Questi cazzo di anni Zero.

Non ce la facevo più, a tenermi il disgusto. E allora ho riaperto la bottega, qui, almeno per far sapere a qualche passante curioso che non a tutti va tutto bene così.
Ricominciamo a parlare, e a parlare a canzoni. Poi vediamo.

Gli anni Zero sono finiti da nemmeno quindici giorni. Per non smentirsi, sul finale ci hanno pure regalato un bel revival di un altro bel decennio, gli 80 dello scorso millennio. Bella merda.
Ieri ero in libreria e mi sono accorto che il corpo in automatico stava a tempo con la canzone che c’era in sottofondo – sai quando certe cose vanno in automatico. Solo che era Self Control di Raf, e non ero preparato a sprofondare di nuovo alle medie, in un corridoio-tunnel piastrellato a soffitto sempre più basso, senza speranze, che sono stati quegli anni.

Allora come dice la canzone, che cosa racconteremo di questi cazzo di anni Zero?
Mi toglie il fiato soprattutto il senso di colpa di non star facendo rumore, di non avere modo di fare rumore.

Adriano Sofri dagli arresti domiciliari fa cover di una delle poesie più serie mai scritte, gli itagliani accolgono il loro sultano inginocchiati davanti alla merce nel centro commerciale di fianco a casa, questo paese fa sempre più pena e sempre più si impettisce come il pelatone, dichiarandosi invece una grande nazione civile, mentre dà gli ultimi ritocchi al suo apartheid, davanti agli agli occhi di tutti.
E nessuno dice un cazzo.

C’è giusto un rumore di fondo, almeno per adesso ancora tollerato, di tutti i bisbiglianti nella rete, come me, che credono di potersi mettere la coscienza a posto scrivendo dieci righe di rivolta. E allora almeno quelle scriviamole.

In itaglia c’è l’apartheid. Un giocatore di calcio della nazionale under 21, siccome è di origine africana e quindi è nero, ogni volta che gioca si sente gridare (e si vede buttare addosso) di tutto.
Però se si azzarda a rispondere, è immaturo, è fazioso, insomma è colpa sua. Perchè è normale, no – uno paga il biglietto dello stadio e quindi poi fa il cazzo che vuole, può essere razzista, può essere anche apertamente nazista e applaudire al giocatore Di Canio che fa il saluto romano (lui non è immaturo, di lui i giornali hanno già smesso di parlare…) – e  voi non vi azzardate a fare la predica a un mondo che non capite.

Sarà.

In itaglia c’è l’apartheid. Si vede a occhio nudo a Rosarno, dove da venti anni centinaia di africani arrivano abusivamente e abusivamente (soprav-)vivono in fabbriche dismesse e catapecchie occupate, per farsi sfruttare dai produttori di frutta e verdura nelle raccolte, a cottimo oppure ad un euro all’ora. Non so se c’entri la mafia locale, più facilmente c’entrano solo e sempre gli illuminati imprenditori itagliani, a cui frega solo di far soldi facili, anche usando lo schiavismo – ma che schiavismo, è un’opportunità che diamo a questa povera gente!
La mafia locale c’entra invece perchè come ogni mafia, che ha il vero controllo di questo paese, diffonde questo modo da pagliacci impettiti, sempre lui – che necessita per forza di qulcuno che da sotto ti faccia sentire sopra. E allora dai, vai a sparare ai negri, qui come in Campania mesi fa.  E se questi per una volta si ribellano, ovviamente è colpa loro. Che non sono stati zitti a farsi schiavizzare e pure sparare addosso da un paese di sottomessi (quantomeno) e di schiavisti – almeno per una sua parte. E il paladino della secessiun, e della lotta ai terun, cioè il ministro Maroni, arriva adesso a sgomberare e deportare, denunciando che da troppi anni a Rosarno la legalità non viene rispettata. Per quanti anni in tutto ha fatto il ministro degli interni, Maroni?

In itaglia c’è l’apartheid perchè il cristianesimo cattolico è definitivamente diventato solo una liturgia identitaria, come nel miglior clericofascismo, in cui non contano i contenuti ma solo il contenitore – che anzi è stato accuratamente svuotato del messaggio sovversivo che pure ha portato – e che non è, come dicono i manifesti dei ciellini, “lo scandalo del cristo” ed altre incomprensibili frasi del genere, ma semplicemente l’accoglienza, l’uguaglianza, il rispetto per gli ultimi.

In itaglia c’è l’apartheid perchè la ministra Gelmini introduce incomprensibili tetti al numero degli studenti “stranieri” nelle classi – incomprensibili perchè non ha il coraggio di definire chi sono gli stranieri: anche gli emigrati di seconda generazione, nati in italia, cittadini italiani (sì, ma solo a 18 anni compiuti…) e integrati dalla nascita in questo paese? o solo quelli nuovi che arrivano senza sapere l’italiano e rallentano il programma didattico? Mediamente, un bambino ben seguìto alle elementari impara l’italiano in 3 mesi. E allora gli italianissimi, che rallentano il programma allo stesso modo per la loro ignoranza della stessa loro lingua, o magari per problemi, deficit, handicap? Piano, piano, prima le leggi razziali e la pulizia etnica – si sa che dopo viene il turno di handicappati, omosessuali, oppositori politici…

In tutto questo ci ridono in faccia, il ministro Castelli (ma è ancora ministro? e di cosa?!) come gli hanno insegnato i suoi capi fa lo splendido in tv con una precaria della scuola che denuncia la sua condizione, e lo sfascio della scuola pubblica – per altro sfasciata anche da eserciti di incapaci e perditempo parcheggiati dentro la scuola per comodità di tutti – in un bel paese di tv e di chiacchiere dove la realtà colpisce come un pugno in faccia. E il bel ministro con i suoi apologhi dell’operosità brianzola è perfetto, una perfetta dose di realtà virtuale in vena per andare avanti ancora qualche giorno.

Per la verità, la frase esatta della canzone, che forse avrete sentito nel frattempo, è questa:
che cosa racconteremo ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni Zero?

La domanda picchia in testa, e non si ferma.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...