica se diamo contro al servizio di Report siamo dei servi del signor Facebook.

(Potenza della rete: adesso lo vedrai, quante madonne ti sei tirata sui piedi).

Perchè devi capire una cosa, Stefania Rimini che incarni (ahitè… ma te lo sei scelta tu questo ruolo) la figura della pasionaria che arriva a spiegare a tutti cosa bisogna pensare: questo qua, della rete, è l’ultimo angolo di libertà che c’è, e lo difendiamo coi denti da tutti, compresi i saputelli radical chic che ci vengono a dire cosa dovremmo farne. Parli di giochini che rubano i soldi (agli imbecilli che se li fanno rubare… – ma poi non è neanche così) e non dici una parola sul sito della tua tv (tutta roba pagata con soldi pubblici) che per trasmettere contributi video ai tempi dell’html5, compra una piattaforma Silverlight da Microsoft pagandola non voglio sapere quanto? Regola numero zero della rete, imparata ai tempi dei bbs: prima di parlare, e soprattutto di rispondere a qualcuno, assicurati di aver capito di cosa si parla, e di avere qualcosa da dire. Se no sei morto.

Potenza della rete.

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4 thoughts on “Cara Milena Gabanelli

  1. Sinceramente ho trovato esagerato il polverone sollevato attorno a questa puntata di Report. Se il taglio scelto per trattare l’argomento (o forse i troppi argomenti) come penso anche io non è stato dei migliori, le reazioni di offesa o di sacrilegio lette su molti blog e su facebook sono risultate proprio pessime.
    Quando si parla di Rete, di sicurezza, di identità e di libertà di espressione e di informazione su internet ci si muove su un terreno assai sdrucciolevole, sul quale in questo caso anche l’autrice del servizio ha fatto uno scivolone. Niente di irreparabile a mio avviso, nè che possa giustificare il filo di risentimento espresso nelle risposte degli internauti prima e degli autori del programma poi.
    Essere esigenti verso uno dei pochissimi esempi di vera informazione in tv, proporre punti di vista non considerati e portare correzioni e consigli può essere solo uno stimolo positivo per lavorare con ancora maggiore attenzione e approfondimento; fare polemica, attribuirsi reciprocamente delle colpe e attaccare per un’inchiesta mal riuscita non fa avanzare la discussione di un millimetro.
    Nè il giornalismo di Report nè il mondo della Rete sono intoccabili e infallibili. Gli articoli che hai segnalato tu già appaiono più equilibrati e professionali, ma il modo di criticare così permaloso che mi sembra stia dominando la vicenda non fa che recare danno a entrambi.

  2. Come ha scritto Bordone su Wired, la gente della rete è troppo permalosa. E’ pieno di trolls in queste caverne 🙂

    Io (che pure ci son rimasto male parecchio) ho cercato di dar spazio alle critiche che la discussione provano a portarla avanti un po’. Spero di esserci riuscito.

    Confido davvero che quelli di Report, che sono gente capace, possano riaggiustare il tiro nei prossimi passaggi. Devo dire che però la risposta dell’autrice non mi è piaciuta affatto: spero che anche su questo, si migliori.

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