You know, I’m bad – I’m bad…

Ok un personaggio icona del suo tempo, Michael Jackson.
L’unificazione della musica “black” con le altre, fino ad arrivare ad una sola hit-parade.
Il corpo, il ballo che irrompe in un business musicale dominato da chitarristi segaioli e predicatori pali-in-culo.

Ok la chirurgia plastica compulsiva, come in Brazil.
Una scimmietta ammaestrata in un business così tanto più grande di lui, da aver paura di pensare al suo equilibrio (?) mentale, in questa sproporzione. E poi la bellezza di aver (quasi) unificato le produzioni pop mondiali: adesso, la stessa munnezza per tutti, e state contenti.

Dimenticavo: schiarirsi la pelle da nera a… morta, una cosa che sulla gente di colore ha avuto un impatto devastante, molto più di quel che riusciamo a capire noialtri bianchetti.

Eppure.

Il video di Thriller, su DJ Television (credo…) un pomeriggio di seconda media, con la tele del salotto accesa dopo pranzo. Ipnotizzato.
Beat it
,  Quincy Jones e Van Halen.
Il suo concerto allo stadio della mia città, uno dei primi così grossi.
Il primo compact disc entrato in casa mia, regalato a mia sorella, il  disco Bad.

Ma se lo guardi, se lo ascolti, si scioglie in mano.
Copertina in pelle nera e chiodo? Video (girato da Scorsese…) in un sotterraneo malfamato? Ritornello “you know I’m baaaad – I’m baaad” con quella vocina?

Sarà che in quegli anni ho cominciato ad ascoltare Shabba Ranks – ma voi come cazzo avete fatto a crederci, a Jacko? Si sentiva l’odore di plastica già dai tempi dei tempi.

…who’s bad?

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