youtube è come la tv? perchè questi proprio non han mai visto altro…

Su Engadget.com, uno dei siti importanti a livello mondiale come osservatorio delle novità hardware e software, e degli annessi e connessi influssi sulla vita delle persone, esce un articolo sull’ultima bella invenzione della nostra AGCOM, passata ovviamente sotto silenzio sui grandi media in questo bel Paese, che “regolamenta” le webradio e le webtv, e già che c’è ovviamente sparge a piene mani inspiegabili vincoli, limiti e quelli che qualcuno chiamerebbe “lacci e lacciuoli” contro la rete… viene da chiedersi come è possibile che questi legislatori siano così ignoranti in materia: mai usato youTube almeno una volta per pubblicare qualcosa? Ecco, appunto: il sospetto che viene subito dopo è che non ci sono, ci fanno
Traduco qua (velocemente e male, ma tant’è…) il post, che mi sembra significativo – spero che la traduzione riporti correttamente il pensiero degli autori di Engadget, ma in ogni caso invito tutti ad andarsi a leggere l’originale e anche tutti i commenti, che dicono molto chiaramente cosa pensa il mondo di noi. Altro che paese d’o’ sole, quarta potenza mondiale, e tutte le puttanate che vi bevete ogni giorno dalla tv. Per l’ennesima volta, che vergogna:

L’Italia stabilisce che Youtube e gli altri siti di video sono come canali televisivi, sono responsabili dei contenuti

Strani cambiamenti di politiche sono in arrivo in Italia, dove l’Autorità per le Comunicazioni del Governo ha appena emesso due atti che di fatto trasformano Youtube e gli altri servizi video in canali Tv, sottoposti ad una più stretta regolazione – e ad una più stretta responsabilità sui contenuti che ospitano. Con queste nuove regole, ogni sito che eserciti anche il più piccolo controllo editoriale sul suo contenuto sarà considerato un “servizio audiovisivo”, e dovrà pagare tasse addizionali, rimuovere video entro 48h se qualcuno si lamenta e – più strano di tutto – in qualche modo evitare di trasmettere video “inadatti ai bambini” in certi orari del giorno. (No, non abbiamo idea di come possa funzionare in un sito di video online). Per rendere le cose peggiori, le nuove regole danno credito all’idea che i fornitori di servizi video siano in qualche modo direttamente responsabili per quello che i loro utenti pubblicano sul sito – anche se l’unico “controllo editoriale” che esercitano è automatico e non verificato da veri esseri umani. Ci dovremmo aspettare che queste nuove regole siano prima o poi a breve messe in discussione davanti ad un tribunale italiano, dato che di fatto rendono impossibile gestire un servizio online di video nel Paese, e sembrano essere in disaccordo con le regole dell’UE per proteggere i fornitori di servizi internet — e vedremo se Youtube resterà disponibile agli indirizzi IP italiani per molto.

Ah, e se siete preoccupati che questo tipo di pazzia possa sbarcare negli USA, dovreste calmarvi — le leggi che amate odiare sono dalla vostra parte. L’articolo 230 della Communications Decency Act e l’articolo 512 del DMCA offrono “spiaggia libera” ai fornitori di servizi internet, rendendo estremamente difficile perseguirli per le azioni dei loro utenti. Dovreste ricordare l’articolo 512, in realtà – ha avuto un ruolo centrale nell’abbattere il processo di Viacom contro Google e Youtube a giugno. Voi, il DMCA e la Communications Decency Act, a chiacchierare e guardare Youtube insieme – suona come un bel pomeriggio, no?

Ah, non so se c’entra ma magari qualcuno si ricorda che avevamo parlato anche di quest’altra storia

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