Forward! he cried from the rear…

Scrivevo qualche giorno fa nel finale del post sull’annosa questione Mondadori (…ehi, è piaciuto a WuMing1 ;)) di chi resta col culo al caldo facendosi grande della mobilitazione e dei rischi presi da altri. E dicendo che è storia vecchia d’itaglia, e che quindi va lasciata stare.

Però mi è venuta in mente un’immagine di tanti anni fa, una situazione simile in cui ho imparato una lezione, e che forse val la pena di raccontare, parlando di Armiamoci e partite, o della sua versione inglese che fa bella mostra di sè nel titolo, passando per una bellissima canzone dei Pink Floyd che me l’ha insegnata.

La prima volta che ho pestato la faccia su queste faccende è stato, nello scorso millennio alla fine del secolo 1900, quando è cominciata la prima guerra del Golfo. Ai tempi ero uno studentello di belle speranze e di gesti infiammati, e feci finire i miei anni 80 tirando in piedi in una notte con quattro telefonate, due cartelloni e un coraggio che non so dove potessi trovare, una mobilitazione da far tremare la mia città di provincia, contro l’inizio dei bombardamenti intelligenti. All’ingresso della scuola, quella mattina, c’era schierata la preside nazi-tella, con al fianco il prof di ginnastica progressista-a-parole, che provocavano ed intimidivano per farci floppare, ma non ci sono riusciti. E poi quei tre o quattro prof come si deve che ho avuto la fortuna di avere, a cui bisognerebbe fare un monumento, che arrivavano con gli occhi illuminati per quel che stavano vedendo. Mi rendo conto adesso che probabilmente, un paio di loro avevano la mia età di oggi. E  passando oltre il nostro striscione, entravano a scuola. Ma come?

Siccome quella volta era la prima, era un po’ più chiaro a tutti che l’itaglia stava per iniziare una guerra – e non era ancora mai successo da che era diventata una repubblica. E quindi ci fu un inatteso fiorire di assemblee più o meno autorizzate, di mobilitazioni, scazzi, di incontri e di discussioni fuori e dentro scuola, che ripensandoci forse hanno messo il seme per quel che è successo dopo in quel decennio, e che visto da qui oggi sembra smisurato ed incredibile. Fatto sta che a quei professori seri, bravi, disponibili e militanti, avevo chiesto conto del loro essere entrati a scuola e non venuti in corteo. E la risposta, di quelle che lasciano lì, è stata, voi fate bene a mobilitarvi, e siamo felici e soddisfatti di vedervelo fare; ma il nostro posto è dentro questa scuola retriva e ingabbiata, a raccontare anche agli altri quel che abbiamo raccontato a voi, con la speranza che anche gli altri capiscano quel che voi avete già capito.

La mia replica, dopo lunga riflessione, era stata che in questo modo stavano comportandosi come la vecchia prof di italiano e latino dell’altra sezione, una ignorante (anche del latino, ma soprattutto della vita…) che nella classe di fianco aveva fatto la sua solita lezioncina stitica, senza nemmeno vedere quel che stava succedendo.

Lo sguardo che ne era seguito, credo senza parole, era stato più che sufficiente a rassicurare tutti che il paragone non esisteva, e con lui nemmeno la correità o connivenza con quel modo di essere impermeabili agli eventi.

Credo che questa storia abbia molto a che fare con il discorso sul boicottaggio mondadori, e anche con gli Armiamoci e partite di conseguenza. Che ne dite?

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