iPad


E’ un oggetto fantastico, come ci ha abituato Apple. E seguendo via twitter (che spettacolo!!!) su engadget.com la presentazione fatta da Steve Jobs (dio mio Steve come hai accusato il colpo… forza tieni duro) c’era da entusiasmarsi per la naturalezza con cui questo attrezzo fa le cose che ormai sono diventate “domestiche” anche nel campo della tecnologia: sfogliare foto, guardare video, navigare il web, inviare e ricevere email senza più nessun legame con fili, postazioni, schermi, tastiere e tutto il resto.

Sarà che io mi ricordo bene come era il mondo quando queste attività erano la massima avanguardia e prima ancora, quando erano un sogno incredibile; sarà che, un milione di passi indietro, anche io ho condiviso la strada di Steve Jobs (e di Woz!) verso una tecnologia che si metta al servizio delle arti liberali (Jobs le ha chiamate proprio così, come in un trattato del 1200!) — sarà soprattutto che sono un rompicoglioni, ma dopo averci dormito sopra, al saldo di tutti i meriti di questo attrezzo, mi vengono più chiari in mente due grossi dubbi.

Primo: per quanto abbiamo visto, nel 2010, questo attrezzo fa una cosa sola alla volta. Zero multitasking, almeno nella presentazione – che però mi è sembrata abbastanza esaustiva. E questo è un passo indietro – o meglio un limite dell’architettura iPhone: a voler fare le cose a prova di imbecille, gli intelligenti ci perdono, si sa (è  il paradigma dell’itaglia di oggi). E io già mi vedo schiere di imbecilli lampadati e strafirmati che si guardano il GrandeFratello nell’iPad connesso in 3G, oppure si scambiano salaci commenti su facebook sull’ultimo video imbecille (in hd ovviamente) girato su youTube, mentre vanno in metropolitana in centro per l’aperitivo. E va bene, eh. Tecnologia alle masse – ci mancherebbe. E’ che ‘ste masse però anche con la tecnologia, sempre (più) massificate restano. E questo è un sogno dei tempi che furono, infranto in modo evidente.
E va beh, mica è l’unico…

Secondo: dove sta il software? Qui ci sono solo applicazioni dall’AppStore, e nell’AppStore ci entra solo quello che vuole Apple. Che ci guadagna, ovviamente – ed è questo il motore dell’operazione, credo. Certo hanno mostrato iWork, alcune basilari applicazioni da professionista on the move (che spesso coincide coi tizi di cui sopra), ma con tutta la geometrica potenza di questa tavoletta, io mi aspettavo, come diceva Jobs, una via di mezzo tra iPhone e Mac per davvero, ossia applicazioni AppStore, ma anche software da scaricare e installare. Compreso magari il software libero, soprattutto per poter guardare/ascoltare media liberi in formati liberi. Su questo, la FSF già protestava all’ingresso dell’evento di presentazione. Staremo a vedere, certo. Più che con loro, io sono d’accordo con mr. Arduino Massimo Banzi: questo è uno strumento di consumo di media elettronici, e stop. Siamo ancora (e soltanto!) in linea con iPod e iPhone: poco o niente spazio per la produzione di contenuti, per la loro condivisione (qui i contenuti sembrano entrare soltanto tramite AppStore e iTunesStore…) e insomma per il supporto alla creatività umana… che pure è sempre stato il plus di Apple. Non mi piace molto come direzione di sviluppo – e si sa che Apple è sempre stata soprattutto brava a capire da che parte portare il mercato dell’elettronica. Non so se sperare che si sbaglino, o accettare fin d’ora di ingoiare questo rospo e trovarmi tra 10 anni i computer trasformati definitivamente in belle televisioni con programmi pay-per-view, che poi fanno anche qualcosina di più.Ma solo quello che consente la corporation di turno.

Tutte le altre menate che già affollano la rete (ma non ha la foto/videocamera! ma fa anche telefonate-voce o solo connessioni dati? ecc ecc) sinceramente mi fanno ridere: per queste cose c’è già l’iPhone, e direi che le fa egregiamente insieme a molte altre. E naturalmente essendo Apple questo attrezzo è un gioiello di progettazione e di realizzazione tecnica: sono state annunciate 10 ore di autonomia energetica, basso impatto ambientale nei materiali, uno schermo (touch!) brillantissimo e con ottima definizione,  il re-design di alcuni aspetti dell’iPhoneOS per sfruttare meglio lo schermo più grande (maggior uso di menu contestuali e addirittura tastiere touch contestuali, alfanumeriche o solo numeriche a seconda del tipo di dati da inserire…)… su questo, come mi aspettavo, hanno lavorato ottimamente.

Credo che però la vera innovazione, passata per ora un po’ in secondo piano, sia l’introduzione di iBooks, una piattaforma per la vendita di libri elettronici in formato ePub e (se ho capito bene) compatibile anche con il Kindle di Amazon – che come ha  commentato qualcuno, visto di fianco all’iPad però sembra già una roba del 1987 😀

Preso sotto la sua ala da Apple, lo sviluppo degli e-book diventa sicuramente qualcosa su cui tenere gli occhi puntati nei prossimi anni – e da questo punto di vista iPad è davvero fatt@ apposta (ma è maschio o femmina, sto coso?). E se questo è un e-book reader di lusso, allora mi sta tutto benissimo, basta che ci mettiamo d’accordo. E cominciamo l’infinito dibattito (‘naltra volta…) sul contenuto e il contenitore, reso ancora più spinoso dal fatto che i libri sono davvero il contenitore più tradizionale della storia dell’umanità, ed è un po’ l’ultima frontiera della digitalizzazione, questa che si sta attaccando.

Ah, per finire, visto che ieri folle di moralisti si stracciavano le vesti nei commenti su Repubblica.it che ha messo la presentazione dell’iPad come notizia di apertura, lamentandosi che ci sono cose più importanti al mondo, fatemelo dire: certo, ci sono cose più importanti. Ma è (soprattutto) grazie alle innovazioni di Apple che tutti voi ora state qui sul web a fare i moralisti on-line. Dunque l’attenzione a quello che produce Apple is a must, se volete avere una mezza idea di come sarà il mondo domani.

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2 thoughts on “iPad

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