inneggiare all’uomo che tiene il volante…?

Tra ieri sera e oggi, a orari diversissimi, su due radio completamente diverse, mi è capitato di sentire due diversi omaggi al futurismo e al suo inventore Marinetti, del cui Manifesto si celebra giusto oggi il centenario di pubblicazione su Le Figaro – perchè quando era uscito in Italia, prima, non se ne era accorto nessuno.

Si tratta di roba da maneggiare con cura, ma invece nessuno ci bada, ovviamente.


Va bene che Marinetti è figlio del suo tempo e nauseato dall’immobilismo perbenista della borghesia cattolica bigotta e retriva che guidava l’Itaglia all’inizio del 900: deve essere una roba che succede ad ogni inizio di secolo nuovo… Va bene anche che la ribellione, la distruzione dei cànoni consolidati è un comportamento punk sempre apprezzabile: del resto mica l’ha inventato Marinetti, ma i poeti francesi di venti e passa anni prima di lui, con il loro intento di épater les bourgeis...

Va bene anche che in un bellissimo esame universitario avevo studiato un carteggio tra Gramsci e Trotskij proprio sul futurismo, guardato da entrambi con interesse proprio per il suo potenziale rivoluzionario e incendiario – ma in effetti parlavano del futurismo di Torino, la città-fabbrica, roba un po’ diversa da quello di Milano, che poi è arrivato (in marcia…) anche a Roma.

Questi hanno dato il linguaggio, la visione, l’orizzonte ideale a Mussolini e ai suoi compari – e nessuno lo accenna anche minimamente. Questa roba da maneggiare con cura, altamente infiammabile, ha almeno contribuito a scatenare la peggiore pagina della storia di questo paese. Sarà che il fascismo ha rubato senza troppo ricompensare – e in effetti Marinetti poteva pure finire meglio, almeno con la fama e le donne di quell’insopportabile trombone di D’Annunzio – ma in ogni caso…

Leggendo i loro fogli, i loro proclami ci guardiamo allo specchio e vediamo l’Itaglia di oggi, gonfia di boria ed arroganza, ciecamente confidente sul qui e sull’adesso, perchè di tutto il resto non sa un cazzo, e se ne vanta. Che bello spettacolo.

E che bellezza sentir leggere i comunicati stampa delle mostre e delle celebrazioni, senza che nessuno mai provi a pensare, a riflettere un attimo sulle parole di questi. Le peggiori, le più famose si sanno quasi a memoria: la guerra sola igiene del mondo, il gesto distruttore e munnezza simile. Ma quella che mi colpisce in faccia in questo momento è: inneggiare all’uomo che tiene il volante.

E’ abbastanza ovvio, a cosa sto pensando?

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