Chi fa le rivoluzioni

Vedo in giro, soprattutto in giri di sinistra estrema / estremista, una analisi del movimento in corso in Iran che mi stimola a riflettere.

La tesi, in sostanza, è che dietro ai rivoltosi  iraniani, come dietro agli “arancioni” ucraini ecc, ci siano le potenze occidentali (USA e Uk, per farla breve…) che non sapendo più come fare, tentano anche questa carta per togliersi Ahmadinejad dalle palle e riportare l’Iran (e il suo petrolio…) nella loro sfera d’influenza.

Non è una interpretazione da buttare, ma bisogna capirsi bene su quel “dietro”. Ossia, che dietro ai leader politici (come Moussavi) o nei loro dintorni ci possa essere qualche “potenza occidentale”, è anche possibile;  dopodichè il realismo (che dovrebbe essere una dote di ogni rivoluzionario, mi dicevano…) vorrebbe che uno si attacchi al carro che ha sottomano, per poi casomai lasciarlo indietro e andare più spedito. E penso che questo stiano facendo i giovani iraniani. Che ne hanno comprensibilmente le palle strapiene.

Noto però a margine che questo approccio, usato sempre in Iran per togliersi dalle palle lo Scià nel 1979, ha regalato ai rivoluzionari un bel trentanni di dittatura teo-nazista degli ayatollah, il carro a cui si erano attaccati tutti e che li ha tirati sotto andando avanti per la sua strada. Forse quindi non funziona così bene.

In realtà comunque la domanda che viene a me è facile facile: qual è l’alternativa?

Ossia si devono tenere Ahmadinejad e Kathami, che magari sono veri kompagni antimperialisti dato che tengono testa agli Usa, ma hanno trasformato il paese in una caserma dove non auguro a nessuno, neanche ai vetero-tutto di cui sopra, di trovarsi a vivere?

Oppure è il caso di sostenere un movimento che tenta di cambiare lo stato di cose presenti (sì, sì, è una citazione…) anche se va dietro a personaggi (come Moussavi) che non danno nessuna garanzia di cambiamento reale?

Non è che forse è il caso di fregarsene dei leader e dei loro inciuci con le potenze, e di pensare alla gente per strada? Sono ragazzi (e molte, moltissime ragazze) che cercano, con i loro cartelli in inglese, con i tweets continui, con i blog che cercano di scampare alla censura, un contatto e una sponda proprio in quelle potenze occidentali che sarebbero burattinai della protesta. In noi, vuol dire.

I vetero-tutto contestano: sono una elite cittadina di studenti e borghesi istruiti, il popolo sta con Ahmadinejad o comunque non con loro.

Qui è la chiave della mia inquietudine.
“il popolo”.

Il popolo in Italia vota la Lega e Berlusconi. Il popolo, probabilmente, in Iran sta davvero con gli ayatollah. E’ una elite di giovani istruiti, con accesso a internet, con la possibilità di confrontarsi con altri paesi del mondo, che ha gli strumenti e gli elementi per rivendicare un cambiamento.

Servire il popolo (se mai è stato diverso) oggi temo sia una approccio terribilmente conservatore.

Far parte di una moltitudine di individui che consapevolmente si raccoglie intorno ad una causa, ad un movimento, è una cosa che preferisco.

Mi sbaglio io, o c’è da rifare un bel po’ di discorsi sulle rivoluzioni, e aggiornarli all’anno 2009?

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