non ti uccise la morte, ma due guardie bigotte…

Il verso di De Andrè è stato usato nelle sacrosante campagne per chiedere la verità sulla morte di Lorenzo Cucchi. E prima di lui ce ne sono stati altri, troppi altri. In questo blog da due lire ne ho contati quattro o cinque.
Oggi per caso ne scovo un altro. La storia di una morte del 2003. Chi muore giace, e chi vive si dà pace, dicono i proverbi – ma se tuo figlio muore a 29 anni in galera, dove deve stare per altri 4 mesi dopo aver tentato di rubare un motorino, non credo che ti possa dare pace. E infatti Maria Ciuffi, la madre di Marcello Lonzi, da anni va avanti in questa battaglia, che è la solita battaglia: le perizie, le reticenze, le minacce, le telefonate anonime, la difficoltà di indagare un corpo dello Stato…

Anche le foto sono le solite foto, e non mi piace indugiare sul sangue e i cadaveri. Però ci sono, e non voglio far finta che non ci siano.

La storia è questa: un giovane di 29 anni, che offre un caffè ad un detenuto lavorante di passaggio, e poi 10 minuti dopo muore improvvisamente e istantaneamente d’infarto: ma “cadendo” picchia contro il calorifero e si spacca costole, denti, ossa del cranio… tanto che quando arriva l’ambulanza la cella è un lago di sangue – anzi qualcuno sembra abbia già pulito… e lui è dall’altra parte della cella, con la testa sullo stipite della porta.

ssst. basta.

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